venerdì 23 giugno 2017

Napoli. Il Rione Sanità


 Palazzo Spagnuolo
 
Visitare una città vuol dire entrare nelle sue viscere e sentirne palpitare il cuore. Sono sempre i luoghi meno noti a identificare una città e a metterne a nudo il folklore, la storia e in particolare le credenze. Se Napoli è conosciuta per le sue bellezze impareggiabili, è nei suoi luoghi  più riposti che se ne colgono le pulsioni, quelle più ancestrali, più autentiche, più vere, ed è nel Rione Sanità che si sente pulsare il cuore della città, un angolo poco visitato ma che  trasmette la propria identità con un susseguirsi di emozioni. Vivacità e confusione, degrado e abbandono  si mescolano a un passato di storia e  catturano il visitatore, ponendolo di fronte a una realtà  diversa ma non meno interessante dei luoghi più rinomati.
        

Rione Sanità

Il rione Sanità, cosìddetto perché salubre, sorse  alla fine del XVI secolo in un vallone utilizzato già all’epoca greco-romana come luogo di sepoltura. Corrisponde a un’area ubicata a nord della città,  che si estende dal Borgo dei Vergini fino alle falde della collina di Capodimonte, a pochi passi dal centro, in un luogo un tempo al di fuori delle mura che delimitavano la città, e  collegato ad esso  da Porta San Gennaro, santo ricordato  dall’affresco.
Per chi proviene da via Foria, la prima zona che si incontra prima di giungere nella Sanità vera e propria è il borgo dei Vergini, detto anche borgo barocco per lo stile predominante nelle sue architetture. I Vergini rappresentano il primo tratto del lungo vallone che scorre tra le alture della Stella, dei Miracoli, di Capodimonte e di Materdei. Il nome indicava una fratria religiosa greca dedita alla temperanza ed è legato a un racconto: Ocna innamorata del giovane  Eunosto e da questi respinta,  lo accusò di violenza provocandone la morte per mano dei fratelli ma  saputa poi la verità, la ragazza si  uccise, i fratelli  furono incarcerati e il popolo innalzò un tempio in onore del giovane.
Tutto il quartiere prende il nome dal santuario della Stella, così chiamato per un’icona che raffigura la Madonna con una stella sul capo.



 Porta San Gennaro

Oltre alla bellezza delle strutture architettoniche di un barocco acceso ma nell’insieme raffinato, il luogo coinvolge per l’intensità della vita che in esso si svolge. Il mercato all’aperto è un richiamo con la ricca e varia mercanzia. L’occhio attento e curioso si sposta alacremente per seguire voci, richiami, frastuoni e fermarsi sulle specialità succulenti che accendono il gusto mentre l’orecchio si delizia al suono del dialetto o per meglio dire della lingua che trasforma ogni espressione in musica. Famosi i soprannomi,  che si leggono o si ascoltano, l’architetto Sanfelice era detto "Lievat' 'a sott'", "Togliti da sotto" per la leggerezza dei suoi progetti; poche parole ma poste ad arte, per indicare un pensiero di senso compiuto.
Inoltrarsi nel cuore del Rione Sanità è come entrare in un altro mondo, che apparentemente nulla ha da condividere con il centro  della città ma che ne rappresenta un aspetto fondamentale perché ne richiama le origini. Il luogo è cimiteriale. Ipogei ellenistici e catacombe paleocristiane come quelle di San Gennaro e di San Gaudioso  riportano indietro nel tempo e parlano del culto dei morti., della pietà e della solidarietà dei napoletani.(segue)



mercoledì 14 giugno 2017

Tra i profumi di San Remo. La Pigna

Ecco i colori e i profumi di San Remo che in tutti i luoghi inondano e inebriano.

Un luogo magico: La Pigna di San Remo
La Pigna è la zona più vecchia di San Remo ma anche la più affascinante dove pulsa il cuore di una città millenaria che non esiste più slargatasi tra strade nuove, Casinò e Palazzi signorili tra un turbinio di fiori, di profumi e di colori. 
 

