mercoledì 15 aprile 2020

La storia in sinergia con pittura, musica e poesia

I profughi di Parga


Il testo sottostante è frutto del lavoro dei ragazzi del biennio Itis Meucci, anno 2000, all’interno del progetto Interazioni.

Si può studiare la storia con linguaggi diversi? L’arte, la letteratura e la musica possono rappresentarla e noi l’abbiamo scoperto attraverso le opere di Hayez, Berchet e Verdi. Nell’Ottocento si combatteva per la libertà e Hayez, pittore ufficiale della pittura di storia affidò ai suoi quadri la stessa funzione educativa che in letteratura era affidata al romanzo e alla poesia e in musica al Melodramma. Realizza opere il cui tema è “libertà e indipendenza”. I vespri siciliani, Pietro l’eremita predica la prima crociata e Pietro Rossi e l’inviato dei veneziani, chiamano il popolo a partecipare, lo rendono protagonista e suscitano forti emozioni nello spettatore. La teatralità è fattore importante nella costruzione scenica, non a caso Hayez era anche scenografo. L’episodio dei Vespri del 1282 che ricorda la rivolta siciliana contro i francesi, assunse nell’Ottocento un significato politico-patriottico per la lotta contro gli Austriaci. Michele Amari, nel sesto centenario della ricorrenza, scrisse Il racconto popolare del Vespro siciliano, per far rivivere agli italiani il sentimento della lotta combattuta dai siciliani contro Carlo D’Angiò e ne racconta l’episodio nei particolari: Andava in chiesa una giovane avvenente e di aspetto signorile coi parenti e col marito. Droetto, familiare del giustiziere, le si fa incontro per cercare armi, le caccia la mano in petto….A tanto oltraggio la donna stava per svenire e la sostenne il marito, mentre in un baleno un giovanotto, strappata dal fianco di Droetto la spada gliela immerse nel ventre. I presenti urlarono: ”Muoiano i francesi” e il grido, come voce di Dio, tuonò per tutta la campagna. Hayez  ne rappresenta scenograficamente il punto più importante: la donna che sviene per le molestie subite da parte di un soldato francese e Verdi musicò l’episodio. Pietro Rossi, signore di Parma deve combattere contro gli Scaligeri, Hayez lo rappresenta nel momento più drammatico, circondato dai familiari che lo implorano a rimanere mentre il messaggero lo incita a partire,  a difesa della patria. In ambedue i quadri la scelta dei colori è molto importante perché la luminosità o i toni cupi ne indicano l’atmosfera e lo stato d’animo. L’aspetto fisionomico dei personaggi ne esprime i sentimenti:disperazione, persuasione, indecisione, scontento. La pittura di storia, nella corrente romantica storico-patriottica, fu un mezzo efficace per coinvolgere il popolo: La battaglia di Legnano di A.Cassioli, La Libertà che guida il popolo di E. Delacroix, e i Profughi di Parga di Hayez ne furono una dimostrazione. Quest’ultima opera  coinvolge profondamente in convergenza con il Nabucco di Verdi. I Pargalioti sono costretti ad abbandonare la loro patria per l’arrivo dei Turchi guidati da Alì così come gli Ebrei erano stati privati della Patria e della libertà. Per questo dipinto Hayez si documentò sui costumi e la fisionomia degli abitanti greci di Parga (il capofamiglia in costume greco e il pope con la tonaca nera lo dimostrano) e certamente una delle sue fonti fu il poemetto I profughi di Parga di Berchet: «Chi è quel Greco che guarda e sospira,/Là seduto nel basso del lido?/Par che fissi rimpetto a Corcira/Qualche terra lontana nel mar./Chi è la donna che mette uno strido/ In vederlo una rôcca additar? Le vele posizionate sulla destra, indicano la direzione del mare presa dai profughi. Il fumo dei cadaveri bruciati prima di partire crea dolore e commozione. Ma  la luce verso la quale si rivolgono tutti gli sguardi è simbolo di speranza così come il bimbo in fasce. La disperazione per l’abbandono, richiama il coro di Verdi: Dal Giordano le rive saluta /di Sionne le torri atterrate…Oh mia patria sì bella e perduta!, cantato dagli ebrei sulle sponde dell’Eufrate. 


I vespri siciliani

La letteratura assunse in convergenza con l’arte e la musica un ruolo fondamentale: Marzo 1821 di  Manzoni; Il giuramento di Pontida di Berchet; Fratelli d’Italia di G. Mameli, I Lombardi alla prima crociata di T. Grossi, La battaglia di Legnano e I Lombardi alla prima crociata di Verdi. In Marzo 1821 molta importanza viene data alla scelta delle parole per  sollecitare l’interesse del popolo:Stranieri, Cara Italia, Dio e Spada, Stendardi, Madre-Patria, Speme e Libertade, -Dio rigetta la forza straniera, ogni gente sia libera, e pera della spada l’iniqua ragion-. La battaglia di Legnano ricorda l’episodio dei Comuni che nel 1167, nel monastero di Pontida, si giurarono fedeltà e nella battaglia di Legnano sconfissero il Barbarossa. L’episodio fu ripreso da Berchet nella poesia Il giuramento di Pontida, per incitare gli italiani ad unirsi contro gli Austriaci:Presto all’armi!/ Chi ha un ferro l’affili/ chi un sopruso patì sel ricordi/ Via da noi questo branco d’ingordi!/ …Libertà non fallisce ai volenti… e da Verdi nell’opera La battaglia di Legnano: Viva Italia !Un sacro patto/ Tutti stringe i figli suoi:/ Esso alfin di tanti ha fatto/ Un sol popolo d’eroi!/ Le bandiere in campo spiega,/ O Lombarda invitta Lega,/ E discorra un gel per l’ossa/ Al feroce Barbarossa./ Viva Italia forte ed una/ Colla spada e col pensier!/ Questo suol che a noi fu cuna,/Tomba sia dello stranier! Ecco il giuramento:Giuriam d’Italia por fine ai danni,/ Cacciando oltr’Alpe i suoi tiranni./ Pria che ritrarci, pria di esser vinti/ Cader giuriamo nel campo estinti./ Se alcun fra noi, codardo in guerra,/ Mostrarsi al volto potrà ribello,/ Al mancatore nieghi la terra/ Vivo in asilo, spento un avello;/ Siccome gli uomini Dio l’abbandoni/ Quando l’estremo suo dì verrà:/ Il vil suo nome infamia suoni/ Ad ogni gente, ad ogni età.(Atto Terzo. Scena II).I Lombardi alla prima crociata, coro:O Signore, dal tetto natio/ Che chiamasti con santa promessa;/ Noi siamo corsi all’invito d’un pio, Giubilando per aspro sentier./ Ma la fronte avvilita e dimessa/ Hanno i servi già baldi e valenti!/ Deh! Non far che ludibrio alle genti/ Sieno, Cristo, i tuoi fidi guerrier!/ Oh fresc’aure volanti sui vaghi/ Ruscelletti dè prati lombardi!/ Fonti eterne! Purissimi laghi!/ Oh vigneti indorati dal sol!/ Dono infausto, crudele è la mente/ Che vi giunge si veri agli sguardi,/ Ed al labbro più dura e cocente/ Fa la sabbia d’un arido suol!(Atto IV) Mameli in Fratelli d’Italia, conosciuto come Inno di Mameli, richiamò episodi storici da cui gli italiani potessero trarre ispirazione per la lotta di liberazione:Roma repubblicana, la battaglia di Legnano, Francesco Ferrucci, Balilla, i Vespri siciliani: Dall’Alpi a Sicilia/ Dovunque è Legnano,/ ogn’uomo di Ferruccio/ ha il core, ha la mano,/ i bimbi d’Italia/ si chiaman Balilla,/ il suon d’ogni squilla/ i Vespri suonò./ Stringiamoci a corte/ Siam pronti alla morte/ L’Italia chiamò. Il linguaggio musicale svolse un ruolo fondamentale in questo clima e si espresse essenzialmente attraverso il Melodramma. I libretti presentavano caratteristiche simili a un romanzo storico e alle novelle in versi: amori travolgenti che si concludevano con la morte, conflitti passionali tra padri, figli e fratelli e gesti di eroismo e di sacrificio. 


Pietro Rossi

Secondo noi dl una vicenda storica la pittura rappresenta il momento saliente, la musica il sentimento e la letteratura la descrizione più approfondita di fatti, luoghi e personaggi. La storia è uno strumento che ci permette di recuperare i valori del passato e di riflettere, per agire nel presente. Per tutti gli argomenti trattati abbiamo preso in esame prima gli episodi storici e successivamente la loro rappresentazione in pittura, musica e letteratura, ponendoli in sinergia e allargando il nostro orizzonte di conoscenze. La scelta di studiare con l’interazione dei linguaggi è stata una novità per la nostra scuola, entusiasmante per noi, poiché in un istituto tecnico questi linguaggi non rientrano nei programmi curriculari. Questo lavoro ci è servito per uscire dal nostro ambito tecnologico dove ci troviamo attualmente e di inserirci nel campo artistico-musicale.

mercoledì 8 aprile 2020

Studiare con l’arte: Canova e David


Canova , Ebe

Il testo sottostante è frutto del lavoro dei ragazzi del Biennio dell’ Itis Meucci, anno 2000 all’interno del progetto “Interazioni”

L’arte racconta e trasmette messaggi come nell’antichità, quando, in mancanza di libri, la storia e le vicende umane venivano o raccontate oralmente o raffigurate, a beneficio di tutti.

L’antichità ci ha trasmesso miti e leggende, storie di dei e di eroi che hanno affascinato intere generazioni e anche noi,  che li abbiamo studiati in sinergia con il Neoclassicismo di Canova e di David, scoprendo che  nello studio l’arte è immediatezza e accelera i tempi dell’apprendimento.

Il Neoclassicismo  in arte traeva spunto dalla civiltà antica, soprattutto da quella greca, che si basava sul bello ideale; ne  rappresentò  momenti  salienti  insieme con i miti e i poemi epici da cui attingere valori  e comportamenti del vivere quotidiano, i grandi eroismi e l’amor di patria. Provvidenziali furono le scoperte archeologiche  di Ercolano e Pompei, che riportarono alla luce  molti reperti, che diffusero la conoscenza dell’arte greco-romana. Nel Neoclassicismo l’arte greca oltre che imitata, fu profondamente  studiata e da essa trasse spunto Canova per realizzare nelle sue opere il concetto di bello ideale espresso dalla perfezione delle sue figure. I caratteri fondamentali della sua arte sono il naturalismo, cioè il suo modo di rappresentare l’anatomia dei corpi e l’idealizzazione, ossia la sua capacità di disporre gli elementi e di creare tra loro un giusto equilibrio. Prediligeva il nudo, perché secondo lui la totale bellezza di un corpo umano può essere espressa solo da un corpo nudo come nell’arte greca dove l’eroe era rappresentato nudo ed era protetto soltanto dalla sua virtù. Per realizzare le sue opere, l’artista utilizzò esclusivamente il marmo bianco, poiché lo riteneva più adatto ad esprimere l’idea di equilibrio e di grazia interiore come in Dedalo e Icaro, uno dei miti narrato da Ovidio nelle Metamorfosi. Disubbidienza e affetti familiari si fondono: Dedalo, per fuggire insieme al figlio dal Labirinto che egli stesso aveva costruito, fabbricò due paia d’ali con penne tenute insieme dalla cera. Icaro non ascoltò i suoi consigli e si avvicinò troppo al sole, per cui la cera si sciolse ed egli precipitò in mare. Canova rappresenta Dedalo in modo naturale, a differenza di Icaro più idealizzato. I due corpi s’intrecciano: il ragazzo ha il busto inarcato, la testa piegata su una spalla e una gamba flessa; il vecchio è colto nell’attimo in cui si sposta verso il ragazzo per allacciargli meglio le ali come in un abbraccio.

 David, Il compianto di Andromaca sul corpo di Ettore
Bellissima la storia di Amore e Psiche, una favola mitologica raccontata da Apuleio nelle Metamorfosi. Amore, gelosia, inganno e perdono si intrecciano. Psiche, sposa di Amore, istigata dalle sorelle, riesce a vederlo in volto nonostante il divieto da lui posto; viene per questo severamente punita e dovrà sostenere molte prove prima di essere perdonata e portata in cielo. Canova coglie il momento magico della scena,  li rappresenta abbracciati, Psiche circonda con le braccia  la testa di Amore che l’accarezza dolcemente. Delicato il mito di Ebe in relazione alle “Grazie” di Foscolo. La scultura raffigura una giovane donna mentre accenna un  passo di danza. Una lieve brezza muove le vesti sul suo corpo dalle bellissime forme, mentre avanza leggera ed armoniosa, con le braccia semiaperte che le creano intorno un movimento rotatorio e un senso di equilibrio. Una leggera tunica, drappeggiata e svolazzante, le avvolge il bacino e le lascia il busto scoperto. L’uso del marmo mette in evidenza la leggerezza del tessuto, la morbidezza della pelle e i riccioli che sembrano naturali. Dopo aver lucidato il marmo, Canova usò la cenere, per attenuarne il bianco, e posò un velo di minio sulle sue guance e sulle gote: E fra l’altre immortali ultima venne /rugiadosa la bionda Ebe, costretti /in mille nodi fra le perle i crini, /silenziosa, e l’anfora converse: /e dell’altre la vaga opra fatale /rorò d’ambrosia; e fu quel velo eterno (U. Foscolo Il velo delle grazie vv. 193-198). La lettura del mito ci ha fatto conoscere la storia di Ebe, Canova ce l’ha mostrata nella sua bellezza e Foscolo ci ha suggerito il colore dei capelli: così abbiamo capito come tre linguaggi diversi, interagendo, riescano ad offrirci una conoscenza degli elementi  completa.


 David, I funerali di Patroclo

Le Grazie  rappresentano i tre aspetti di Venere: castità, bellezza e amore ma se nella Primavera di Botticelli sono coperte da un velo trasparente, in Canova sono nude e reggono il velo fra le mani. L’assenza del velo ispirò Foscolo che nell’Inno terzo delle Grazie (vv. 141-198), dice che Pallade, per la tessitura del velo, convoca molte dee e ad ognuna affida un compito: Psiche tesse, Tersicore danza, Iride appronta i colori, Talia suona la lira, Erato cantando suggerisce a Flora i colori da usare e le scene da ricamare. Bellissima la lettura della scultura in sinergia con la poesia: Cantando, o Grazie, degli eterei pregi /di che il cielo v’adorna, e della gioia /che vereconde voi date alla terra,/belle vergini! a voi chieggio l’arcana/armoniosa melodia pittrice                                         /della vostra beltà; sì che all’Italia /afflitta di regali ire straniere /voli improvviso a rallegrarla il carme./Nella convalle fra gli aeri poggi/di Bellosguardo, ov’io cinta d’un fonte                       /limpido fra le quete ombre di mille /giovinetti cipressi alle tre Dive/l’ara innalzo, e un fatidico laureto /in cui men verde serpeggia la vite /la protegge di tempio, al vago rito                                /vieni, o Canova, e agl’inni. Al cor men fece /dopo la bella Dea che in riva d’Arno /sacrasti alle tranquille arti custode;/ed ella d’immortal lume e d’ambrosia /la santa immago sua tutta precinse./Forse (o ch’io spero!) artefice di Numi, /nuovo meco darai spirto alle Grazie /ch’or di tua man sorgon dal marmo. Anch’io /pingo e spiro a’ fantasmi anima eterna: /sdegno il verso che suona e non crea /perchè Febo mi disse: Io Fidia primo /ed Apelle guidai con la mia lira  (Ugo Foscolo Protasi delle Grazie Inno primo, vv. 1-27).

Notevole per bellezza e armonia è Paolina Borghese. Canova si ispirò alla leggenda relativa al giudizio espresso da Paride nel consegnare la mela alla più bella tra le tre dee: Giunone, Minerva e Venere.

In pittura, il Neoclassicismo fu rappresentato da Jacques-Luis David con opere quali: gli affetti familiari: Il compianto di Andromaca sul corpo di Ettore; il senso dell’amicizia: La morte di Patroclo; la dignità e l’onestà: La morte di Priamo. Dalla storia romana trasse l’opera considerata il manifesto del Neoclassicismo Il giuramento degli Orazi. È stato bello leggere queste opere  perchè riprendono episodi tratti da poemi epici e da vicende storiche che abbiamo studiato. Visitare il Museo del Louvre e trovarsi davanti i quadri visti soltanto sui libri, e poterli leggere attraverso i colori, le pose, gli sguardi e le tonalità analizzati è un’emozione indescrivibile!. Questa è la magia dell’arte che ci ha coinvolti, entusiasmati ed ha aperto la nostra mente verso orizzonti nuovi. Lo studio anche visivo di questi temi, ci ha avvicinato al mondo dell’arte e ci ha consentito di utilizzare in sinergia il linguaggio letterario e quello artistico, allargando notevolmente le nostre conoscenze. L'arte è cultura, è un accrescimento interiore che rimane nella vita di ogni individuo che imparerà ad apprezzarla e a coltivarla, ed è per questo che deve essere a disposizione degli studenti di ogni indirizzo.

mercoledì 1 aprile 2020

I ragazzi danno voce all’arte e alla poesia.

Alphons Mucha La danza e la poesia

Proponiamo la lettura della “Premessa” al progetto”Interazioni” in cui gli studenti del biennio si esprimono in  relazione all’arte e alla poesia.

L’arte è l’attività spirituale con cui l’uomo esprime, mediante la parola, il suono, il colore o con altro mezzo e altro linguaggio il senso della bellezza. È un mezzo per trasmettere un messaggio, suscitare emozioni, persuadere o illustrare momenti salienti di storia; arricchisce la cultura di un popolo e ne esprime in immagini gli aspetti più peculiari. L’arte assolve molte funzioni: può educare il popolo ai valori morali; può rappresentare personaggi importanti per le azioni compiute; può riprodurre scene di vita quotidiana; può raffigurare il popolo come protagonista di un evento importante; può narrarci la storia. Prima di iniziare, l’artista decide quale messaggio vuole trasmettere a chi guarda, legge o ascolta la sua opera e pertanto sceglie gli elementi necessari a caratterizzarla. La Pittura è l’arte di comporre linee e colori, forme e figure; è l’espressione di emozioni, di riflessioni o di uno stato d’animo. Come un libro anche un quadro racconta, infatti attraverso la lettura degli elementi che l’artista sceglie di utilizzare, possiamo capire la sua personalità e la sua collocazione storica e, attraverso l’iconografia, l’iconologia e l’aspetto fisionomico possiamo comprendere il significato del quadro e la sua finalità.
In una linea di tempo, compresa tra l’Arte gotica e il Realismo, abbiamo capito come la società umana si è evoluta ed ha cambiato nel corso dei secoli modi di pensare e tecniche espressive.
La Poesia è l’arte di comporre versi, di esprimere lo stato d’animo dell’autore, di suscitare sensazioni, impressioni ed emozioni mediante un’intima unione di suoni e di armonie capaci di creare suggestioni estetiche e fantastiche.
Il regalo più bello ? Un libro di poesie: Non esiste fregata rapida come un libro/ Per portarci in lontane terre/ Né destrieri come una pagina/ Di poesia che si impenna./ Questo viaggio può permetterselo/ Anche il più povero/ Senza essere soggetto a pedaggio-/ Tanto è frugale il carro/ Che sostiene l’anima umana (E. Dickinson)
La poesia è uno degli strumenti di cui si servono i poeti per insegnare ed educare il popolo.
La poesia per Ungaretti: è il mondo l’umanità/ la propria vita/ fioriti dalla parola/ la limpida meraviglia/ di un delirante fermento…( Commiato).
La poesia può esprimere: amore, dolore e felicità, come se noi dipingessimo in un quadro i nostri sogni e le nostre attese. “Preghiera alla poesia” di Antonia Pozzi è un intimo sfogo di delusioni e sofferenze:Oh, tu bene mi pesi/ l’anima, poesia/ tu sai se io manco e mi perdo,/ tu che allora ti neghi/ e taci./ Poesia, mi confesso con te/ che sei la mia voce profonda:/ ho camminato sul prato d’oro/ che fu mio cuore,/ ho rotto l’erba,/ rovinata la terra/ poesia quella terra/ dove tu mi dicesti il più dolce/ di tutti i tuoi canti,/ dove un mattino per la prima volta/ vidi volar nel sereno l’allodola/ e con gli occhi cercai di salire/ Poesia, poesia che rimani/ il mio profondo rimorso,/ oh, aiutami tu a ritrovare/ il mio alto paese abbandonato/ Poesia che ti doni soltanto/ a chi con gli occhi di pianto/ si cerca/ oh, rifammi tu degna di te,/  poesia che mi guardi.().
La Poesia è musica nei versi di Paul Verlaine, “Arte poetica”: Musica prima d’ogni altra cosa,/ e perciò preferisci il verso Dispari/ più vario e più solubile nell’aria/ senza nulla che pesi o posi./ Bisogna pure che le parole/ tu le scelga non senza qualche equivoco:/nulla è meglio del canto ambiguo, dove/ l’Indeciso al preciso si sposa./ Sono i begli occhi da dietro un velo,/ la gran luce che trema a mezzogiorno,/ è, per un tiepido cielo d’autunno,/ la farragine azzurra delle stelle!/ La Sfumatura è ciò che ci vuole,/ non il colore, soltanto l’alone!/ Oh, fidanzi la sfumatura sola/ il sogno al sogno, il flauto al corno!/ Fuggi l’Arguzia che assassina,/ lo Spirito tagliente e il Riso impuro/ per cui piangono gli occhi dell’Azzurro,/tutto aglio bi bassa cucina!/ Strangola l’eloquenza, e sull’aire/ di questa energia, fa attenzione/ che la Rima abbia un po’ di discrezione,/ altrimenti, dove andrà a finire?/ O chi dirà i torti della Rima!/ Quale fanciullo sordo o negro folle/ ci forgiò questo gioiello da un soldo/ vacuo e falso sotto la lima?/ Musica e sempre musica ancora!/ Sia il tuo verso la cosa che dilegua/ e senti che con anima irrequieta/ fugge verso altri cieli, altri amori./ Sia il tuo verso la buona avventura/ sparsa al vento frizzante del mattino/ che porta odori di menta e di timo…/ E tutto il resto è letteratura ( Poesie, trad. di L Frezza).
Il romanzo richiede tempo per emozionare, la poesia solo poche righe“… ma quello che hanno pensato, i sentimenti che hanno accompagnato le loro deliberazioni e i loro progetti, i loro successi e i loro infortuni, i discorsi con cui hanno fatto o hanno tentato di far prevalere le loro passioni e la loro volontà su altre passioni e altre volontà, con cui hanno espresso la loro collera, effusa la loro tristezza, con cui, in una parola, hanno rivelato la loro individualità:tutto ciò, tranne pochissimo, è taciuto dalla storia e tutto ciò è il dominio della poesia”(A. Manzoni, Lettera al Sig. C…) La Storia è poesia.
 La Poesia è Musica “La canzone del bambino nel vento” (Auschwitz): Son morto con altri cento/ son morto ch’ero bambino/ passato per il camino/ e adesso sono nel vento./ Ad Auschwitz c’era la neve/ il fumo saliva lento/ nel freddo giorno d’inverno/ e adesso sono nel vento./ Ad Auschwitz tante persone/ ma un solo grande silenzio/ che strano non riesco ancora / a sorridere qui nel vento./ Io chiedo come può un uomo/ uccidere un suo fratello/ eppure siamo a milioni/ in polvere qui nel vento./ Ma ancora tuona il cannone/ Ancora non è contento/ Di sangue la belva umana/ E ancora ci porta il vento./ Io chiedo quando sarà/ che l’uomo potrà imparare/ a vivere senza ammazzare/ e il vento si poserà. (Francesco Guccini)-
Cos’è in realtà la Poesia? Per quale arcano motivo agli occhi dell’uomo è così fondamentale e vitale? Forse perché in grado di racchiudere, attraverso silenziosi versi mille o più sogni? In verità non esiste un’unica risposta in grado di condensare i nostri quesiti; il perché è custodito all’interno della nostra anima.
-La Poesia si rivela all’essere umano come un soffio di vento che bussa alla porta di ogni sapere, come una farfallina che si posa su un fiore dal quale trae energia, come un tassello che completa il quadro irrazionale di un’anima folle-.
-Poesia è creatività, sorprendente voglia di fare, di gridare al mondo quanta e quale sia la voglia di dire basta e di voltare finalmente pagina. Un’idea che ti frulla in testa e che immediatamente poni in versi, sui quali spendi anima e corpo-.
Il mondo poetico è vastissimo e ancor più eccezionale è l’interazione che ricava a contatto con la musica, la letteratura e la pittura.
Spesso ci è capitato di porre graficamente ciò che una poesia ha il potere di esprimerci e ancor più spesso di riallacciare lo stesso disegno ad una musica che ci è rimasta nel cuore.
-Personalmente ritengo che la poesia mi abbia aiutato molto, nei momenti più bui ho trovato conforto rispecchiandomi in noti componimenti di Leopardi.Sono riuscita a capire quale sia il dolore dell’uomo, causato dall’assenza di qualcosa di vitale, in relazione alle mie esperienze passate. Grazie ai suoi versi ho potuto stoppare come si fa con un registratore il corso frenetico della mia vita e riflettere su quello che è stato il mio passato e in che modo influenzerà il mio futuro. Se dovessi esprimere il significato di Poesia in un unico concetto potrei certamente affermare che è qualcosa di eccezionalmente emblematico-.
 Continua

www.annalanzetta.blogstop.com
Link “Interazioni”

giovedì 19 marzo 2020

Speranza e bellezza



Nella tempesta che ci sovrasta, la natura ci regala "BELLEZZA". 
Cari amici, con l'auspicio che tutto passi in fretta, vi sorrido con un abbraccio e vi regalo il primo tulipano del mio giardino.

martedì 10 marzo 2020

Invito alla lettura


 


Cari ragazzi,  è sempre il momento per leggere e imparare e mai come ora, la lettura deve esserci amica e io, da ex insegnante, ho pensato di proporvi alcune letture che serviranno ad incrementare le vostre conoscenze a tutti i livelli

Se vi piace il mito e la scrittura di racconti nati in un giardino, vi propongo il libro “Armonie di un giardino toscano” dove il mito si intreccia con la fantasia in un piacevole rapporto con la natura e con note educative.
Anna LanzettaArmonie di un giardino toscano. Racconti, arte, mito e fantasia”
Edizioni dell’Assemblea
Il libro edito dalla Regione Toscana, è inserito nella collana Edizioni dell’Assemblea ed è scaricabile dal sito: www.consiglio.regione.toscana.it/edizioni




Se  vi piace studiare con l’interazione tra  più  linguaggi,  non perdete l’occasione di conoscere un lavoro svolto dai miei  studenti basato sul  sincretismo dei linguaggi espressivi:  Percorso tematico-modulare:dal secondo Settecento al primo Ottocento. Correnti, Movimenti e Protagonisti: interazioni tra Arte, Storia, Musica e Letteratura:
link: Interazioni
Ma se preferite creare testi su contenuti di vario genere o ex novi  fate vostra l’esperienza di scrittura creativa che un tempo rese felici i miei studenti e che diede vita a un libro bellissimo “Sapere per creare”:
link: Scrittura creativa:racconti dei ragazzi


Storia di un serpente e di una gattina di Leonardo Vitiello

Sono sicura che queste letture  saranno per voi un valido aiuto; ne uscirete più ricchi di conoscenze, amplierete la vostra esperienza, vi sentirete più vicini alla natura e lo stare in casa diventerà per voi e per tutti  un tempo prezioso per leggere, sapere e creare, perché la lettura fa crescere e la creatività fa volare.
Ne sarò felice per la diffusione della lettura e della cultura in genere e perché il libro vi sia sempre amico fedele.

annalanzetta@libero.it


giovedì 5 marzo 2020


Tra le meraviglie d’Italia: Il Vesuvio nelle impressioni di Antonio Stoppani.
W.  Turner, Napoli vista da Capodimonte, 1819


Se si conosce si ama e ci si lascia ammantare da una bellezza che al mondo non ha eguali e che si montiplica ogni qualvolta il paesaggio orienta il nostro sguardo. È questa la nostra Italia, terra  di incanti, di profumi e di suoni dove  il presente incrocia l’antico e regala ad ogni passo, emozioni, suggestioni e sospiri. Tale è Napoli, che da millenni il Vesusio protegge come un padre amorevole,  
bellissima, ma spesso, troppo spesso sopraffatta da violenze che la lacerano con ferite che la rendono  vulnerabile.
   
Nei tempi andati sino all'aprile del 1880 l'ascensione al Vesuvio si faceva per la maggior parte a piedi, pochi a dorso di mulo o di asino.
Riportiamo dal romanzo di Antonio  Stoppani “Il Bel Paese”, la magistrale descrizione della sua prima ascensione: « Una gita a piedi su quella meravigliosa montagna, sotto quel limpido cielo, in faccia a quella splendida natura, in mezzo a quel continuo variare di scene, una più incantevole dell'altra, una gita a piedi, ripeto, è quanto si può immaginare di dilettevole, di estasiante. Poi pel geologo c'è tutto da osservare; principalmente per uno che vi giunge la prima volta. Quelle nere correnti di lava che arrivano fino al mare, ed oggi ancora fanno irto il lido di negre rupi e tutto frastagliato a seni, a baje che riflettono il tranquillo bagliore dell'aurora, mi avean già messo in corpo un tal fremito, una tale smania di osservazioni, che non avrei voluto lasciarmi sfuggire inesplorato un palmo di quella montagna, ove si condensa tanta parte di ciò che il geologo ha fatto oggetto de' suoi studi. Vi assicuro che fui ben contento di aver resistito alla tentazione di pigliarmi una cavalcatura.
Si comincia ad ascendere. Dalle falde del cono fin verso la metà della sua altezza è tutto un giardino, tutto una terra promessa. Vigneti, uliveti, fichi d'India che verdeggiano fin sugli scogli più ignudi, distendendo le foglie carnose coperte di spine; agavi che slanciano esili e ritto il tronco fiorito da un cespo di foglie, che sembran fuse di getto in verde metallo: tutto è bello, tutto è grazioso, tutto ridondante, tutto nuovo per chi è cresciuto ai piedi delle Alpi.
Ma sopra questa base verdeggiante e fiorita sorge un colosso ignudo, nero come un gran mucchio di carbone; aspro e duro come una montagna di bronzo. È quello propriamente il Vesuvio, che si slancia tutto d'un pezzo da quel cinto fiorito, isolandosi in mezzo allo spazio, non avendo altro sfondo che il cielo, entro il cui seno azzurro disegna il suo conico profilo d'una regolarità perfetta. Al suo fianco verso nordovest si svolge a semicerchio la cresta dentata del monte Somma, che accenna ad abbracciare da lontano quel Vesuvio, che nacque un giorno dalle sue viscere ».
 
Dopo la descrizione dell'ascesa, dello stesso autore riportiamo la  descrizione della discesa.
 
« La discesa dal cono fino all'Atrio del Cavallo fu una vera rivincita sopra la fatica sostenuta nell'ascendere e l'altra durata per uscire dal cratere. In quell'epoca, dalla cima del cono fino all'Atrio del Cavallo, il fianco settentrionale del monte era coperto d'un grosso strato di lapillo e di sabbia scorrevolissima, e la discesa era tale da quella parte, quale la trovereste, per ripetere la similitudine, se la montagna fosse un gran mucchio di miglio o di granturco. Come si fa? Discendere adagio è impossibile; ai primi passi sentesi il suolo mancare sotto i piedi; la montagna sembra sfasciarsi; vi par d'essere senza appoggio, quasi in aria, sopra nubi polverose, e di rotolar giù a precipizio. Ma pur si cammina... pur si discende. La via e il viandante discendono insieme; i passi si alternano, con velocità sempre maggiore; sotto i passi si muove l'orma, e intorno all'orma si muove il suolo da l'orma improntato; esso par che v'inghiotta, e voi sempre a galla; né si sfonda, né s'incespica, né si stramazza. Dunque giù a salti, a balzelloni, quasi volando sopra una nube di polvere, confusi entro un'aureola di polvere, e sotto i piedi un fragore, un crepitìo sonoro, metallico, quasi rotolasse tutto disciolto un sacco di carbonella. Finalmente ci troviam fermi nell'Atrio. Guardiamo l'orologio... sette minuti per discendere dal cratere all'Atrio del Cavallo! Sette minuti per far quella via, che nel salire ci era costata almeno un'ora e mezza!...>>.
(Antonio Stoppani, insigne studioso dell'Ottocento. Lecco, 15 agosto 1824 - Milano2 gennaio 1891).
  
La descrizione è così efficace da renderci direttamente partecipi e come ogni scritto che si rispetti per la sua bellezza possiamo trarne una metafora.  La salita è aspra come a volte è la vita, ma la discesa è agevole  a dirci che c’è sempre una possibilità di rialzarsi, più forti, più consapevoli, pronti a cambiare i ritmi della propria esistenza e a guardare benevolmente  la natura e il territorio, fonti di vita e di bellezza.
 



domenica 12 gennaio 2020

Un mio ricordo di Alessandra Borsetti Venier

Alessandra Borsetti Venier


Apprendo con commozione la morte di Alessandra Borsetti Venier. La conobbi anni addietro. Bussai alla sua porta timorosa per chiederle di pubblicarmi una raccolta di racconti scritti dai miei studenti. Il suo sorriso mi rincuorò e diede il via alla mia formazione  di quella che lei definì scrittrice. Donna di grande spessore culturale e versatilità, poliedrica nei suoi molteplici interessi, ha dato molto alla cultura fiorentina  con tutte le sue iniziative che spaziavano dalle mostre alle performance di grande interesse e sollecitazioni a imparare la sua arte che con maestria ha profuso e insegnato. Prematura la sua morte che coglie di sorpresa quanti l’hanno amata, seguita e apprezzata. A me resta un caro  ricordo e tutto ciò che mi ha insegnato durante la pubblicazione dei miei libri  nei quali ha profuso tutta la sua perizia di editore colto, preciso e raffinato. Li terrò in cura come il bene più prezioso che ho ricevuto e ogni volta che li sfoglierò sarà come aprire il capitolo della mia vita vissuto accanto a una donna speciale che non avrà pari. 



Con Alessandra in occasione della presentazione del mio libro "Firenze nel cuore"