domenica 30 marzo 2014

“Firenze nel cuore” con gli studenti dell’ITC “G. Galilei”.




Lo stemma di Firenze dal 1251

29 marzo 2014. É stata un’emozione indescrivibile ritornare dopo 18 anni all’ITC “G. Galilei” .

Nella sala dove un tempo sedevo da insegnante per il Collegio docenti, ho presentato agli sudenti il mio libro “Firenze nel cuore”.

Le due ore sono trascorse in piena armonia mentre scorrevano le immagini relative al percorso da me tracciato e commentato nel libro.

Ringrazio per l’opportunità le prof.sse Antonella Taddei e Marina Longo e gli studenti per l’attenzione che mi hanno riservato.

giovedì 20 marzo 2014

mercoledì 19 marzo 2014

martedì 18 marzo 2014

I bambini dovrebbero soltanto studiare e giocare.



Chi è il bambino dei tappeti? È il titolo del testo teatrale scritto e rappresentato da Giovanni Esposito.
È la storia di Iqbal Masih, il bambino pachistano che si ribellò allo stato di schiavitù a cui sono costretti milioni di bambini senza poter mai respirare la propria infanzia.
Il testo associa alle parole immagini di bambini costretti al lavorare in stato di schiavitù, esposti a qualsiasi  ritorsione sia fisica che mentale da parte di padroni senza scrupoli che ne sfruttano il lavoro e le abilità con scarsa remunerazione, per la produzione di tappeti che rivenderanno a prezzi altissimi.
Giovanni Esposito come sempre affronta i temi sociali in cui è da tempo impegnato e con gesti e con parole ha coinvolto gli spettatori e i bambini che domenica 16 marzo, affollavano alle ore 16.30 il Teatro delle Spiagge, in Via del Pesciolino a Firenze.
Il problema dei bambini trasformati troppo spesso in -cose- da utilizzare a proprio piacimento è una vergogna per l’intera umanità. Non si può rubare l’infanzia come non si può togliere ai bambini l’aria che respiriamo e che tutti hanno il diritto di avere.
Il teatro è uno degli strumenti più efficaci per capire e imparare a non commettere più soprusi verso i bambini che sono figli ciascuno di ognuno di noi senza confini e senza colori.
Iqbal si ribella a uno stato di sfruttamento  verso il quale reagisce mettendo in gioco se stesso. Impara a leggere e a scrivere perché capisce che la cultura è l’unico strumento di difesa e vuole diventare avvocato per difendere tutti i bambini schiavi. Ma l’adulto non perdona e se a Boston lo premiano per la sua tenacia e i suoi valori, poi in altro luogo gli sparano.
Il testo è un forte invito a sapere per reagire e il teatro è l’iter più idoneo.     

sabato 15 marzo 2014

“Firenze nel cuore”. Un incontro con gli studenti del corso serale dell’istituto”B. Cellini” .


Piero di Jacopo del Massaio, Florentia, 1469

È sempre un piacere presentare un libro alle scuole ma la presentazione di “Firenze nel cuore” al corso serale dell’IIS “ B. Cellini” ha superato ogni aspettativa ed è stata particolarmente emozionante.
Invitata dalla prof.ssa Susanna Zito che ringrazio di cuore, ho introdotto il testo nella sua valenza storica e ne ho approfondito le peculiarità con una lunga lettura delle immagini poste in sincronia con le parole, facendo rivivere la città di Firenze in un rapporto costante tra passato e presente. Molte le curiosità. Sentita l’attenzione verso una città che si pensa di conoscere ma della quale troppo spesso sfugge il cuore.
Parlare di Firenze agli studenti è un privilegio e privilegiata mi sono sentita nel presentare il mio libro in un rapporto di appartenenza evocato, vissuto nella  riscoperta di luoghi e di simboli; una piena partecipazione che mi ha ridato le vesti di insegnante e di traduttrice di passioni e sentimenti verso una città che non si può non amare.
Grazie a tutti i partecipanti.

venerdì 7 marzo 2014

8 marzo. La donna non chiede di essere festeggiata ma rispettata.




Nel 2013 si contano 134 donne, vittime di una violenza cieca e assurda ma la cifra è approssimativa e tante sono coloro che non denunciano e che lacrimano nel buio. 
Ogni anno si celebra la festa della donna come se la donna dovesse vivere un solo giorno dimentichi che da sempre la donna è il punto forte della società e che merita una considerazione ben diversa.
Tutte le iniziative sono elogiabili  per parlare della violenza a cui quotidianamente le donne sono  esposte ma  i risultati non sono incoraggianti. Perché allora la violenza  non diminuisce?.
Non basta un giorno per parlare di violenza!. La società  può reagire  alla violenza  perpetrata a danno di donne di ogni età e che ci relega nel gradino  più basso della scala sociale, solo attraverso  l’educazione che  può preparare i bambini ad affrontare da grandi tale problema con la giusta  consapevolezza. Un’educazione che deve iniziare fondamentalmente in famiglia con giusti esempi e comportamenti adeguati, per espandersi poi nella scuola e nella società tutta.
Troppi esempi ci dicono che la donna è in ogni angolo e in vari modi offesa e violentata fisicamente e psicologicamente perché la violenza non è solo una lama di coltello ma è ingiuria, privazione, intimidazione, offesa. La donna non si è mai arresa e ha cominciato a reagire e a denunciare, superando paura e diffidenza, ma sta agli uomini  darle con intelligenza la sicurezza di cui necessita.  Le donne dimostrano coraggio e dignità ma sta a noi tutti acquisire coscienza di un problema che ci coinvolge e ci umilia come esseri umani.
L’8  marzo deve essere un giorno di riflessione. La donna non chiede di essere festeggiata ma rispettata per il ruolo che da sempre le compete nella società contro ogni forma di sopruso perpetrato contro di lei sia  in casa che fuori casa. L’ “uomo” deve capire che la non violenza è quel passo verso una società che vuole definirsi civile. Che si levi unanime il grido di dolore verso questa barbarie che da sempre incancrenisce l’umanità. 
Penso a questo giorno come l’occasione per riflettere  e interrogarci  in silenzio, per guardare dentro di noi e capire come sconfiggere questo mostro, per agire insieme uomini e donne perché l’”uomo” desista per sempre da comportamenti che nulla hanno di umano. Insieme si può con l’educazione in ogni contesto sociale perché i bambini ci guardano e spetta a noi non insegnargli la violenza ma il rispetto e l’amore.
Tutto è possibile se impariamo ad operare il miracolo che da troppo tempo attendiamo, il solo che può risolvere il problema: la sua grossa mano tesa verso quella piccola e forte di lei in un atto reciproco di intesa, di rispetto, di amore.
Solo allora  la mimosa potrà  inondare il mondo della sua essenza e della sua apparente fragilità. La mimosa  è simbolo della donna che apparentemente fragile,  riesce a crescere anche su terreni difficili.