Strade, stradine, viuzze, salite, discese, chiese e palazzi, un tempo signorili, contraddistinguono un ambiente ancestrale dove il silenzio diventa eco del passato e il rumore della città è lontanissimo, una barriera con il presente a ricordarci come era una volta la città arroccata con le numerose case addossate che aprendosi formano una pigna che racchiude il fascino antico di un’epoca e pagine infinite di storia.


La Pigna non si può descrivere a parole, bisogna visitarla per respirarne l’atmosfera e lasciarsi trasportare in un altro tempo impensabile accanto al frastuono dell’Ariston.

martedì 23 maggio 2017

La Biblioteca della Toscana al Salone del libro


Salone Internazionale del Libro di Torino 2017

Quest’anno la Toscana è stata la regione ospite della XXX edizione del Salone internazionale del libro di Torino in programma dal 18 al 22 maggio 2017. Tra i libri in esposizione è stata inserita  anche  una selezione di libri editi  dalla collana 
-Edizioni dell’Assemblea- . 
Ne sono felice per la diffusione della lettura e della cultura in genere.



Alla postazione della biblioteca è stata posta  in visione una selezione di venti titoli delle -Edizioni dell'Assemblea-, selezionati tra quelli di maggior interesse per un pubblico non solo toscano, e il nuovo catalogo in distribuzione gratuita che  contiene l’elenco di tutti i volumi pubblicati, a partire dai più recenti, come il mio libro  
“Armonie di un giardino toscano”  
presentato giovedì 4 maggio alle 17, in sala Gonfalone del palazzo del Pegaso (via Cavour, 4). Presenti: Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale; Maria Adele Signorini, Botanica, Università di Firenze; Ippolita Morgese, già capo delegazione del Fai Firenze, Anna Lanzetta , autrice e Leonardo Vitiello, illustratore dei racconti. Nel corso dell’incontro Giovanni Esposito ha letto  dei passi tratti dal libro.
Il nuovo  catalogo è completo di informazioni bibliografiche, brevi descrizioni dei contenuti e il codice QR per accedere direttamente al testo in formato pdf dal sito del Consiglio regionale.  

domenica 14 maggio 2017

Quando il talento diventa poesia. L'arte di Leonardo Vitiello

Storia di una lira e di un violino 


Il mio libro “Armonie di un giardino toscano” si è arricchito con le illustrazioni dei racconti di Leonardo Vitiello che lo hanno reso pregevole.
La sincronia perfetta tra la parola e l’immagine da lui creata,  riesce a rendere palpabile il contenuto stesso del racconto i cui personaggi  si umanizzano attraverso la linea, la forma, il colore ma essenzialmente con il carattere fisionomico che esalta la storia, commuove e crea un’atmosfera che trasporta il lettore oltre i limiti del giardino in cui i racconti sono ambientati.

Storia del valzer delle lucciole


Leonardo dimostra con questo lavoro di avere uno spiccato talento  e tenacia nel raggiungere i risultati poi ottenuti. Sia le illustrazioni in bianco e nero che quelle a colori mostrano la sua versatilità espressiva sia nella composizione della scena che nella scelta dei materiali impiegati.
Il lavoro, in sede di presentazione, è stato apprezzato da tutti  i presenti e dai relatori in particolare che hanno elogiato ampiamente il lavoro da lui svolto. 





Ogni illustrazione ha in sé un senso compiuto dove i personaggi esprimono situazioni, stati d’animo, felicità e dolore e mostrano appieno  le capacità operative  di Leonardo.
Se i fiori compongono il giardino in cui nasce il libro, i racconti ci trasportano in ambienti onirici, fantastici, surreali e metafisici che Leonardo ha saputo interpretare con gli strumenti della sua arte capace di dare animo ai personaggi delle storie e farci entrare nell’animo del giardino stesso, dove grazie al suo talento, tutto diventa poesia.


