lunedì 16 dicembre 2013

Natale insieme, bevendo un caffè



Il blog è diventato per me un diario dove annoto tutti gli avvenimenti. Martedì, 3 dicembre,  alle ore 11.15 ho incontrato al caffè Giocosa di Palazzo Strozzi, Laura Masi, una mia carissima allieva che anni fa lasciai al biennio dell’ITIS “A. Meucci”. Mi capita sempre più spesso di incontrare i miei ex allievi e di parlare con loro della quotidianità. È bellissimo rivedersi, siamo diventati amici e il tu che ci diamo lo conferma. Davanti a un caffè, una cioccolata e due cornetti, io e Laura abbiamo parlato di problemi, di studio e di progetti. Laura è sempre la ragazza in gamba di una volta. Di carattere forte e lungimirante, ama l’arte e la cultura. Parliamo delle sue prospettive per il futuro, delle difficoltà comuni a tutti i giovani e dei miei libri. Ora sono i miei allievi a darmi il giudizio e quello su  “Firenze nel cuore” è positivo. Sono passati 12 anni da quando sono andata in pensione ma è come se non mi fossi mai allontanata da quelle quattro mura a me così care. I nostri ripetuti incontri  e il blog che  li riporta,  ne vivificano il ricordo; tutto sembra ieri, e la mia età che avanza non è palpabile. Sono grata ai miei studenti che mi ricordano anche su Facebook, con le loro famiglie e i loro bimbi. Ogni volta che stringo le loro mani, ho un sussulto di gioia ma anche del trascorrere del tempo. Guardo  Laura e sembra ieri quando in classe seguiva con interesse le mie proposte di uno studio alternativo riguardante i linguaggi espressivi e specialmente l'arte. Non è cambiata nei dolcissimi tratti del volto ma maturata moltissimo e io penso: sarà forse anche un po’ merito mio?. Buon Natale ci auguriamo a vicenda e l'abbraccio è straordinariamente dolce.

venerdì 13 dicembre 2013

L’arte: uno strumento per riflettere


Andrea Mantegna, Ecce Homo, 1500 ca. Museo Jacquemart-André, Parigi

Non servono le parole bastano le espressioni dei volti per interpretare ciò che sta avvenendo e riportarsi metaforicamente a un’altra condizione, quella degli umili, degli oppressi, degli emarginati. Il livore e il colore segnano i tratti di coloro che spietati e crudeli vogliono la morte dell’uomo ammanettato. Quattro figuri (due appena si intravedono) che esprimono chiaramente nei caratteri fisiognomici cattiveria e crudeltà. Gesù invece mostra nel volto sofferenza più per i carnefici che per se stesso. Le corde che lo legano sono metafora di persecuzione, di violenza, di martirio e di dolore e riportano una condizione umana immutata nel tempo.

Dalla mostra: Il Rinascimento da Firenze a Parigi. Andata e ritorno.
I tesori del Museo Jacquemart-André tornano a casa.
Botticelli, Donatello, Mantegna, Paolo Uccello.
Villa Bardini Firenze
6 settembre-31 dicembre 2013
Villa Bardini - Costa San Giorgio, 2 - Firenze - Tel. 055 2638599 - email: info@bardinipeyron.it


venerdì 6 dicembre 2013

Oggi il mondo è più povero. È morto Nelson Mandela



Oggi 6 dicembre 2013 è una data da ricordare. Il mondo è più povero per la morte di Nelson Mandela, l’uomo che ha ridato la dignità all’uomo, un gigante che ha lottato contro l’ apartheid  e che 28 anni di carcere non hanno distolto dal suo credo né piegata la sua volontà di lottare contro la segregazione razziale in Sudafrica per l’uguaglianza in un mondo che lui come altri sognava: senza confini e senza colori.
È morto! E noi lo ricordiamo  con parole che ne sottolineano la grandezza e che sono vicini al suo pensiero:

MANDELA IL LEONE

Ascolta il poeta lontano da te
Ma vicino al tuo cuore.
MANDELA - il leone
Tu non sei solo Mandela
Tu sei il Messia
Che abolisce la repressione
Non per instaurare un'altra
Eterno dualismo tra il bianco ed il nero,
Bensì
Per seppellire la sordida povertà
In una terra
Libera
Per
L'amore del Cuore e dell'anima.
A quando il tuo ruggito di speranza
Speranza di una terra senza razzismo
Mandela - il leone
Il tuo regno ti domanda
Mandela il leone

