domenica 31 maggio 2026

Rothko a Palazzo Strozzi

Rothko a Palazzo Strozzi   

     La mostra allestita a Palazzo Strozzi  che raccoglie le opere  dell’artista Rothko,  è in successione una coniugazione di colori e vita; un’immersione nell’anima di un artista che dopo varie esperienze   fa  del colore  lo strumento per  raccontare la vita, e non solo la sua, ma di tutti coloro che  fermandosi a osservare, a vedere e  a emozionarsi, si immedesimano nell’opera stessa in  un dialogo muto con l’artista.   Innamorato di Firenze e dei meravigliosi artisti del Quattrocento resta folgorato  dalla trascendenza umana  del Beato Angelico, mentre visita le celle dei monaci in San Marco. Ne resta  colpito nell’intimo e fa suo  l’uso del colore: tenue, celestiale,  impalpabile. Le didascalie, che ci illustrano il suo iter di vita, raccontano che in tale contesto nascono opere essenziali, la cui campitura è solo il colore pastello che dona  bellezza e armonia all’anima e in cui si profila il senso dell’arte  quale da lui intesa:adesione netta  tra opera  e spettatore di cui l’arista è trade union. Resta affascinato dal senso  dello  spazio  della Biblioteca Laurenziana, chiuso all’esterno, volto all’introspezione. L’atmosfera cambia, nelle sale il silenzio incombe e i colori mutano simbolicamente nella scelta, diventano cupi, terrei, si avverte qualcosa di opprimente in sintonia con lo studio dell’inconscio condotto dall’artista, ci si concentra sui colori che testimoniano l’ultima fase della sua esistenza e come una poesia solo rappresentata, ne esprimono il pathos e l’insofferenza. Rothko, maestro dell’arte moderna, ha realizzato il suo progetto di vita, fare dell’arte un mezzo per sperimentare, conoscere e conoscersi. L’arte è  in lui, pura  poesia; si può sfogliare e leggere come un libro  e rendere i colori elementi vivi che cambiano come i nostri stati d’animo e le nostre età. Nel commiato ritorna il suo autoritratto che assume nei colori e nella posa una valenza in cui l’artista  sembra ora compiaciuto di se stesso e di ciò che ci ha regalato in una comunione di pensiero.

Fino al 23 agosto 2026

Quando il dolore uccide


 

 

 

In memoria di Francesca Anastasio

Quando il dolore uccide

Cara Francesca, ricordo quel giorno, quando raccontavi la perdita di tuo figlio Dodò Gabriele, di undici anni, vittima innocente di ‘ndrangheta, ucciso per sbaglio in un agguato a Crotone nel settembre del 2009. mentre giocava a calcetto; al momento parlavi senza lacrime ma con una forza da cui traspariva un dolore immenso, profondo di un cuore travolto, spezzato, annientato. Ti guardai per tutto il tempo raccontare composta, chiusa per sempre in un dolore che non si poteva scalfire, e l’emozione mi vinse, mentre le lacrime scendevano senza ritegno. Eri grande, grande nel tuo dolore, che arrivava a ciascuno in ogni tua parola. Io mi sentii piccola piccola di fronte al tuo coraggio mentre parlavi del bimbo che ti era stato ignobilmente strappato. Forse, se gli autori di tali crimini, potessero sentire il tuo dolore, forse potrebbero aprirsi a una speranza per loro e per noi. Ma ha cuore chi crede di poter entrare con violenza nella vita altrui e strappargliela a forza?. Oggi tu Francesca sei andata via, ma hai ampiamente diffuso tra i giovani, insieme con tuo marito Giovanni, la storia di Dodò, per educarli al rispetto e alla legalità, e LIBERA è una forza coadiuvante che lavora incessantemente contro un tale male. A noi lasci un messaggio importante: di lottare contro ogni violenza, che semina morte, e di gridare che nessuno ha il diritto di strappare il figlio a una mamma e di lacerarne il cuore fino a farlo morire di dolore. Cara Francesca, ora puoi riabbracciare il tuo Dodò; arrivi a te, chiusa nella stella più luminosa, che da oggi brilla nel tuo nome, il nostro più caro abbraccio.