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Ezio Bosso, un grande
musicista,
un grande uomo che
insegna il valore della vita.
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venerdì 26 febbraio 2016
Quando la musica insegna la vita
lunedì 15 febbraio 2016
Henri de Toulouse-Lautrec, l'espressione della vita
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| Jane Avril che balla, 1893 |
La morte a
37 anni porrà un freno prematuro alla sua arte, alla sua capacità di indagare,
di guardare dentro gli uomini e le cose, tasselli della sua conoscenza, del suo modo di ritagliarsi la vita in quel
mondo apparentemente affascinante della Belle Epoche, del Moulin Rouge. Non un
lampo di gioia o di felicità si coglie nelle sue opere ma un senso del
grottesco in cui egli si mette in gioco con le sue stravaganze, un eloquente rincorrere la vita che non ebbe. Notevole è il
forte espressionismo dei personaggi, espressioni del suo modo di scavare, di scandagliare per
trovare un senso alla vita, alla sua vita.
Nella
ricchezza delle sue opere, trovo la presenza del suo animo anelante ad ergersi
in quello spazio che la natura gli ha negato e ripiegato verso il basso, una
dimensione che fa di lui un gigante dell’osservazione e di una rappresentazione
dell’uomo, affidata ad una tecnica personalissima che non trova pari.
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| Ballo al <<Moulin Rouge>>, 1890 |
L’arte ha
il grande pregio di narrare l’esistenza e l’intera realtà con un linguaggio che
apparentemente muto risuona nello spettatore con sonorità atta a farti aprire
gli occhi, a guardarti dentro, a scoprire attraverso forme, linee e colori
quella diversità che evidente in alcuni, ognuno di noi si porta dentro fatta di
pregiudizi, di isolamenti, di individualismi che troppo speso ci impediscono di
cogliere il senso più vero di una vita, della vita, della nostra stessa vita.
Cosa si
cela dietro le maschere che Tolouse Lautrech applica ai suoi personaggi? Forte
è lo sguardo verso chi fa dell’arte uno strumento di vita, di piacere, di
sopravvivenza, ma essenzialmente verso sé stesso per vivere almeno in apparenza
l’avventura di una vita che gli fu ostile. E se non fosse stato così poco
benvoluto dalla vita a quale genere di arte si sarebbe rivolto? Forse la stessa
o avrebbe prodotto qualcosa che non sapremo mai. Intanto lo scorrere delle sue
opere è un’indagine minuziosa e accurata dell’animo umano che l’arte è in grado
di rivelare.
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| <<Moulin Rouge>>: La Goulue, 1891 |
mercoledì 27 gennaio 2016
Shoah, il giorno del ricordo
Shoah, il giorno del
ricordo, per non dimenticare
Il 27 gennaio dedichiamolo,
insieme, al ricordo delle vittime che indifese furono costrette a subire la
fine dei propri sogni, della propria vita. Ripensiamo insieme e ricordiamo con
uno sguardo al presente il genocidio degli ebrei, il 27 lo ricorda e la scelta
della data non è casuale, dato che il 27 gennaio 1945 il mondo conobbe gli
orrori del campo di sterminio di Auschwitz, dove trovarono la morte uomini,
donne e bambini a causa dell’ideologia nazista in nome della razza pura.
Ricordiamo questo giorno in
comune silenzio, stretti l’un l’altro a formare una catena contro il
negazionismo e l’antisemitismo, affinché non si ripeta ciò che degradò l’uomo
allo stato animalesco.
Dobbiamo essere tutti attenti e
vigili, pronti a informare e a diffondere, a educare, a recepire le
testimonianze, i ricordi e i racconti dei sopravvissuti, affinché i giovani
sappiano e si educhino ai valori etici in nome del rispetto, della dignità,
dell’eguaglianza contro ogni recrudescenza di violenza, frutto dell’ignoranza.
Che il 27 ci trovi tutti
accomunati nel ricordo tragico e doloroso di quella follia che annebbiò le
menti e che sconvolse i cardini stessi dell’umanità.
Uniamoci contro ogni forma di
brutalità e che la “storia” sia per tutti ancora maestra e madre perché si
superi con un afflato quello stato di miseria umana e si alimentino le radici
di un bene comune.
Riflettiamo, perché solo il
pensiero veicolato può mutare tali orrori in una promessa, in una speranza che
non si ripeta una simile “notte”, la più triste, la più buia, quella che
sottrasse alla mente il nome “fratello”.
domenica 17 gennaio 2016
Il sentimento della scuola tra docente e discente
giovedì 7 gennaio 2016
Quando le luci si spengono
Il presepe di Arturo Martini.
Mostra: "Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana".
Palazzo Strozzi. Firenze
Ho spento le luci del presepe, le luci multicolori
dell’albero e quelle che adornavano il giardino e una nota di tristezza si è impadronita del mio
cuore.
Nella notte della Befana, come una volta ho posto nella capanna i re Magi e sono ritornata all’improvviso indietro nel
tempo mentre ho sentito una mano sfiorare lievemente la mia.
È durante le feste che anche nella gioia si materializzano
le presenze del passato, la mano di mia madre non mi abbandona e la notte della Befana non mi è facile addormentarmi, mentre tornano alla mia mente dolci i ricordi e
guardo teneramente la mia bambola Titty che conta ormai sessantacinque anni nel candore
di un tempo che sembra essersi fermato nei suoi occhi che ancora mi incantano.
giovedì 24 dicembre 2015
Con il Natale nel cuore
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BUON NATALE e FELICE ANNO NUOVO
a tutto il mondo
con speranza e amore
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domenica 13 dicembre 2015
Meraviglia dell'arte:gli affreschi di Benozzo Gozzoli a Montefalco
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| Benozzo Gozzoli, Storie della vita di San
Francesco, La Nascita
di san Francesco, la Profezia
del pellegrino e l'Omaggio dell’uomo semplice (Scena 1) |
L’ Italia è tappezzata da magnifici borghi che le conferiscono bellezza e ricchezza di valori artistici, uno di questi è Montefalco. Il borgo domina un’ampia vallata che da Perugia si estende sino a Spoleto e per la sua incantevole posizione è chiamata “Ringhiera dell’Umbria”.
Montefalco conserva integra la
struttura medioevale con le mura
cittadine, stupendamente conservate e le
quattro porte d'ingresso. L’urbanistica
riporta indietro nel tempo e con palazzi e chiese ne ripercorre la
storia costellata dalla presenza di personaggi importanti tra i quali la
mistica agostiniana S. Chiara della Croce (1268-1308) e il pittore Francesco
Melanzio (1460-1519) allievo del
Perugino. Il borgo ebbe momenti di storia molto importanti, accolse i pontefici Nicolò V e Giulio III e ospitò
i due imperatori svevi, Federico Barbarossa e Federico II che nel 1249 le
impose il nome di Montefalco.
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| Benozzo Gozzoli, Storie della vita di San Francesco, La Rinuncia degli averi (Scena 3). |
Nel Rinascimento, Montefalco divenne culla di artisti di
chiara fama che hanno lasciato preziose testimonianze.
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| Benozzo Gozzoli, La Morte e l’Assunzione in cielo di Francesco (Scena 12). |
Ma come per ogni forma d’arte, l’opera e il luogo vanno visitati direttamente, perché ogni
espressione sarebbe inadatta a descriverli e bisogna ammirarli muniti di amore per l’arte e vestiti di umiltà
perché gli affreschi tolgono il respiro e se ne può pregustare la bellezza dai
riquadri qui inseriti.
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