SIETE TUTTI INVITATI
venerdì 27 settembre 2013
domenica 8 settembre 2013
Mai più guerra. Il mondo ha bisogno di pace.
venerdì 6 settembre 2013
Viaggiando. Parigi, museo d’Orsay: Notte stellata sul Rodano
![]() |
Notte stellata sul Rodano, 1888
Appena si entra nella sala di Vincent Van Gogh, del Museo d’Orsay, si viene subito investiti da una luce accecante. Il quadro Notte stellata sul Rodano di Van Gogh domina l’ambiente per la luminosità e per la potenza della pennellata. Il gioco delle luci e dei riflessi ammalia e inchioda lo spettatore. Era una sera di fine settembre, intorno alle 22.30, Van Gogh era sulla riva del Rodano, nei pressi di Arles, una cittadina francese. Verso nord, si stagliava l’Orsa Maggiore che egli raffigurò sulla tela. A fatica arrivo vicino al quadro, intralciata dai tanti che sgomitano per avvicinarsi sempre di più. Dove mi colloco? Sono in basso a destra tra le due figure d’amanti, e confusa dalla perfezione che ammiro, cerco nei riflessi del Rodano il mistero di quest’opera così affascinante da togliere il respiro e mi perdo nell’azzurro infinito che si coniuga con l’oro in una sacralità che intralcia e intriga la mia mente.
Anna Lanzetta
sabato 31 agosto 2013
Viaggiando. Parigi: Il cimitero di Père-Lachaise
mercoledì 10 luglio 2013
Università degli Studi di Pisa
Facoltà di Scienze Politiche
Master di II livello
Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione
Teatro e Formazione
Studio per la stesura di un progetto teatrale tratto da
-I pezzi mancanti-
Di Salvo Palazzolo
Candidato
Esposito Giovanni
Recensione al testo
Teatro e formazione
Ci si chiede sempre più spesso come raccontare la storia, la storia di tristi vicende di mafia che hanno macchiato la nostra società. Il nostro dovere è quello di diffondere con ogni mezzo la realtà di queste vicende, di cui siamo stati testimoni perché diventino strumenti per capire, confrontarsi e reagire.
È attraverso il teatro, come la lettura di questo lavoro dimostra, che Giovanni mira al racconto che dalla verità letta e documentata arriva a una messa in scena che parte dalla vita per rappresentare la vita.
Il lavoro di Giovanni si svolge in due tempi: indagine di conoscenza e rappresentazione drammaturgica per parlare di “mafia” di orrore, di dolore e di vittime di cui spesso restano ignoti i carnefici. Vecchia di tempo e di memoria, la “mafia” è una piaga sociale che si espande a dismisura e per combatterla bisogna conoscerla. Da questo presupposto parte Giovanni, e consapevole che solo la partecipazione, la condivisione e la corresponsabilità possono formare, contro il silenzio e l’indifferenza, una forza coesa per lottare contro la mafia, costruisce sulla base delle proprie conoscenze questo progetto teatrale, certo che il linguaggio teatrale arriva con immediatezza ed è capace di smuovere le sensibilità specialmente dei giovani.
Nel suo lavoro, egli parte da un dato tangibile di storia reale: la strage di via d’Amelio, del 19 luglio 1992, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Fa proprio il patrimonio di conoscenze acquisite durante le lezioni seguite all’Università di Pisa che lo hanno messo a contatto con la terribile realtà della mafia che tuttavia già maturava in lui, da quando il cinema con il film di Marco Risi Mery per sempre, lo aveva posto di fronte al problema come egli stesso narra nella prima parte del lavoro e dà vita a un progetto da rappresentare. L’ampia esperienza, maturata nell’ambito della cooperativa sociale “Macramè” che lavora essenzialmente sul disagio giovanile e con “Libera” che lo ha proiettato in una diversa dimensione del vivere sociale dove prioritario e urgente è il diffondere la conoscenza di quelle vicende che logorano la società, la indeboliscono e che sono fuorvianti per i giovani, ha condotto Giovanni a impegnarsi per rendere concreto il proprio contributo e portarlo nelle scuole dove la legalità interagendo con altre discipline, orienta i giovani verso la conoscenza, come l’impegno morale detta, di quelle problematiche che per troppo tempo sono state misconosciute o disattese. Giovanni indica con questo lavoro le diverse fasi attraverso le quali, partendo dalla propria esperienza formativa, la concretizza attraverso lo strumento a lui più congeniale: il teatro. Sapendo, in veste di regista e di attore praticante, che il linguaggio teatrale è quello più immediato e fruibile, dà vita nella seconda parte del suo lavoro a un progetto teatrale tratto da -I pezzi mancanti- di Salvo Palazzolo. Un testo che nasce da un’indagine giornalistica e che gli fornisce i pezzi per la composizione di un testo teatrale che partendo dai dati concreti ne indaga tutti gli aspetti per cercare una verità che troppo spesso è ignorata, elusa o impedita. I personaggi si muovono cauti sulla scena ma consapevoli e tesi alla scoperta della verità; costante è la loro attenzione versi i particolari che ci tengono in suspance, in attesa di scoprire, di sapere e il palcoscenico diventa vita stessa dove la ricerca dei personaggi, delineata attraverso un’azione misurata e un linguaggio ora semplice ora fortemente espressivo associa all’indagine speculare la propria condizione psicologica, che alla maniera pirandelliana va alla ricerca di una verità che cambia costantemente con mille situazioni e interrogativi.