Storia di un serpente e di una gattina


Anna Lanzetta
Armonie di un giardino toscano
Racconti, arte, mito e fantasia
Edizioni dell’Assemblea

Il libro edito dalla Regione Toscana, è inserito nella collana Edizioni dell’Assemblea ed è scaricabile dal sito: www.consiglio.regione.toscana.it/edizioni


domenica 7 maggio 2017

Armonie di un giardino toscano. Presentazione

Al tavolo col magnifico bouquet di anthurium regalatomi da Gina


Ancora sento l’emozione che mi ha accompagnata durante la presentazione del mio libro “Armonie di un giardino toscano”. La Sala Gonfalone di Palazzo del Pegaso ha netta l’impronta dell’Istituzione, una delle più belle della sede della Regione toscana dove ad ogni angolo e giù per lo scalone si respira arte. La Sala è quasi piena, è già partito il PowerPoint con tutte le foto dei fiori ripresi da Alessio e le illustrazioni dei racconti di Leonardo. La Sala si affolla, di lì a poco arriva Leonardo felice e  stupito del luogo che ci ospita. Entra poi la relatrice Ippolita Morgese seguita  a breve distanza dalla relatrice Maria Adele Signorini. Nell’attesa, l’ansia si fa avanti. Le bocce d’acqua sono pronte e io pongo davanti al mio microfono il delizioso bouquet con un enorme anturium che mi ha regalato Gina. La sala è piena ma noi attendiamo l’entrata del Presidente Giani. 

Da sinistra: Leonardo Vitiello, Maria Adele Signorini, Eugenio Giani, Ippolita Morgese, Anna Lanzetta e Giovanni Esposito

Guardo i presenti  e i loro volti mi riportano a momenti gioiosi di amicizia, conoscenze, scuola ed exallievi. Il leggio per Giovanni è stato posto alla mia sinistra. Le immagini scorrono e già si sente un brusio di apprezzamento.  Il presidente Giani prende la parola e presenta il libro in tutte le sue accezioni con riferimenti all’arte e all’obiettivo che il libro si propone di difesa dell’ambiente. Le letture di Giovanni coinvolgono il pubblico emotivamente. Il silenzio è totale interrotto alla fine da applausi scroscianti. Le relatrici toccano i punti essenziali del libro e si diramano in approfondimenti che vanno al di là del testo. La dott.ssa Signorini, botanica, dell’Università di Firenze, si sofferma sulla parola “silenzio” sulla necessità di riscoprire il nostro rapporto con la natura e con le cose con cui da troppo tempo abbiamo perso il contatto. È bellissimo il silenzio del giardino quando si può cogliere il fruscio della foglia appena si stacca dal ramo e seguirne il volteggio fino a terra. Sembra che nella sala risuonino arte e musica mentre sovrana siede la poesia.



La dott.ssa Morgese, già Capo Delegazione del FAI di Firenze, si sofferma nel suo excursus su alcuni punti del libro e specialmente sulle storie che animano il giardino.Leonardo aggiunge una nota di giovinezza, è felice delle sue interpretazioni visive e spiega le tecniche usate. Risuona forte la voce di Giovanni e la lettura di amori tristi travolge mentre la gioia si fa strada nei lieto fine. Cerco di trattenere l’emozione ma il ricordo di mia madre appena letto, mi sovrasta e passo, prima dell’ultima lettura ai ringraziamenti. Un grazie di cuore a tutti  nel proprio impegno differenziato ma tutti concorrenti all’esito inaspettato di una presentazione di un testo che ora mi si pone agli occhi  in tutta la sua valenza.

Grazie a quanti mi hanno accompagnata in questo iter, con gesti, con parole, vicini e lontani mi hanno dato il giusto supporto, importante in queste attività ed eventi.

Ma ringrazio in primis la mia famiglia, i miei figli e mio marito che in ogni suo gesto si rivela il pernio fondamentale che mi guida, che rende possibile ogni mio interesse in una comunanza che rinsalda di giorno in giorno il nostro rapporto.
 

La fila che ho davanti è lunga, ognuno ritira il libro che consegno gratuitamente e mentre appongo la firma su ogni testo, mi sento sempre più felice e gratificata.



lunedì 1 maggio 2017

Dedicato alla "natura" e all' "ambiente"


 
Il libro Armonie di un giardino toscano Racconti, arte, mito e fantasia è un omaggio alla “natura” e all’ “ambiente”, che sono stati per me maestri di conoscenza e stimoli alla mia creatività e ai quali sono legata da un rapporto di amore, che cresciuto nel tempo, si è mutato in rispetto, amicizia e difesa.
Esso segue l’iter della mia vita, e attraverso il rapporto tra memoria, ricordi e scrittura, incrocia la bambina di ieri con l’adulta di oggi: 

La memoria è il limo dei ricordi che il tempo muta in scrittura.