Boubacar Traoré, 1942 in Kayes, Mali

IO ACCAREZZO UN SOGNO

 Io accarezzo un sogno: che i miei quattro figlioletti possano vivere un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per la qualità della loro indole.
Io oggi accarezzo un sogno: che un giorno lo stato dell'Alabama, dove attualmente le labbra del governatore gocciolano parole d'intervento e annullamento, si trasformi in modo da consentire ai bambini neri e alle bambine nere di unire le loro mani a quelle dei bambini e delle bambine bianchi per camminare tutti insieme come fratelli e sorelle.
Io accarezzo un sogno oggi: che un giorno ogni valle venga innalzata, ogni collina e ogni montagna abbassata, che i luoghi impervi vengano spianati e quelli contorti raddrizzati e la gloria del Signore sia rivelata e possano vederla tutti insieme allo stesso modo. Questa è la nostra speranza. Questa è la  fede con cui faccio ritorno al Sud. Questa è la fede mediante la quale potremo ritagliarci dalla montagna della disperazione una pietra di speranza. Questa è la fede mediante la quale saremo in grado di  trasformare le stridenti dissonanze della nostra nazione in una stupenda sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo capaci di lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, difendere la libertà insieme, certi che saremo liberi un giorno.

MARTIN LUTHER KING leader dei diritti civili.
Discorso pronunciato a Washington il 28 agosto 1963

LIBERTA'

La libertà non verrà
oggi, quest'anno
o mai
tramite il compromesso e la paura.
Io ho gli stessi diritti
di chiunque altro
di camminare
con le mie gambe
e possedere la terra.
Sono stufo di sentirmi ripetere
Lascia correre
Domani è un altro giorno
Non mi serve la libertà da morto.
Non posso vivere del pane di domani.
La libertà
è un seme robusto
seminato
nella grande necessità.

Io pure vivo qui.
E voglio la libertà
esattamente come te.

Langston Hughes. (Joplin, 1º febbraio 1902 – New York, 22 maggio 1967)
Poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista statunitense

sabato 30 novembre 2013

30 novembre. Festa della Toscana.


Giovanni Esposito nelle vesti del Granduca

Il 30 novembre è festa in tutta la Toscana per ricordare un momento storico importantissimo: l’abolizione della pena di morte ad opera del Granduca Pietro Leopoldo. Le celebrazioni si susseguono in tutto il territorio, coinvolgendo un’utenza di ogni età ma essenzialmente le scuole per l’alto valore educativo dell’evento. Anche l’Archivio Storico del Comune di Firenze ha partecipato  alle iniziative,  affidando all’attore Giovanni Esposito il compito di vestire i panni del Granduca e di ricordarne l’operato attraverso il suo pensiero su come governare un popolo posponendosi ad esso negli obiettivi sociali di benessere e di comunanza. Nella Sala dell’Archivio da poco restaurata in stile Barocco e Neoclassico, nei colori lorenesi del bianco e del giallo paglierino, siamo stati ospiti del Granduca, personaggio carismatico, lungimirante e illuminato. Giovanni, perfetto nei panni di Pietro Leopoldo ci ha guidato con un’espressione coinvolgente in atti e parole in una modernità spesso dimenticata  in cui il sovrano deve essere a servizio del popolo e non viceversa. Una storia che deve essere portata nelle scuole per il suo grande valore morale implicante il rispetto e la dignità di ogni individuo, secondo i dettami di Cesare Beccaria, e che il Granduca Leopoldo realizzò nel 1786, promulgando la legge che faceva della Toscana il primo Stato ad aver abolito la tortura e la pena di morte; un impegno educativo in cui si è profuso l’Archivio. Firenze da sempre sensibile a questi momenti ne celebra l’importanza ogni anno con la festa istituita dalla Regione toscana il 30 novembre 2000. Nel cortile della Dogana di Palazzo Vecchio, è stata posta una lapide marmorea commemorativa, la cui epigrafe composta dal georgofilo Giuseppe Pelli Bencivenni, così recita:  
Per memoria della Toscana felicità quando Pietro Leopoldo con legge de’ 30 novembre 1786 la pena di morte, l’infamia, la tortura, ogni delitto di lesa maestà colla confiscazione delle sostanze cancellò per primo in Europa dalla vecchia legislazione.
La legge di Pietro Leopoldo chiudeva un periodo di barbarie e iniziava una nuova storia dell’umanità.

domenica 24 novembre 2013

La violenza non è solo una ferita da coltello.