Giovanni costruisce con perizia il suo progetto, senza indulgere al caso e anche se non fisicamente presente, entra al centro della scena con un’abilità di affabulatore coinvolgente tale da renderci tutti partecipi e protagonisti del suo progetto, nato inconsapevolmente in un tempo quando la sua età segnava diciassette anni e una frase, maturata nel tempo, restò scolpita nel suo cuore, scuotendone la sensibilità: “Prendi nota, sono palermitano / carta d’identità numero 50000 / lavoro: disoccupato. Un lavoro non lo trovo, ti secca? (dal film, Mery per sempre).
E l’indagine inizia.
Anna Lanzetta
sabato 15 giugno 2013
sabato 1 giugno 2013
RECENSIONE DI CLAUDIO DI SCALZO
FIRENZE NEL CUORE. MORGANA EDIZIONI, 2013.
“L’idea del Bello non dee certamente confondersi con quella del Buono e dell’Utile; ma elle sono però come tre diversi aspetti di una cosa sola.” Dal manuale Tipografico, Parma, 1818.
Questo libro è l’incontro di un valente editore, erede della tradizione del Bello in materia di libri, Alessandra Borsetti Venier - non a caso d’origini venete, che ben ha presente, nel presente dei suoi libri in catalogo, quanto scriveva Giambattista Bodoni riportato in esergo - con una docente che ha dedicato la sua vita alla divulgazione delle materie umanistiche, base, come direbbe De Sanctis di ogni identità morale e politica nazionale. Anna Lanzetta è riuscita però dove altri per eccesso di intellettualismo o di semplificazione non sono riusciti, e cioè ad inventare una guida di Firenze che è anche narrazione: dove l’aneddoto si unisce alle teorie rinascimentali, dove le singole biografie degli artisti incontrano la somma di vite non illustri che determinano, come popolo fiorentino, le svolte, le catastrofi e le rinascite. Avverto il lontano magistero dello scrittore, diventato sindaco di Firenze, Piero Bargellini; che sapeva, nei suoi libri, così come alla radio raccontare la sua città in modo coinvolgente. E memorabile. Il volume con illustrazioni a colori e in bianco e nero numerose, sempre in equilibrio con il testo, in un dialogo di reciprochi arricchimenti - e qui s’avverte la mano dell’editore-artista - sospinge il lettore-viaggiatore nel Centro storico di Firenze per vie e piazze e sia dalla semplice dimenticata lapide sia dal monumento rinascimentale evocante classicità riprodotto milioni di volte sui media, vengono “narrazioni”, nuove ambedue, e informazioni che modellano, riprendendo il titolo del libro-guida, il Cuore nell’incontro con la città più bella al mondo. Ecco, questa guida-racconto di Anna Lanzetta è proprio un battito cardiaco per l’oggi - tanto segnato da finanza e disastri capitalistici - che nella tradizione più alta italiana può suggerire – ricordando il modello foscoliano evocato in Santa Croce - un possibile approdo ad un futuro dove uomo e cultura e vita sociale produca storia ancora da custodire come virtuosa.
Claudio Di Scalzo
Artista, poeta e scrittore, Claudio di Scalzo si distingue in tutte le attività artistico-letterarie che predilige e che coltiva con passione.
Ha diretto con perizia, lungimiranza e creatività la rivista Tellusfolio, alla quale ho collaborato, ed oggi dirige con la stessa abilità il blog:
Tellusfoglio-Arte Pensosità Letteratura: http//claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.it/
e L’Olandese volante: www.olandesevolante.com.
Iscriviti a:
Post (Atom)