giovedì 30 settembre 2010

Quella scodella vuota..., nelle mani di un bambino




Quanti sono 40, 70, 100 e più milioni di euro? Come si contano? Dove si conservano?
Viene spontaneo chiedersi tutto ciò, quando a qualcuno è riservato il privilegio di vederli tutti insieme, di stringerli in palmo e di programmare…pochi, pochissimi i privilegiati a fronte della massa di diseredati.
Poi, prendi in mano per caso questa immagine e sei assalita violentemente da commozione e rabbia.
Ormai non è necessario andare molto lontano per vedere scene come questa; ormai la sofferenza, la fame, la miseria, la massa di diseredati sta raggiungendo la nostra casa, dove forse il vivere quotidiano non è ancora per tutti, disperazione.
Quelle scodelle vuole ci richiamano al dovere dell’umiltà, al dovere di guardarci dentro per vedere fino in fondo la realtà e chiederci se sia giusto un mondo diviso in due, dove  la minoranza di chi ha, vince sulla stragrante maggioranza di chi non ha.
E se avessimo meno disuguaglianza? Se i parametri che ci dividono fossero meno accentuati? Se rinunciando a qualche agio, potessimo insieme riempire quelle scodelle in qualsiasi angolo del mondo? Forse il potere ci sovrasta? Forse temiamo anche una benché minima rinuncia? Eppure ogni “credo”, alla sua radice, predica il senso di umanità che dovrebbe appartenere a tutti.
Non sono i 40 o 70 milioni di euro a sconvolgere chi nel quotidiano vive con dignità e umiltà ma la differenza sostanziale che essi rappresentano in un mondo in cui molte, troppe scodelle restano vuote, iniziando dal nostro vicino di casa.


Kathe Kollowitz, Kaliningrad, 1867-Moritzburg, 1945
Deutschlands Kinder Hungern (1924) 

                                                                          Anna Lanzetta
                                                                      annalanzetta@libero.it