Alla “natura”
amica e maestra
A coloro che amano
e difendono la natura
fonte di vita e di
sopravvivenza

  "Sono lontana dalla mia infanzia, ma mi accorgo di conservare la freschezza di un tempo dei miei pensieri e della mia fantasia. L’incanto della natura non mi abbandona e come quando ero piccola, ne resto estasiata e ancora ne percepisco integri gli insegnamenti. Sento amico fraterno l’ambiente che mi circonda mutato negli elementi ma non nel dialogo ancora vivo in me. 
Ora che la mia infanzia è lontana come età ma viva nel ricordo, mi piace raccontare l’esperienza che vissi da piccola e che ancora mi accompagna: la scoperta della natura e il mio amore per l’ambiente".
Protagonista è il mio giardino visto come habitat del mondo, per scoprire il senso dell’esistenza. I suoi cambiamenti, nelle diverse stagioni, danno vita ai miei ricordi e dagli elementi reali che lo compongono scaturisce la mia fantasia. Nascono così i racconti, che la parola nutre in un’osmosi continua col mito, con le arti e con le illustrazioni, perfette nell’interazione con la parola.  
La macchina fotografica  fissa gli elementi che lo popolano e documenta le sue trasformazioni. Ogni scatto, conseguente l’osservazione e la curiosità, ne coglie la vita nelle varie stagioni dell’anno che scandiscono il ciclo vitale dell’uomo e quello dell’universo.
Costante è il riferimento alle arti.




martedì 25 aprile 2017

Noi siamo "Resistenza"



NOI CHE CADEMMO 
 
Fummo una zolla qualunque 
al taglio del vecchio aratro 
che il nuovo trattore ferisce 
inpianto, sudore e lavoro 
Ora ascoltiamo i sospiri 
di neri e snelli cipressi 
dipinti da soffi di sole 
in chicchi di riso azzurrino 
che l’acre piovasco flagella 
Viviamo in bellezze di morte 
fra pioppi inclinati sul rio 
E siamo la gialla pannocchia 
che nutre la fame del povero 
che accende la fede nell’uomo 
Siamo promessa di pace 
che tesse tovaglie d’altare 
e bianchi lini di sposa 
per alta promessa di vita 
........................................... 
noi che cademmo a vent’anni 
nel sogno sublime dei liberi.  


Giuseppe “Pino” Bartoli  (Brisighella, 18/07/1920, 20/06/2004)

 La poesia apre i cuori e le menti perchè la storia sia sempre viva in noi e nelle future generazioni





In un grido unanime: Questa non si tocca

giovedì 13 aprile 2017

Auguri per una Pasqua di primavera


I miei più cari auguri
per una Pasqua felice,
con il profumo  di
questa  primavera
dai mille voli e
dai molteplici colori
che rubano il cuore

giovedì 6 aprile 2017

A Forlì, la bellezza di Ebe


EBE

E all’improvviso, alla fine del percorso della mostra Art Decò, gli anni ruggenti in Italia, il mio passo si è fermato, ammaliato dalla bellezza di Ebe di Antonio Canova. Per parlarne riporto  le espressioni con le quali i miei studenti la descrissero nel percorso relativo al Neoclassicismo, presente nel libro Interazioni tra Arte, Storia, Musica e Letteratura. Progetto didattico. Un percorso tematico-modulare, dal secondo Settecento al primo Ottocento. Correnti, movimenti e protagonisti.  “Quest’opera a noi è piaciuta anche se i critici non l’hanno molto apprezzata, in quanto hanno visto in essa alcuni elementi barocchi, come la nuvola sulla quale poggiano le gambe della dea.
L’opera fu commissionata a Canova da una gentildonna di Forlì, la contessa Veronica Guarini, e fu realizzata tra il 1816 e il 1817. Misura 166 cm di altezza ed è conservata a Forlì, nella Pinacoteca Comunale. Nel mito greco Ebe era la dea della giovinezza. Figlia di Giove e di Giunone, diventò sposa di Ercole, quando questi fu accolto nell’Olimpo. Ebe, ancella e coppiera degli Dei, spesso è raffigurata sui vasi greci, mentre regge una coppa nella quale ha appena versato del nettare da una brocca. Canova, per creare quest’opera, si ispirò alle immagini greche: l’ha rappresentata mentre avanza leggera ed armoniosa come una danzatrice, con le braccia semiaperte che le creano intorno un movimento rotatorio e un senso di equilibrio. Una leggera tunica, drappeggiata e svolazzante, le avvolge il bacino e le lascia il busto scoperto. L’uso del marmo mette in evidenza la leggerezza del tessuto, la morbidezza della pelle e i riccioli che sembrano naturali. Dopo aver lucidato il marmo, Canova, usò la cenere, per attenuarne il bianco, e posò un velo di minio sulle guance e sulle gote di Ebe. In contrasto con il bianco vi sono piccole parti dorate e, si dice che, per curarla nei minimi particolari, mentre la scolpiva le girasse intorno.

