giovedì 4 giugno 2020

Il magico fantastico. Fiaba e Favola




Il testo sottostante è frutto del lavoro dei ragazzi del biennio ITIS Meucci, anno 2000 all’interno del progetto “Interazioni”
La fiaba ha origine popolare ed è nata come racconto orale. L’elemento in essa predominante è il magico-fantastico. I protagonisti sono esseri umani affiancati da elementi magici: fate, orchi, streghe, maghi e folletti. La fiaba ha una struttura complessa che può variare a seconda del soggetto, degli avvenimenti e dell’ambiente rappresentati. C’era una volta…Nel libro “Le Mille e una Notte”, la bella e buona Shéhérazade racconta al re, infelice e crudele, una storia ogni notte, per salvare la vita a se stessa e alle altre fanciulle del regno, destinate a morire dopo aver trascorso una notte con lui, per soddisfare la sua vendetta contro le donne, da quando aveva scoperto il tradimento della moglie. Il re Shahriyàr, ascoltando i suoi racconti, se ne innamora e la sposa. Ispirato da questo racconto, Rimskij-Korsakov scrisse una bellissima composizione, una vera musica a programma, basata su quattro movimenti, in cui si individua la voce del terribile Sultano Shahriyàr e quella seducente di Shérérazade. “Aladdin”, ladruncolo sin da piccolo, si innamora della figlia del Sultano, e per conquistarla chiede aiuto al Genio della Lampada. I suoi piani vengono però ostacolati dal consigliere di corte, un mago cattivo di nome Jafar, che per prendersi il trono cerca di sposare la ragazza: Subito la terra tremò e la duna si trasformò nella maestosa testa della Dea Tigre dagli occhi fiammeggiantidi lì a poco si accorse di un qualcosa che la seguiva facendole ogni tanto qualche dispettuccio. Si guardò attorno un tantino spaventata e con la coda dell’occhio scorse un tappeto che si muoveva come un essere animato. Lo strano essere agitava le quattro toppe poste ai suoi angoli come fossero mani e piedi;e si arrotolava, si srotolava, strisciava, svolazzava, correva a nascondersi intimorita…adesso sei tu il mio padrone disse infine ad Aladino, esprimi tre desideri e io li esaudirò purché non si tratti di uccidere, né di resuscitare, né di far innamorare qualcuno. Due bambini di nome “Hansel e Gretel” vivevano con il padre e la matrigna in una misera casa. La matrigna, dato che erano poveri, convinse il marito ad abbandonare i piccoli nel bosco. La prima volta i bambini riuscirono a ritornare a casa, ma la seconda volta si persero e camminando, arrivarono a una casa di marzapane: Il tetto di pasta frolla, la porta di cioccolata e le finestre di zucchero filato, abitata da una vecchina con un bastone e con uno scialle che sembrava una buona persona ma che poi non si rivelò tale. La vecchia che era una strega  li catturò e li mise ad ingrassare, per mangiarseli ben paffuti. I bambini però riuscirono a scappare con un fortino pieno di soldi e attraversando un laghetto a dorso di due cigni, riuscirono a tornare a casa.



“Biancaneve” era una ragazza molto bella. Un giorno venne allontanata dal castello in cui viveva, perché la matrigna era gelosa della sua bellezza. Vagò per molto tempo e arrivò alla casa dei sette nani che l’accolsero come una regina. La matrigna, credendola morta, interpellò  il suo specchio: Specchio specchio chi è più bella di me? Oh mia regina, Biancaneve è più bella di te! La regina, infuriata, mandò una strega a consegnarle una mela. Biancaneve prese la mela ma essendo avvelenata,  morì. I sette nani la misero in una bara di cristallo e la vegliarono giorno e notte. Un giorno passò di lì un principe che con un bacio la risvegliò. “Lo Specchio Magico” narra la storia di una ragazza costretta a scappare da casa per colpa dello zio, che la importunava. Camminando, camminando, si ritrovò in un bosco dove scoprì un castello. Nel castello abitavano due cavalieri. La ragazza rimase a vivere con loro ma un giorno la matrigna, gelosa della sua bellezza, le mandò uno strega che con un capello stregato la fece cadere in un sonno profondo. I due cavalieri, credendola morta, si uccisero. Solo grazie a un bacio del figlio dello zar, la ragazza si risvegliò dal profondo sonno e si sposarono. Ma lei voleva ritornare a casa per rivedere il padre e vendicarsi dello zio, così si imbarcò, ma dato che il capitano la importunava, fu costretta a nascondersi per tornare sana e salva dal padre; una volta scesa dalla nave, raccontò tutta la sua storia a suo padre e fu fatta vendetta.


 La parola favola, deriva dal latino fabula e significa racconto parlato. Ha origini molto antiche, risalenti probabilmente alle antiche culture orientali e occidentali. A quei tempi le favole venivano tramandate oralmente di generazione in generazione e servivano da insegnamento morale. La favola rappresenta i vizi e le virtù umane attraverso il comportamento degli animali. “Il gatto con gli stivali”: Un vecchio contadino morendo lasciò la sua eredità ai suoi tre figli. Al più piccolo lasciò un gatto. Il ragazzo era disperato perché pensava che non gli sarebbe servito a molto. Il gatto sentendo quelle parole si impaurì e disse al ragazzo di procurargli un paio di stivali e un sacco.  Una volta avuti gli stivali magici e il sacco, andò in un allevamento di conigli, ne prese uno e lo donò al re. L’indomani fece la stessa cosa con delle pernici, dicendo al re che gliele mandava il conte di Carabas. Il re gli disse che voleva conoscere il conte per ringraziarlo e il gatto lo condusse dal giovane. La principessa, figlia del re, si innamorò di lui e si sposarono. Una ragazza di nome “Cenerentola” viveva poveramente con la sua matrigna e le sue sorellastre che la trattavano come una serva. Un giorno il principe organizzò un ballo per trovare moglie. Cenerentola voleva partecipare, ma la matrigna e le sorellastre gelose non glielo concessero, così, solo grazie all’aiuto della fatina “Favilla” riuscì a partecipare al ballo e dopo a sposare il principe: La bacchetta magica  trasforma la zucca in un cocchio, i “Topi” in cavalli bianchi e il “cane” in un lacchè. La “fata” che è la madrina di Cenerentola, grazie alla bacchetta riesce ad aiutarla: La fata toccò con la bacchetta la zucca che si trasformò in un cocchio dorato. Prese sette topi bianchi e li trasformò in dei bellissimi cavalli. Trasformò gli stracci in uno stupendo vestito ricamato d’oro e d’argento, e gli zoccoli in scarpette di cristallo…Correndo perse una scarpetta, tutte le ragazze del reame la provarono ma solo a Cenerentola stette”. Una bambina di nome “Cappuccetto rosso” andò dalla nonna malata a portarle un fagotto con delle cose da mangiare. Durante il cammino incontrò il lupo cattivo che le disse che sarebbe arrivato prima di lei a casa della nonna. Cappuccetto ingenua prese la strada più lunga e il lupo furbo prese la scorciatoia e così arrivò per primo. Entrò, si mangiò la nonna e travestitosi da nonna si mangiò anche Cappuccetto Rosso. Arrivò il cacciatore, uccise il lupo e fece uscire dalla sua pancia la nonna e Cappuccetto.Pollicina”: Una donna non aveva figli e voleva avere una bambina, così andò da un fata che le diede un seme. La donna lo piantò e ne nacque una bambina. La bimba però fu rapita da un rospo ma i pesci riuscirono a farla scappare e così si ritrovò davanti alla tana di un topo che la voleva  far sposare con un suo amico talpone.  La bambina riuscì a scappare sopra una rondine parlante e andò nei paesi caldi dove trovò un fiore nel quale vi era il re dei fiori, alto un pollice. I due s’innamorarono e si sposarono: Una donna si recò nel palazzo di una vecchia fata…che le diede un granellino d’orzo…la donna lo piantò. Passarono alcuni giorni e il granellino germogliò e spuntò un fiore…la donna lo baciò e i petali si schiusero…e apparve una bambina piccina. Per culla ebbe un guscio di noce, per materasso polline di fiore e per lenzuola petali di rosa. “La notte dei desideri”: Ma lospirito ogni anno doveva compiere 100 azioni cattive contro la natura. Gli animali essendosi accorti di ciò che faceva, gli inviarono per sorvegliarlo, il gatto parlante Maurice. Malospirito era indietro con le azioni cattive così sua zia Tirannia, anche lei indietro con le azioni cattive, gli propose di fare il Satanarchibugiardinfernalcolico grog di magog, che permette di esaudire un desiderio. Ma i due non riusciranno a fabbricarlo in tempo: Del malvagio è l’ora ottava. La ragione è sempre schiava:vero o falso non ha senso, crepi il senno ed il buonsenso! Sii menzogna; la sua musa! Quando nel crogiolo è fusa, ogni verità è fasulla, la realtà non è più nulla. Non c’è ordine che vale, sia morale o naturale: nell’arbitrio solamente la libertà è evidente. Non avere una coscienza, garantisce l’onnipotenza: giacchè tutto far possiamo, tutto è logico facciamo. Dunque spazzeremo via ogni cosa abbia senso: c’inchiniamo alla follia, al nonsenso e al controsenso. Incantesimo malvagio, intruglia a tuo bell’agio.




Durante l’anno scolastico, abbiamo studiato e analizzato testi di vario genere che ci hanno dato la possibilità di accrescere il nostro bagaglio culturale, di approfondire le nostre conoscere e di accrescere le nostre potenzialità.  Noi crediamo nel valore della cultura e vogliamo che in questa società, che ha saputo negli anni progredire tecnologicamente e innovativamente, si consolidi sempre più il valore educativo e formativo: Ai giorni nostri, quando la lette-ratura è prossima a smarrire il proprio indirizzo e il raccontare le novelle sta diventando un’arte dimenticata, i ragazzi sono i lettori ideali (Isaac Bashevis Singer)

sabato 16 maggio 2020

Il Fantastico tra pittura, poesia e musica

Jean Auguste Dominique Ingres Il sogno di Ossian
 
Il testo sottostante è frutto del lavoro dei ragazzi del biennio ITIS Meucci, anno 2000, all’interno del progetto “Interazioni”
Il Fantastico ha lontane origini in celebri opere letterarie: dall’epopea babilonese di Gilgamesh, alle “Mille e una notte”; dall’Odissea alle Metamorfosi di Ovidio e di Apuleio; dal ciclo della Tavola Rotonda alla leggenda del Santo Graal. È  fantastico tutto ciò che è popolato da personaggi irreali, come unicorni o centauri, che è frutto della nostra immaginazione o che  scaturisce dal nostro inconscio. Il Fantastico è nei miti, nelle leggende, nell’epica. Spesso i protagonisti sono dei o creature mostruose. I racconti più conosciuti sono l’Odissea e l’Iliade di Omero e l’Eneide di Virgilio. L’Epica è ricca di elementi fantastici e mostruosi: Scilla e Cariddi, Polifemo, Briareo, Caco, Cerbero, Chimera, Gerione e Humbaba. È  magico,  tutto ciò  che rende la narrazione più emozionante e coinvolgente: specchi delle brame, bacchette magiche, scope volanti, cappelli parlanti; mappe misteriose, elfi e folletti, quadri che si animano, pietre miracolose. Esempi di romanzi magico-fantastici sono: 'Harry Potter'di Bowling; “Il signore degli anelli” di Tolkien  e “Il cavaliere inesistente” di Calvino. Fantastico è  un qualcosa che  ci incute timore e paura, ma che  ci attrae e ci spinge a conoscerlo;un mondo popolato da mostri, spettri, demoni, fantasmi,  vampiri, dragoni, alieni, cavalieri, foreste tetre,luoghi sperduti e castelli abbandonati;  la risposta data dall’uomo ai  fenomeni che non riesce a spiegarsi razionalmente. L’uomo ha inventato storie di maghi e di folletti per potersi divertire evadendo dalla realtà e si è immaginato mostri e fantasmi per potersi spiegare il terrore, ma anche il piacere verso il buio, l’oscurità e tutto ciò che è incubo.  Il Fantastico è caratterizzato da scenari pittoreschi, evocativi e inquietanti e da una concezione della vita dominata da forze superiori e oscure; è un mondo dove succedono cose che non si realizzeranno mai nella realtà. I nostri sogni fanno parte del Fantastico. Ci creano inquietudine e disagio, perché rappresentano una realtà diversa dalla nostra. Il sogno e la fantasia intesi come forme di percezione di una realtà invisibile, rappresentano la trasgressione a tutto ciò che è razionale e una propensione all’angoscia, al terrore, all’indefinito e all’ignoto. La nostra mente a volte non può capire  i pensieri inconsci e nascosti che ciascuno di noi ha ed ha paura, perché non sa spiegarseli ma chiudendo gli occhi possiamo entrare nel regno del fantastico, dove tutto è concesso; se restiamo in silenzio possiamo percepire un’insolita sensazione che dà vita ad un meraviglioso giardino pieno di orchidee e di gelsomini, al centro del quale galoppa un cavallo bianco alato che repentino spicca un volo con un abile balzo. Quando riapriamo gli occhi non resta altro che un ricordo vano ed incompreso che potremmo rivivere solo richiudendo nuovamente le palpebre. Il fantastico dunque è  qualcosa di meraviglioso che ci incanta, ci travolge e ci spaventa. Fantastico è il regno di Ossian, l’Omero del Nord, il leggendario guerriero e bardo gaelico, figlio di Fingal.“Daura e Arindal” tratto dai poemi di Ossian parla dell’amore di Armiro e Daura e dell’odio fra lo stesso Armiro, promesso sposo alla bella Daura dal padre di lei Armino, e il suo nemico Erath. L’inganno che Erath provocherà alla povera Daura porterà alla morte sia Arindal che la giovane sposa. Ambientazioni epiche ed oniriche e descrizioni fantastiche e sublimi caratterizzano l’opera: “Oh sorgete, soffiate impetuosi,/ venti d’autunno, su la negra vetta;/ nembi, o nembi, affollatevi, crollate/ l’annose querce; tu torrente, muggi/ per la montagna, e tu passeggia, o Luna,/ per torbid’aere, e fuor tra nube e nube/ mostra pallido raggio…”. L’uomo nel suo piccolo  invoca la natura e le chiede aiuto: “O Daura , o figlia, eri tu bella, bella / come la luna sul colle di Fura, / bianca di neve e più che auretta dolce. / Forte, Arindallo, era il tuo arco, e l’asta / veloce in campo; era a vapor sull’onda / simil l’irato sguardo, e negra nube/ parea lo scudo in procelloso nembo”. Il rapporto uomo-natura è strettissimo. La bellezza della donna è rapportata alla bianca luna e la forza dell’uomo è quasi superiore ad una nube tempestosa. Poi l’atmosfera cambia totalmente, non più la bellezza e la magnificenza della natura, ma l’uomo perfido e cattivo che non perde tempo a trarre in inganno un suo simile:“Cangiò sembianze e ci comparve innanzi/ come un figlio dell’onda…/ O più vezzosa tra le donne-, ei disse/ bella figlia d’ Armin, di qua non lunge/ sporge rupe nel mar, che sopra il dorso / porta arbuscel di rosseggianti frutta./ Ivi t’attende Armiro; ed io men venni/ per condurgli il suo amor sul mare ondoso…”. Paesaggi nordici, cupi e tempestosi e apparizioni di spettri caratterizzano il brano “La guerra contro Swaran e la morte di Morna” tratto da “I canti di Ossian” dove le espressioni di amore e morte rivelano una situazione tragica: come i venti tempestosi della landa, come un raggio di sole prima della tempesta, fulmine di guerra, oscurità della battaglia, onde cupe esprimono in sinergia le emozioni  dei protagonisti. La natura si trasforma, assume aspetti cupi, e le parole rendono efficacemente l’idea del paesaggio desolato, arido e nebbioso. “I canti di Ossian” sono dunque un tipico esempio di letteratura  fantastica e ad essi s’ispirò Ingres per “Il sogno di Ossian”. Nel dipinto si trovano tutti gli elementi caratteristici dell’epica classica: la cetra, gli scudi, le armature e le spade dei guerrieri: in primo piano Ossian addormentato sulla sua cetra, sullo sfondo le figure dei guerrieri e di altri personaggi invocati dal bardo con il suono della sua cetra. Gli spiriti sono immersi in un paesaggio nordico, fantastico e nebbioso. In sogno Ossian vede il figlio Oscar (a destra con l’elmo e lo scudo), la vedova di questi, Malediva, (la figura statuaria a sinistra), l’immagine del padre Fingal, re di Morev, Starno re delle nevi (la grottesca figura al centro), le figlie che suonano l’arpa e una lunga fila di guerrieri della mitologia ossianica. Ingres rappresenta con i colori la differenza tra il sogno e la realtà: il mondo reale è esaltato da colori accesi, quali il rosso, il verde e il blu notte, mentre gli spiriti sono collocati in un ambiente indistinto, in una luce abbagliante e irreale. Alla leggendaria  immagine di Fingal, protagonista dei Canti di Ossian di J.Macpherson, s’ispirò il compositore tedesco J. L. F. Mendelssohn,  per comporre l’ouverture “La grotta di Fingal”.
 
 
William Blake Gli angeli del bene e del male

In un mondo fantastico il poeta tedesco W. Goethe ambientò la lirica “Il re degli elfi”. Gli Elfi sono creature notturne che danzano con grazia al chiaro di luna. In questa lirica rappresentano una forza misteriosa che esercita un influsso negativo sul bambino: Chi cavalca a quest’ora per la notte e il vento?/ È il padre con il suo figlioletto;/ se l’è stretto forte in braccio,/ lo regge sicuro, lo tiene al canto. “Figlio, perché hai paura e il volto ti celi?”/ “Non vedi, padre, il re degli Elfi?”/ Il re degli Elfi con la corona e lo strascico?/ “Figlio, è una lingua di nebbia, nient’altro…” “Caro bambino, su, vieni, con me!/ Vedrai i bei giochi che farò con te;/ tanti fiori diversi sulla riva ci sono;/ “Padre mio, padre mio, la promessa non senti,/ che mi sussurra il re degli Elfi?” “Stai buono, stai buono, è il vento, bambino mio,/ tra le foglie secche, con il suo fruscio.”Il re degli Elfi minaccia di portarsi via il bimbo con la forza. Preso da orrore il padre veloce cavalca,/ il bimbo che geme, stringe fra le sue braccia,/ raggiunge il palazzo con stento e con sforzo,/ nelle sue braccia il bambino era morto. Questo tema richiama il dipinto di W. Blake “Gli angeli del Bene e del male” in cui il fantastico coincide con l’irrazionale, ma ci dà anche una percezione del reale; nel dipinto, come nei versi, prevalgono gli elementi maligni che vogliono portarsi via il bambino dalle braccia del padre che galoppa su un cavallo; a capo degli elfi c’è il re che può essere paragonato all’angelo del male che appare nel quadro di Blake mentre il padre, che nell’opera di Goethe non ha nessun riscontro fantastico, si può identificare con l’angelo del bene che anche nel quadro ha in braccio un bambino. Fantastica è anche l’atmosfera con cui il pittore H.Vernet  ha rappresentato “La leggenda di Mazeppa”: giovane polacco, punito per una storia d’amore con la regina, ad essere legato nudo a un cavallo selvaggio in corsa verso la foresta. L’artista esprime molto bene  l’idea di un destino tragico, che coinvolge sia l’uomo che l’animale. Il paesaggio di questo quadro è spaventoso e irreale: una foresta scura, un selvaggio cavallo bianco illuminato dalla luce del sole che tramonta, Mazeppa nudo legato al cavallo con un drappo rosso, i lupi feroci che lo rincorrono affamati. Il paesaggio incute timore: in lontananza il sole che tramonta illumina  l’ambiente e in particolare Mazeppa e il cavallo; nella cupa e tetra foresta giace a terra  il tronco di un albero sradicato sul quale salta il cavallo con un balzo. I lupi inferociti in agguato della preda e il cavallo imbizzarrito  dimostrano che l’uomo di fronte alla natura non può fare niente tranne che  sperare che questa non si scateni.

giovedì 30 aprile 2020

Il Sublime tra musica, pittura e parole

Turner,  Bufera di neve

Il testo sottostante è frutto del lavoro dei ragazzi del biennio ITIS Meucci, anno 2000, all’interno del progetto "Interazioni"

Il concetto di Sublime ha caratterizzato in modo particolare la corrente romantica, correlato da molti artisti all’esistenza umana attraverso temi che esprimono stati d’animo coinvolgenti  come il rapporto amore-morte, nel quale si manifesta il bisogno d’amore che l’uomo sente e l’impossibilità di poterlo realizzare. La realtà e la consapevolezza di non poter mai realizzare le proprie speranze, spinge l’uomo a desiderare la morte. La risposta  all’inevitabile sorte sfavorevole è rappresentata da “I dolori del giovane Werther” di J. W. Goethe: Quando la dolce vallata alita intorno a me sui vapori e il sole alto si posa sopra l’oscurità impenetrabile della mia foresta e solo qualche raggio riesce a penetrare furtivo all’interno di questo sacrario, allora mi stendo nell’erba alta presso il ruscello (…) sento la presenza dell’Onnipotente, che ci creò a sua immagine e l’alito del Divino Amore che ci porta, ci sostiene in un aere di eterna delizia. E nella lettera del 20 dicembre, Werther rinuncerà alla vita per la perdita dell’amore di Lotte: E’ possibile che tu mi abbia chiuso il tuo cuore, a causa di quell’unico istante che ti ha legata a me per l’eternità?. Le parole esprimono sconforto e pena; Werther matura l’idea della morte: Mi affaccio alla finestra e vedo, attraverso il fluire delle nubi tempestose, qualche stella (…) oh Lotte, che cosa non mi porta il ricordo di te! Come mi sei intorno in ogni cosa!”.Battono le dodici! Così sia, dunque!-Lotte! Lotte, addio! Addio!.Vi è un’identità tra i sentimenti che prova Werther e il protagonista dell’opera di F. Schubert “Viaggio d’inverno”, dove un giovane, respinto dall’amata, compie un viaggio invernale, un tragico percorso che lo porterà verso la completa distruzione. La musica interpreta lo stato d’animo del protagonista, l’isolamento, un sentimento di emozione crescente tra andamenti silenziosi e malinconici. Si avverte un senso di estraneità, di vuoto e di disagio esistenziale, presente anche in Novalis con “Gli Inni alla Notte”. La notte misteriosa e sublime, ci consente di abolire lo spazio e il tempo e di percepire l’unità del tutto anche dell’amore e della morte. “Gli Inni” esprimono in modo sublime la morte prematura della giovanissima Sophie Kuhn, amata dal poeta: In plaghe remote mi volgo alla sacra, ineffabile, arcana notte. Lontano giace il mondo-sepolto nel baratro di una tomba-squallida e solitaria la sua dimora. Nelle corde del petto spira profonda malinconia. Il tema amore-morte, associato al concetto di Sublime, ritorna nell’opera di Donizetti “Lucia di Lammermoor”. Lo sfortunato amore che la protagonista prova per Edgardo, ostacolato dal fratello di lei Enrico, la porterà a provare terribili sensazioni di vuoto e di sgomento: la musica interpreta  i suoi stati d’animo e la sua tristezza con movimenti a volte lenti a volte più veloci. Lucia impazzisce di dolore e nel delirio crede che sia giunto il giorno delle sue nozze: Il dolce suono/ Mi colpì di sua voce!…Ah, quella voce/M’è qui nel cor discesa!/Edgardo! Io ti son resa//  -Ah, l’inno/ Suona di nozze!…Il rito/ Per noi, per noi s’appresta!… Le parole e la musica adeguatamente modulate, interpretano lo stato d’animo di Lucia e con perfetta sincronia ci conducono in una scena di pura follia, in una realtà che non si avvererà mai, per un futuro negato per sempre:Ardon gl’incensi…splendono/ Le sacre faci intorno!/Ecco il ministro!…Porgimi/La destra…Oh lieto giorno!/Alfin son tua, sei mio!/A me ti dona un Dio…/Ogni piacer più grato/Mi fia con te diviso…/Del ciel clemente un riso/ La vita a noi sarà! Note di tristezza e di malinconia presenti anche in “Norma” di Bellini per la tragica fine di Norma e Pollione. La musica, con ritmi  modulati  interpreta in convergenza l’amore che lega i due personaggi accentuando la tragedia che spinge Norma verso la morte. Una musica splendida che con un intreccio di melodie e con un susseguirsi di accordi rende perfettamente la passione, l’amore e la disperazione dei protagonisti. È un’opera piena di emozioni che fa emergere il lato più nascosto di ognuno di noi. Un tragico epilogo ci conduce verso “Cime Tempestose” di E. Brönte. Heathcliff e Cathy, innamorati  fin da piccoli, non potranno realizzare il loro amore per circostanze avverse. La morte del padre adottivo e l’odio del fratellastro trasformeranno Heathcliff in un selvaggio e lo porteranno lontano, in America. Nella nuova terra egli farà fortuna e ritornato nei luoghi dell’infanzia, comprerà la proprietà dove era vissuto da piccolo. Cathy, anche se sposata, non aveva mai smesso di amarlo e al suo ritorno si ammalerà di malinconia e morirà. Heathcliff  passerà parte dela sua vita nella brughiera, accanto alla sua Cathy e si ameranno per sempre. Il tema più  coinvolgente  è  l’amore che continua anche  dopo la morte. L’autrice  esprime il Sublime con toni molto cupi, soprattutto nelle descrizioni paesaggistiche: ci si può immaginare la violenza del vento del nord quando soffia al di sopra della siepe…un forte vento turbinava intorno alla casa e ruggiva nella gola del camino, con un urlo selvaggio e tempestosocalava prematuramente l’oscurità della notte e il cielo e le colline erano confuse in un vortice di vento e di neve fittissima, descrizione che abbiamo  rapportato al quadro di Turner “Bufera di neve”: turbini di vento e di neve, luci insolite e colori che emergono dal bianco della nevicata. Sia nel quadro che nel romanzo, è la natura che predomina sull’uomo che rimane impotente di fronte ad essa, una natura che comunica sentimenti ed emozioni. Dice Ambra: - Ero andata in biblioteca per cercare del materiale sul noto artista del romanticismo, J.M.W. Turner. Arrivata a casa, incominciai a sfogliare uno dei tanti libri che avevo preso. Leggevo, leggevo, guardavo i suoi quadri ma non suscitavano niente in me fino a quando arrivai a pagina 133, tre numeri che avrei ricordato sempre nella storia della mia vita. L’opera era intitolata Tempesta di neve. L’artista si era fatto legare per quattro ore all’albero maestro della nave Ariel dopo la sua partenza dalla città di Harwich durante una tempesta di neve, in modo tale da essere parte di un vortice di vento, neve e acqua, scatenato dalla natura. Non fu tanto il tema romantico che mi colpì quanto la poetica del Sublime che era la rappresentazione della potenza della natura. La barca, misero e piccolo oggetto costruito dall’uomo è il simbolo del suo destino; così minuscola e fragile è un nulla di fronte all’imponenza del vortice. Essa è travolta da una tempesta, colta nel suo aspetto più violento e terrificante. La rappresentazione è soggettiva e la descrizione dei fenomeni atmosferici è molto coinvolgente; tutto resta incompiuto ed indefinito al cospetto della neve e del vento che soffia sulle vele della barca. I colori puri si trasformano nella luce che domina il paesaggio, a volte più densi, a volte quasi impalpabili. I colori che definiscono il cielo vicino alla barca sono tenui, chiari e trasmettono una sensazione di calma e tranquillità, contrastata da una visione cupa, tenebrosa, terrificante e tetra della natura. La barca è il simbolo del destino di ogni essere senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione. La nostra vita, in alcuni momenti è in mano a degli eventi sovrannaturali, irreali, magici di fronte ai quali, tutto è possibile. Il colore bianco si mischia al nero, l’azzurro al grigio, il giallo al marrone, creando così una situazione molto intrigante. L’artista in quest’opera esprime al meglio le sue emozioni e il suo stato d’animo. Il turbine di neve è violento e distruttivo e il suo colore è indefinito. Gli effetti del chiaro-scuro giocano con la luce alternando le tonalità di grigio, bianco e nero. Lo sfondo abbastanza scuro sembra rappresentare l’infinito, l’inconoscibile, il nulla: la forza di un elemento superiore a noi terrestri che ci fa capire che non siamo nulla e che non possiamo niente di fronte alla natura. L’opera è originale e bizzarra. Nella natura io vedo la parte più oscura del mio subconscio simile ad una brutta giornata di vento, acqua, pioggia e grandine. Al tepore di un focolare acceso che infonde sicurezza e protezione si contrappone il disordine esterno di una forte tempesta simile alla rabbia che mi percosse per la morte di un mio amico. L’avevo perso per sempre, era uscito dalla mia vita rendendola vuota. La mia rabbia esplodeva come la natura di Turner verso la quale noi siamo spesso spietati…Chiusi il libro e pensai, pensai… avevo descritto il quadro in tutti i suoi particolari ed avevo capito che né la natura né l’uomo potranno sopportare più a lungo questa corsa verso la distruzione, ma forse per capirlo veramente ci vorrebbe un fenomeno grande e sconvolgente come quello di Turner.

giovedì 23 aprile 2020

Il Sublime in arte e poesia

 
  Turner  Regolo

Il testo sottostante è frutto del lavoro dei ragazzi del biennio ITIS Meucci, anno 2000 all’interno del progetto “Interazioni"


Ai nostri occhi, studenti del biennio, il concetto di sublime, in un preciso contesto letterario, è ancora sconosciuto ma noi abbiamo provato ad esprimerlo secondo il nostro punto di vista:- un’indescrivibile sensazione, un’eccellente sinfonia, una stupenda opera, un’eccezionale poesia,  tutto ciò che è infinito e che incute paura e timore, l’immenso, una meta lontana che l’uomo non riesce a contenere nella sua mente e che quindi teme-.
 Ugo Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis introduce il concetto Sublime con parole quali: tenebre, silenzi, tristezza, amore-morte, disperazione e solitudine: Io non so perché venni al mondo, né come, né cosa sia il mondo, né cosa io stesso mi sia. E s’io corro ad investigarlo, mi ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa. Non so cosa sia il mio corpo, i miei sensi, l’anima mia; e questa stessa parte di me che pensa ciò ch’io scrivo, e che medita sopra di tutto e sopra se stessa, non può conoscersi mai. Invano io tento di misurare con la mente questi immensi spazi dell’universo che mi circondano. Mi trovo come attaccato a un piccolo angolo di uno spazio incomprensibile, senza sapere perché sono collocato piuttosto qui che altrove; o perché questo breve tempo della mia esistenza sia assegnato piuttosto a questo momento dell’eternità, che a tutti quelli che precedevano, e che seguiranno. Io non vedo da tutte le parti altro che infinità le quali mi assorbono come un atomo. 20 marzo (1799). Il Sublime fu uno dei temi fondamentali della pittura romantica, come si può capire analizzando le opere di Friedrich, Turner e Constable.
 
-La Pittura è l arte di comporre linee e colori, forme e figure per esprimere o la propria soggettività o la realtà. Le Arti interagiscono tra loro e creano meravigliose convergenze: Si può suonare un quadro; si può dipingere una sinfonia, si può suonare o dipingere una poesia. Come un libro anche un quadro racconta e trasmette messaggi, valori, emozioni e la condizione esistenziale dell uomo. J. M. W. Turner, esprime nelle sue opere il rapporto inquietante tra ‘l uomo e la natura; una natura immensa e sconosciuta, di fronte alla quale l’ uomo può solo meditare sulla sua solitudine e sulla sua fragilità come nelle opere: Tempesta di neve e Pioggia, vapore e velocità. Egli studia gli effetti della luce sull’atmosfera, per rappresentare i suoi cieli con colori trasparenti e ci fa assumere un ruolo attivo nei suoi quadri;ci fa percepire turbinii di luci e colori, mari in tempesta, ci dà forti emozioni, ma anche sgomento e paura come nel dipinto, Regolo, dove, attraverso gli occhi di Regolo, ci mostra di Cartagine uno spettacolo sublime, che suscita dolore e timore. 
 
Diverso è il paesaggio di Friedrich; esso trasmette malinconia e la natura, colta in diversi aspetti, esprime il mutare del tempo e delle stagioni e la profonda solitudine dell uomo come  Le età della vita  dove dipinge cinque figure su un promontorio e contrappone a esse cinque navi che veleggiano sul mare. La nave più grande simboleggia la sua età avanzata e ‘l’ avvicinarsi della morte. Viandante in un mare di nebbia, rappresenta una situazione sublime in cui l’uomo contempla in un silenzio profondo la natura infinita che assume un significato quasi religioso. Il tema fondamentale di questo dipinto è il paesaggio, nel quale l’uomo svolge il ruolo di spettatore e protagonista. Il Viaggiatore, con le spalle rivolte verso lo spettatore, sembra ignorarci, ma nello stesso tempo noi ci identifichiamo in lui; insieme diventiamo parte del quadro e scrutiamo il paesaggio indistinto, assorti nei nostri pensieri, soli, per meglio contemplare e riflettere su ciò che ci circonda. .In quest’opera, Friedrich dipinge il rapporto tra la natura immensa e l’uomo finito che guarda verso l’infinito con un senso di paura e di sgomento. Nel paesaggio egli rappresenta i suoi sentimenti, la solitudine dell’uomo e la sua angoscia di fronte al mistero della natura e nella natura egli coglie il senso del Sublime, così espresso dal filosofo tedesco, I.Kant : Sublime è il senso di sgomento che l’uomo prova di fronte alla grandezza della natura sia nell’aspetto pacifico, sia ancor più, nel momento della sua terribile rappresentazione, quando ognuno di noi sente la sua piccolezza, la sua estrema fragilità, la sua finitezza
 
Friedrich  Viandante in un mare di nebbia

 Nel Viandante s’identifica l’uomo che scruta la natura in un silenzio profondo quasi mistico. I colori predominanti sono il bruno e il grigio-azzurro, che creano l’effetto della luce e dello spazio. L’opera esprime lo smarrimento dell’uomo e in sinergia, rievoca espressioni leopardiane del Canto notturno di un pastore errante dell’Asia: Dimmi, o luna: a che vale/ Al pastor la sua vita,/ La vostra vita a voi? dimmi: ove tende/ Questo vagar mio breve,/ Il tuo corso immortale?.../ Pur tu, solinga, eterna peregrina,/ Che sì pensosa sei, tu forse intendi,/ Questo viver terreno,/ Il patir nostro, il sospirar, che sia;/ Che sia questo morir, questo supremo/ Scolorar del sembiante,/ E perir dalla terra, e venir meno/Ad ogni usata, amante compagnia…./ E quando miro in cielo arder le stelle;/ Dico fra me pensando:/ A che tante facelle?/ Che fa l'aria infinita, e quel profondo/ Infinito Seren? che vuol dir questa/ Solitudine immensa? ed io che sono?/ Così meco ragiono…Versi pregni di malinconia e di smarrimento. Il pastore  simboleggia la vita di ogni singolo uomo; errante perché vaga alla ricerca della felicità o della verità. Leopardi, in un silenzio impenetrabile si pone la domanda: chi sono io? e noi come se diventassimo una cosa sola con lui, ci chiediamo: “Chi siamo, da dove veniamo, perché viviamo?…”. Poesia stupenda che noi immaginiamo riflessa in questo quadro: una tela nera con un cerchio giallo, la luna; un pastore col naso all’in sù seduto su un prato d’erba ed un recinto con le pecore; il tutto in un silenzio intoccabile.
L’infinito che nel Viandante  porta il nostro sguardo lontano, in una nebbia sottile, in una foschia che non ci consente di scorgere l’orizzonte e che ci avvolge con un senso di mistero e di misticismo trasmette sentimenti ed emozioni sublimi, espressi da Leopardi nel suo Infinito:Ma sedendo e mirando, interminati/ spazi di là da quella, e sovrumani/ silenzi e profondissima quiete/ io nel pensier mi fingo; ove per poco/ il cor non si spaura…/ Così tra questa/ immensità s’annega il pensier mio:/e il naufragar m’è dolce in questo mare.
- Quello, dice Elena, era l’unico momento in cui potevo entrare a contatto con la natura che mi circondava e soprattutto con me stessa. Mille e mille fiocchi di polline vagavano nel cielo. Mi distesi sull’erba e lasciai che ogni fogliolina mi accarezzasse il volto. Come avrei voluto immergermi fra le nuvole, riapparire e un attimo dopo scomparire nel nulla. A un fiore che se ne stava solo e in disparte, piccolo e indifeso come una piuma, sussurrai: “Non piangere, piccolo fiore. Non sei solo. Io sono con te!” Quel fiore così simile agli altri, apparve ai miei occhi stupendo e sublime…e in quel momento fui in grado di esprimere chiaramente il mio concetto di sublime: Sublime è per me un principio immenso, un qualcosa che vola più in alto di un uccello, che corre più veloce di un ghepardo, che è più impetuoso della tempesta, che è più dolce di un bacio… Sublime è una sensazione indescrivibile che occupa il cielo ma che può essere racchiuso anche in un piccolo fiore. Ero felice ma anche molto triste, perché sapevo che quell’istante non sarebbe durato a lungo. Perché avrei dovuto rinunciare ad una sensazione così bella? Perché avrei voluto possedere tra le mani una catena di rame che impedisse la fuga dei miei sogni? Ma sapevo che non si può vivere a lungo con ciò che risulta essere eterno solo ai propri occhi; con le labbra sfiorai i petali del mio fiore, il quale rimase lì perplesso a fissare la mia figura che via via svaniva.

mercoledì 15 aprile 2020

La storia in sinergia con pittura, musica e poesia

I profughi di Parga


Il testo sottostante è frutto del lavoro dei ragazzi del biennio Itis Meucci, anno 2000, all’interno del progetto Interazioni.

Si può studiare la storia con linguaggi diversi? L’arte, la letteratura e la musica possono rappresentarla e noi l’abbiamo scoperto attraverso le opere di Hayez, Berchet e Verdi. Nell’Ottocento si combatteva per la libertà e Hayez, pittore ufficiale della pittura di storia affidò ai suoi quadri la stessa funzione educativa che in letteratura era affidata al romanzo e alla poesia e in musica al Melodramma. Realizza opere il cui tema è “libertà e indipendenza”. I vespri siciliani, Pietro l’eremita predica la prima crociata e Pietro Rossi e l’inviato dei veneziani, chiamano il popolo a partecipare, lo rendono protagonista e suscitano forti emozioni nello spettatore. La teatralità è fattore importante nella costruzione scenica, non a caso Hayez era anche scenografo. L’episodio dei Vespri del 1282 che ricorda la rivolta siciliana contro i francesi, assunse nell’Ottocento un significato politico-patriottico per la lotta contro gli Austriaci. Michele Amari, nel sesto centenario della ricorrenza, scrisse Il racconto popolare del Vespro siciliano, per far rivivere agli italiani il sentimento della lotta combattuta dai siciliani contro Carlo D’Angiò e ne racconta l’episodio nei particolari: Andava in chiesa una giovane avvenente e di aspetto signorile coi parenti e col marito. Droetto, familiare del giustiziere, le si fa incontro per cercare armi, le caccia la mano in petto….A tanto oltraggio la donna stava per svenire e la sostenne il marito, mentre in un baleno un giovanotto, strappata dal fianco di Droetto la spada gliela immerse nel ventre. I presenti urlarono: ”Muoiano i francesi” e il grido, come voce di Dio, tuonò per tutta la campagna. Hayez  ne rappresenta scenograficamente il punto più importante: la donna che sviene per le molestie subite da parte di un soldato francese e Verdi musicò l’episodio. Pietro Rossi, signore di Parma deve combattere contro gli Scaligeri, Hayez lo rappresenta nel momento più drammatico, circondato dai familiari che lo implorano a rimanere mentre il messaggero lo incita a partire,  a difesa della patria. In ambedue i quadri la scelta dei colori è molto importante perché la luminosità o i toni cupi ne indicano l’atmosfera e lo stato d’animo. L’aspetto fisionomico dei personaggi ne esprime i sentimenti:disperazione, persuasione, indecisione, scontento. La pittura di storia, nella corrente romantica storico-patriottica, fu un mezzo efficace per coinvolgere il popolo: La battaglia di Legnano di A.Cassioli, La Libertà che guida il popolo di E. Delacroix, e i Profughi di Parga di Hayez ne furono una dimostrazione. Quest’ultima opera  coinvolge profondamente in convergenza con il Nabucco di Verdi. I Pargalioti sono costretti ad abbandonare la loro patria per l’arrivo dei Turchi guidati da Alì così come gli Ebrei erano stati privati della Patria e della libertà. Per questo dipinto Hayez si documentò sui costumi e la fisionomia degli abitanti greci di Parga (il capofamiglia in costume greco e il pope con la tonaca nera lo dimostrano) e certamente una delle sue fonti fu il poemetto I profughi di Parga di Berchet: «Chi è quel Greco che guarda e sospira,/Là seduto nel basso del lido?/Par che fissi rimpetto a Corcira/Qualche terra lontana nel mar./Chi è la donna che mette uno strido/ In vederlo una rôcca additar? Le vele posizionate sulla destra, indicano la direzione del mare presa dai profughi. Il fumo dei cadaveri bruciati prima di partire crea dolore e commozione. Ma  la luce verso la quale si rivolgono tutti gli sguardi è simbolo di speranza così come il bimbo in fasce. La disperazione per l’abbandono, richiama il coro di Verdi: Dal Giordano le rive saluta /di Sionne le torri atterrate…Oh mia patria sì bella e perduta!, cantato dagli ebrei sulle sponde dell’Eufrate. 


I vespri siciliani

La letteratura assunse in convergenza con l’arte e la musica un ruolo fondamentale: Marzo 1821 di  Manzoni; Il giuramento di Pontida di Berchet; Fratelli d’Italia di G. Mameli, I Lombardi alla prima crociata di T. Grossi, La battaglia di Legnano e I Lombardi alla prima crociata di Verdi. In Marzo 1821 molta importanza viene data alla scelta delle parole per  sollecitare l’interesse del popolo:Stranieri, Cara Italia, Dio e Spada, Stendardi, Madre-Patria, Speme e Libertade, -Dio rigetta la forza straniera, ogni gente sia libera, e pera della spada l’iniqua ragion-. La battaglia di Legnano ricorda l’episodio dei Comuni che nel 1167, nel monastero di Pontida, si giurarono fedeltà e nella battaglia di Legnano sconfissero il Barbarossa. L’episodio fu ripreso da Berchet nella poesia Il giuramento di Pontida, per incitare gli italiani ad unirsi contro gli Austriaci:Presto all’armi!/ Chi ha un ferro l’affili/ chi un sopruso patì sel ricordi/ Via da noi questo branco d’ingordi!/ …Libertà non fallisce ai volenti… e da Verdi nell’opera La battaglia di Legnano: Viva Italia !Un sacro patto/ Tutti stringe i figli suoi:/ Esso alfin di tanti ha fatto/ Un sol popolo d’eroi!/ Le bandiere in campo spiega,/ O Lombarda invitta Lega,/ E discorra un gel per l’ossa/ Al feroce Barbarossa./ Viva Italia forte ed una/ Colla spada e col pensier!/ Questo suol che a noi fu cuna,/Tomba sia dello stranier! Ecco il giuramento:Giuriam d’Italia por fine ai danni,/ Cacciando oltr’Alpe i suoi tiranni./ Pria che ritrarci, pria di esser vinti/ Cader giuriamo nel campo estinti./ Se alcun fra noi, codardo in guerra,/ Mostrarsi al volto potrà ribello,/ Al mancatore nieghi la terra/ Vivo in asilo, spento un avello;/ Siccome gli uomini Dio l’abbandoni/ Quando l’estremo suo dì verrà:/ Il vil suo nome infamia suoni/ Ad ogni gente, ad ogni età.(Atto Terzo. Scena II).I Lombardi alla prima crociata, coro:O Signore, dal tetto natio/ Che chiamasti con santa promessa;/ Noi siamo corsi all’invito d’un pio, Giubilando per aspro sentier./ Ma la fronte avvilita e dimessa/ Hanno i servi già baldi e valenti!/ Deh! Non far che ludibrio alle genti/ Sieno, Cristo, i tuoi fidi guerrier!/ Oh fresc’aure volanti sui vaghi/ Ruscelletti dè prati lombardi!/ Fonti eterne! Purissimi laghi!/ Oh vigneti indorati dal sol!/ Dono infausto, crudele è la mente/ Che vi giunge si veri agli sguardi,/ Ed al labbro più dura e cocente/ Fa la sabbia d’un arido suol!(Atto IV) Mameli in Fratelli d’Italia, conosciuto come Inno di Mameli, richiamò episodi storici da cui gli italiani potessero trarre ispirazione per la lotta di liberazione:Roma repubblicana, la battaglia di Legnano, Francesco Ferrucci, Balilla, i Vespri siciliani: Dall’Alpi a Sicilia/ Dovunque è Legnano,/ ogn’uomo di Ferruccio/ ha il core, ha la mano,/ i bimbi d’Italia/ si chiaman Balilla,/ il suon d’ogni squilla/ i Vespri suonò./ Stringiamoci a corte/ Siam pronti alla morte/ L’Italia chiamò. Il linguaggio musicale svolse un ruolo fondamentale in questo clima e si espresse essenzialmente attraverso il Melodramma. I libretti presentavano caratteristiche simili a un romanzo storico e alle novelle in versi: amori travolgenti che si concludevano con la morte, conflitti passionali tra padri, figli e fratelli e gesti di eroismo e di sacrificio. 


Pietro Rossi

Secondo noi dl una vicenda storica la pittura rappresenta il momento saliente, la musica il sentimento e la letteratura la descrizione più approfondita di fatti, luoghi e personaggi. La storia è uno strumento che ci permette di recuperare i valori del passato e di riflettere, per agire nel presente. Per tutti gli argomenti trattati abbiamo preso in esame prima gli episodi storici e successivamente la loro rappresentazione in pittura, musica e letteratura, ponendoli in sinergia e allargando il nostro orizzonte di conoscenze. La scelta di studiare con l’interazione dei linguaggi è stata una novità per la nostra scuola, entusiasmante per noi, poiché in un istituto tecnico questi linguaggi non rientrano nei programmi curriculari. Questo lavoro ci è servito per uscire dal nostro ambito tecnologico dove ci troviamo attualmente e di inserirci nel campo artistico-musicale.

mercoledì 8 aprile 2020

Studiare con l’arte: Canova e David


Canova , Ebe

Il testo sottostante è frutto del lavoro dei ragazzi del Biennio dell’ Itis Meucci, anno 2000 all’interno del progetto “Interazioni”

L’arte racconta e trasmette messaggi come nell’antichità, quando, in mancanza di libri, la storia e le vicende umane venivano o raccontate oralmente o raffigurate, a beneficio di tutti.

L’antichità ci ha trasmesso miti e leggende, storie di dei e di eroi che hanno affascinato intere generazioni e anche noi,  che li abbiamo studiati in sinergia con il Neoclassicismo di Canova e di David, scoprendo che  nello studio l’arte è immediatezza e accelera i tempi dell’apprendimento.

Il Neoclassicismo  in arte traeva spunto dalla civiltà antica, soprattutto da quella greca, che si basava sul bello ideale; ne  rappresentò  momenti  salienti  insieme con i miti e i poemi epici da cui attingere valori  e comportamenti del vivere quotidiano, i grandi eroismi e l’amor di patria. Provvidenziali furono le scoperte archeologiche  di Ercolano e Pompei, che riportarono alla luce  molti reperti, che diffusero la conoscenza dell’arte greco-romana. Nel Neoclassicismo l’arte greca oltre che imitata, fu profondamente  studiata e da essa trasse spunto Canova per realizzare nelle sue opere il concetto di bello ideale espresso dalla perfezione delle sue figure. I caratteri fondamentali della sua arte sono il naturalismo, cioè il suo modo di rappresentare l’anatomia dei corpi e l’idealizzazione, ossia la sua capacità di disporre gli elementi e di creare tra loro un giusto equilibrio. Prediligeva il nudo, perché secondo lui la totale bellezza di un corpo umano può essere espressa solo da un corpo nudo come nell’arte greca dove l’eroe era rappresentato nudo ed era protetto soltanto dalla sua virtù. Per realizzare le sue opere, l’artista utilizzò esclusivamente il marmo bianco, poiché lo riteneva più adatto ad esprimere l’idea di equilibrio e di grazia interiore come in Dedalo e Icaro, uno dei miti narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. Disubbidienza e affetti familiari si fondono: Dedalo, per fuggire insieme al figlio dal Labirinto che egli stesso aveva costruito, fabbricò due paia d’ali con penne tenute insieme dalla cera. Icaro non ascoltò i suoi consigli e si avvicinò troppo al sole, per cui la cera si sciolse ed egli precipitò in mare. Canova rappresenta Dedalo in modo naturale, a differenza di Icaro più idealizzato. I due corpi s’intrecciano: il ragazzo ha il busto inarcato, la testa piegata su una spalla e una gamba flessa; il vecchio è colto nell’attimo in cui si sposta verso il ragazzo per allacciargli meglio le ali come in un abbraccio.

 David, Il compianto di Andromaca sul corpo di Ettore
Bellissima la storia di Amore e Psiche, una favola mitologica raccontata da Apuleio nelle Metamorfosi. Amore, gelosia, inganno e perdono si intrecciano. Psiche, sposa di Amore, istigata dalle sorelle, riesce a vederlo in volto nonostante il divieto da lui posto; viene per questo severamente punita e dovrà sostenere molte prove prima di essere perdonata e portata in cielo. Canova coglie il momento magico della scena,  li rappresenta abbracciati, Psiche circonda con le braccia  la testa di Amore che l’accarezza dolcemente. Delicato il mito di Ebe in relazione alle “Grazie” di Foscolo. La scultura raffigura una giovane donna mentre accenna un  passo di danza. Una lieve brezza muove le vesti sul suo corpo dalle bellissime forme, mentre avanza leggera ed armoniosa, con le braccia semiaperte che le creano intorno un movimento rotatorio e un senso di equilibrio. Una leggera tunica, drappeggiata e svolazzante, le avvolge il bacino e le lascia il busto scoperto. L’uso del marmo mette in evidenza la leggerezza del tessuto, la morbidezza della pelle e i riccioli che sembrano naturali. Dopo aver lucidato il marmo, Canova usò la cenere, per attenuarne il bianco, e posò un velo di minio sulle sue guance e sulle gote: E fra l’altre immortali ultima venne /rugiadosa la bionda Ebe, costretti /in mille nodi fra le perle i crini, /silenziosa, e l’anfora converse: /e dell’altre la vaga opra fatale /rorò d’ambrosia; e fu quel velo eterno (U. Foscolo Il velo delle grazie vv. 193-198). La lettura del mito ci ha fatto conoscere la storia di Ebe, Canova ce l’ha mostrata nella sua bellezza e Foscolo ci ha suggerito il colore dei capelli: così abbiamo capito come tre linguaggi diversi, interagendo, riescano ad offrirci una conoscenza degli elementi  completa.


 David, I funerali di Patroclo

Le Grazie  rappresentano i tre aspetti di Venere: castità, bellezza e amore ma se nella Primavera di Botticelli sono coperte da un velo trasparente, in Canova sono nude e reggono il velo fra le mani. L’assenza del velo ispirò Foscolo che nell’Inno terzo delle Grazie (vv. 141-198), dice che Pallade, per la tessitura del velo, convoca molte dee e ad ognuna affida un compito: Psiche tesse, Tersicore danza, Iride appronta i colori, Talia suona la lira, Erato cantando suggerisce a Flora i colori da usare e le scene da ricamare. Bellissima la lettura della scultura in sinergia con la poesia: Cantando, o Grazie, degli eterei pregi /di che il cielo v’adorna, e della gioia /che vereconde voi date alla terra,/belle vergini! a voi chieggio l’arcana/armoniosa melodia pittrice                                         /della vostra beltà; sì che all’Italia /afflitta di regali ire straniere /voli improvviso a rallegrarla il carme./Nella convalle fra gli aeri poggi/di Bellosguardo, ov’io cinta d’un fonte                       /limpido fra le quete ombre di mille /giovinetti cipressi alle tre Dive/l’ara innalzo, e un fatidico laureto /in cui men verde serpeggia la vite /la protegge di tempio, al vago rito                                /vieni, o Canova, e agl’inni. Al cor men fece /dopo la bella Dea che in riva d’Arno /sacrasti alle tranquille arti custode;/ed ella d’immortal lume e d’ambrosia /la santa immago sua tutta precinse./Forse (o ch’io spero!) artefice di Numi, /nuovo meco darai spirto alle Grazie /ch’or di tua man sorgon dal marmo. Anch’io /pingo e spiro a’ fantasmi anima eterna: /sdegno il verso che suona e non crea /perchè Febo mi disse: Io Fidia primo /ed Apelle guidai con la mia lira  (Ugo Foscolo Protasi delle Grazie Inno primo, vv. 1-27).

Notevole per bellezza e armonia è Paolina Borghese. Canova si ispirò alla leggenda relativa al giudizio espresso da Paride nel consegnare la mela alla più bella tra le tre dee: Giunone, Minerva e Venere.

In pittura, il Neoclassicismo fu rappresentato da Jacques-Luis David con opere quali: gli affetti familiari: Il compianto di Andromaca sul corpo di Ettore; il senso dell’amicizia: La morte di Patroclo; la dignità e l’onestà: La morte di Priamo. Dalla storia romana trasse l’opera considerata il manifesto del Neoclassicismo Il giuramento degli Orazi. È stato bello leggere queste opere  perchè riprendono episodi tratti da poemi epici e da vicende storiche che abbiamo studiato. Visitare il Museo del Louvre e trovarsi davanti i quadri visti soltanto sui libri, e poterli leggere attraverso i colori, le pose, gli sguardi e le tonalità analizzati è un’emozione indescrivibile!. Questa è la magia dell’arte che ci ha coinvolti, entusiasmati ed ha aperto la nostra mente verso orizzonti nuovi. Lo studio anche visivo di questi temi, ci ha avvicinato al mondo dell’arte e ci ha consentito di utilizzare in sinergia il linguaggio letterario e quello artistico, allargando notevolmente le nostre conoscenze. L'arte è cultura, è un accrescimento interiore che rimane nella vita di ogni individuo che imparerà ad apprezzarla e a coltivarla, ed è per questo che deve essere a disposizione degli studenti di ogni indirizzo.