Edvard Munch. Malinconia

 Storia di Rosa


Rosa aveva sognato tutta la vita l’abito bianco. Aveva trent’anni e non era fidanzata. A quei tempi, a quell’età si era già zitella. Sposarsi voleva dire  uscire di casa e diventare indipendenti (anche se spesso non era così). Voleva dire uscire dalle quattro mura domestiche. Mentre china sull’orlo accarezzava l’abito bianco che stava confezionando per la sorella, sorrideva tra  sé. Lieve la mano scivolava tra le pieghe e gli occhi lucidi,  denunciavano il desiderio mal represso di voler cucire anche  per sé un abito nuziale.
In casa non poteva dedicarsi molto tempo. La famiglia era numerosa e lei doveva badare ai fratelli. A volte diceva che era come se già si fosse sposata perché dopotutto una famiglia l’aveva cresciuta (quattro fratelli era un nucleo numeroso). Man mano poi la casa cominciò a svuotarsi, ognuno cercava altrove la propria strada e si allontanava per lavoro. E passava anche il tempo della sua vita. Un giorno Rosa si recò a far visita a uno dei fratelli. Sul treno  incontrò un uomo che intrecciò subito un discorso. Era timorosa per la poca esperienza di vita ma quell’incontro fu per lei come l’aprirsi di un orizzonte. L’uomo l’affascinò e un giorno si presentò a casa sua con la promessa del matrimonio. Rosa dapprima timida e impacciata, cambiò. Gli occhi le si illuminarono. Sentì dentro di sé una grande gioia. Si sentì donna. Era felice! E già pensava ai preparativi. Avrebbe confezionato anche per sè l’abito da sposa a lungo sognato. L’uomo le fece mille promesse…che l’avrebbe portata lontano. Si fece comprare abiti con questa chimera. Ma alla sera del terzo giorno tutto cambiò. Non più amore ma freddezza e fastidio annullarono ogni speranza. La mattina, l’uomo ripartì in treno portandosi via gli abiti nuovi per una destinazione sconosciuta, segnando la fine di ogni promessa. Rosa lo seguì sulla soglia ma nel commiato ebbe  solo  una stretta di mano e non seppe più nulla di lui.
La violenza era stata troppo forte. Per la prima volta Rosa aveva provato un sentimento ma era stata violentata in modo atroce con l’annientamento di ogni speranza. Fu allora che cominciò a morire. Piano, lentamente, senza un lamento, senza che trasparisse la sua angoscia. Riprese a lavorare ma i lunghi silenzi erano eloquenti. La casa si era svuotata e lei era sola col suo ricordo. Incominciò a non mangiare più sufficientemente. Il male  si stava già impadronendo di lei. Era ormai diventata l’ombra di sé stessa. La spina nel cuore la lacerava più di una lama o di un colpo di arma letale e gli occhi si spegnevano lentamente. Ogni cura fu inutile. La violenza subita l’aveva lacerata dentro e ormai non si accorgeva nemmeno più di avere un cuore. Il male diagnosticato fu inesorabile come l’uomo che l’aveva illusa e abbandonata per sempre. Morì in un giorno caldo di giugno mentre il giardino profumava di rose. Andò via col suo candore, la sua innocenza e una parvenza d’amore, adornata di rose profumate come il suo nome.




sabato 16 novembre 2013


A Pietro
BUON COMPLEANNO

La chioccia turchina

Che schiamazzo nell’aria
è nato, è nato.

La chioccia turchina
gridava felice
nell’aia fiorita:
è nato un bambino
piccino piccino
diceva ai pulcini
dai toni  turchini

Correte, gridate, suonate
e ballate
è nato Pietrino
*************
Un anno è passato
tutto è cambiato
mi sento già grande

Son proprio un omino
vivace e felice

Evviva la vita
coi toni fioriti

13 novembre 2013

sabato 9 novembre 2013

La “Lavandaia”di Paul Guigou a Palazzo Pitti



 Paul Guigou (1834-1871), Lavandaia, 1860

Continuando con la mostra “Gli Impressionisti” a Palazzo Pitti.
Nella prima sala dove sono esposti alcuni quadri degli “Impressionisti” si viene subito colpiti dalla luce che emana la “Lavandaia” di  Paul Guigou. Il pittore ritrae la donna di spalle ma si intuisce dalla posizione la natura del lavoro che sta svolgendo, tuttavia  potrebbe anche essere  un’attenta osservatrice  del paesaggio che si scorge in lontananza, che è quello provenzale. L’occhio del visitatore segue la luce, che  diffusa a macchia anche tra le pieghe dell’abito con un colore compatto e pastoso è la vera protagonista in un’atmosfera di caldo opprimente.