E fra l’altre immortali ultima venne
rugiadosa la bionda Ebe, costretti
in mille nodi fra le perle i crini,
silenziosa, e l’anfora converse:
e dell’altre la vaga opra fatale
rorò d’ambrosia; e fu quel velo eterno.
U. Foscolo Il velo delle grazie vv. 193-198

La lettura del mito ci ha fatto conoscere la storia di Ebe, Canova ce l’ha mostrata nella sua bellezza e Foscolo ci ha suggerito il colore dei capelli: così abbiamo capito come tre linguaggi interagendo riescano ad offrirci una conoscenza degli elementi più reale e completa.
Antonio Canova (1757-1822), scultore di origine veneta, fu il massimo esponente della scultura neoclassica. Giovanissimo si trasferì a Roma, dove espresse le proprie idee sulla pittura e, in particolare, sulla scultura. Per la produzione delle sue opere si ispirò all’arte greco-romana. I caratteri fondamentali della sua arte sono il naturalismo, cioè il suo modo di rappresentare l’anatomia dei corpi e l’idealizzazione, ossia la sua capacità di disporre gli elementi e di creare tra loro un giusto equilibrio. Nelle sue opere i soggetti sono rappresentati nudi, perché secondo lui la totale bellezza di un corpo umano può essere espressa solo da un corpo nudo proprio come nell’arte greca dove l’eroe era rappresentato nudo ed era protetto soltanto dalla sua virtù.
Le opere sulle quali ci siamo soffermati di più sono quelle in cui Canova ha rappresentato la bellezza femminile, perché le consideriamo più armoniose e tra queste: Ebe, Paolina Borghese e Le Grazie. Per realizzare le sue opere, l’artista utilizzò esclusivamente il marmo bianco, poiché lo riteneva più adatto ad esprimere l’idea di equilibrio e di grazia interiore.
Canova si sofferma molto sull’anatomia dei corpi, scolpendoli in tutta la loro bellezza, come abbiamo potuto notare analizzando Dedalo e Icaro”

Il progetto “Interazioni” è presente sul mio blog
 



lunedì 27 marzo 2017

Art Déco. Gli anni ruggenti in Italia

La pittrice Tamara de Lempicka, regina del Déco
Giovane donna con i guanti

Un invito all'eleganza, alla raffinatezza e alla bellezza. 
Una mostra da visitare, per goderne il gusto e la fragranza.
Forlì. Musei San Domenico
 
Gio Ponti Ciotola Emerenziana 1927 maiolica

sabato 18 marzo 2017

Oggi è il mio compleanno, e nell'avanzare degli anni sono sempre più felice dei doni della vita

L'enorme bouquet che ha impreziosito il mio compleanno mandi il suo profumo a tutti voi vicini e lontani stretti nel cuore

Parole dolci e affettuose, intrise del profumo di splendidi fiori, hanno deliziato  il mio compleanno che segna l’avanzare del mio tempo, vissuto oggi  con gioia  tra l'affetto di chi mi è vicino da oltre quarant'anni, dei figli che rendono dolce ogni attimo e con le nuore ammirevoli accanto ai  piccoli Pietro e Penelope che rendono unica la mia esistenza con il sorriso della loro innocenza. 
Grazie miei cari del vostro affetto  e della vostra premura, con l’augurio  che il prossimo anno ci trovi di  nuovo uniti in un abbraccio comune.

Intanto gustiamoci questa torta deliziosa con la candelina che ne segna 72

giovedì 16 marzo 2017

Omaggio a Dacia Maraini



 Insieme con Liliana Fusi a sinistra e Dacia Maraini

Mercoledì 15 marzo 2017, nella sala del Gonfalone in Palazzo del Pegaso a Firenze,  Dacia Maraini ha partecipato alla cerimonia in suo onore,  quale riconoscimento  per le sue doti di donna,  scrittrice, poetessa, drammaturga e saggista, ambasciatrice toscana nel mondo, come recita la targa a lei consegnata dal Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani. "Dacia Maraini è un simbolo dell'Italia della cultura, e in Toscana ha le sue radici tra Poggio Imperiale e Fiesole. E' un personaggio straordinario, da sempre impegnata nelle battaglie per la tutela del ruolo della donna e della parità, come anche nella difesa dei più deboli, in una società che sappiamo bene quanto ha bisogno di questo tipo di passione civile", ha dichiarato Giani. "Questo riconoscimento – ha aggiunto - è un omaggio dell'intera Toscana alla sua opera di artista e di donna". La scrittrice si è commossa e ha raccontato momenti della sua vita, ricordando le sue radici in Toscana, iniziando dalla sua nascita a Fiesole e ha aggiunto: "Orgogliosa, quando sono all'estero, di essere chiamata scrittrice toscana e fiorentina, perché Firenze è una pietra preziosa. In Toscana ho le mie radici, qui ho tanti ricordi d'infanzia degli anni che ho passato a Poggio Imperiale. Questo riconoscimento è un segno di appartenenza, e io credo che oggi abbiamo bisogno di appartenere e di sentirci parte di una comunità".





lunedì 13 marzo 2017

INNAMORARSI DELLA POESIA. AMARE I POETI




Sir Lawrence Alma-Tadema (Dronrijp, 1836-Wiesbaden,1912), pittore olandese.
Saffo e Alceo, 1881


Simile a un dio mi sembra quell'uomo

 
Simile a un dio mi sembra quell'uomo
che siede davanti a te, e da vicino
ti ascolta mentre tu parli
con dolcezza
e con incanto sorridi. E questo
fa sobbalzare il mio cuore nel petto.
Se appena ti vedo, sùbito non posso
più parlare:
la lingua si spezza: un fuoco
leggero sotto la pelle mi corre:
nulla vedo con gli occhi e le orecchie
mi rombano:
un sudore freddo mi pervade: un tremore
tutta mi scuote: sono più verde
dell'erba; e poco lontana mi sento
dall'essere morta.
Ma tutto si può sopportare...

Saffo, poetessa greca  vissuta tra il VII e il VI secolo a.C. Di famiglia aristocratica, nacque a Ereso, nell'isola di Lesbo attorno al 630 a.C. o al 626-623 a.C.





Abdulla Goran

Io vado, madre
 
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.
 
Io vado, madre.
 
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà,
come l’uragano, tutte le porte.
 
Io vado…madre…
 
Se non torno,
la mia anima sarà parola …
per tutti i poeti.

Abdulla Goran (Halabja, Iraq 1904-Sulaymaniyya, Iraq 1962) poeta curdo, chiamato  padre della letteratura curda moderna. Goran, infatti, ha contribuito a svincolare la poesia curda dall’influenza araba dandole una forma, un ritmo, un linguaggio e un contenuto basato essenzialmente sulla realtà e sulla cultura curde, sulla natura e sulle tradizioni folcloristiche.





Pablo Neruda

Il tuo sorriso

 
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
 
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
 
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
 
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
 
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
 
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
 
Pablo Neruda ( Parrai, 1904- Santiago del Cile, 1973 ), nome d'arte di Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basalto, poeta, diplomatico e politico cileno, considerato una delle più importanti figure della letteratura latino americana contemporanea.
 




Nazim Hikmet

In questa notte d'autunno

In questa notte d'autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini


Nâzım Hikmet-Ran (Salonicco, 1901- Mosca, 1963), poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna.