mercoledì 20 marzo 2019

Il mio compleanno

Il mio compleanno tra i colori e i profumi di
un bouquet meraviglioso di figli, nuore e nipoti,
tra affetti,  tenerezze e infiniti amici

18 marzo 2019

martedì 19 marzo 2019

18 marzo 2019, il mio compleanno

Il mio compleanno ricco di presenze, di fiori e di innumerevoli pensieri di amici, parenti e conoscenti.  
 Parte del bouquet che mi hanno regalato Giovanni, Martina, Pietro ed Elia, 
Alessio, Rossana  e Penelope, Alfredo e Valentina. 
Il meraviglioso augurio di Pietro

Fiore di  rododendro di Aldo
                                                               
Rose e tulipani del bouquet dei ragazzi
Grazie a quanti avranno la bontà di condividere con me questa mia speciale ricorrenza

martedì 5 marzo 2019

A spasso tra le tradizioni:“ALESIO”, la maschera di Sarno

ALESIO


Ogni città con una cultura, una tradizione e un  Carnevale che si rispetti possiede una maschera  che la rappresenta e anche Sarno ha la sua maschera.  Alesio ha  il  volto  dipinto con due colori, l’azzurro e il giallo: il primo indica l’infinito e la vita, perché è il colore del cielo; il secondo, invece, indica i territori sotterranei e la morte, perché nell’antichità i morti venivano dipinti di giallo. Quindi, le due tonalità indicano leterna sfida tra la vita e la morte. Alcuni invece ritengono che il volto rappresenti il sole e la luna che ha comunque la medesima simbologia dualistica tra la luce e l’oscurità. Caratteristico  era il suo incedere tra la folla con un fischio sibilante, piegandosi ritmicamente sulle ginocchia, preceduto e seguito da giovani che lo imitavano.
Anticamente il carnevale a Sarno si chiudeva con la “Morte del Carnevale” che nel martedì grasso, alla fine della festa veniva processato e condannato ad ardere in piazza, utilizzando il  suo fantoccio, ma  Alesio, prima di essere bruciato, implorava di avere ancora un’ora di tempo per fare testamento. Qui di seguito viene riportato il testamento, allora letto da un narratore, dove si possono evincere tutte le caratteristiche e le località  del paese:
  • A mio padre, re del lardo e della cotica, lascio i trenta maiali del porcile di Castagnitiello.
  • A mia madre regina delle scrofe, lascio il moggio di ulivi al Cantariello.
  • A mia sorella regina delle pacchiane, che si è sposata senza che io potessi vederla, lascio la sottana di mia nonna che non ha mai usato.
  • Voglio che le mie budelle siano cosi divise: lascio i peli duri come setole al calzolaio di via Laudisio.
  • Ai litigiosi di Piazza Municipio lascio i miei testicoli.
  • A Michele il sordo lascio le mie orecchie.
  • Lascio la mia lingua a coloro che parlano sempre della gente di Sarno, e fanno continuamente cause.
  • Al macellaio di cappella vecchia lascio il mio intestino perché ne faccia salsicce.
  • Ai contadini di Episcopio i femori, perché si facciano il brodo durante la pioggia.
  • Alle donne di Sarno lascio i miei lombi per le notti insonni.
  • Ai bambini la vescica per fare palloncini, alle ragazze la coda, ai finocchi i muscoli.
  • Lascio i talloni ai corridori e ai cacciatori, ai ladri lascio le unghie e a colui che sta leggendo il mio testamento lascio la corda che porto sempre con me, perché ci si leghi il collo per impiccarsi.”
Oggi la tradizione della “Morte del Carnevale” non è più attiva. Al suo posto, da qualche anno viene proposto il carro allegorico dedicato alla maschera Sarnese. Oltre a valorizzare l’immagine del personaggio tipico, i figuranti  a seguito formati da cantanti, ballerini e attori ripropongono la storia della maschera e la storia del paese. Un vero spettacolo emozionante ricco di cultura, tradizione e sapori della terra nostra. Infatti il Presidente Buonaiuto dell’Associazione Carnevale Sarnese ha dichiarato: “Che sarebbe il Carnevale Sarnese senza la nostra amatissima Maschera di Alesio? Probabilmente una manifestazione carnevalesca come tante altre delle città vicine: incolore e insapore. Invece con Alesio è tutto diverso, è il simbolo stesso della nostra millenaria comunità, come un sigillo di antica nobiltà posto sul Carnevale, perché sono poche le città che possono vantare una propria maschera, e Sarno è una di queste poche.

Grazie per le informazioni da cui ho attinto.
La ricchezza di un paese è nella sua memoria e ringrazio quanti a Sarno si prodigano per mantenerla viva nelle nuove generazioni.

lunedì 11 febbraio 2019

Firenze. Il ritorno della tavola di Sant'Antonio Abate nella Basilica di san Lorenzo

Sant'Antonio Abate restaurato


Dopo un  restauro, durato quasi un anno, condotto da Lucia Biondi, torna a risplendere con colori brillanti e nuova luce, nella Basilica di San Lorenzo, una tra le chiese più antiche di Firenze, la tavola quattrocentesca raffigurante Sant’Antonio Abate in trono tra due santi medicei, San Leonardo, abate francese nelle sembianze di un giovane diacono che regge le tenaglie per liberare i prigionieri che avrebbe ritenuto innocenti e  San Giuliano Ospitaliere, in veste di cavaliere con la spada, che secondo la leggenda, avendo ucciso per errore i suoi genitori espiò la sua pena traghettando viandanti e pellegrini sul fiume Potenza in Italia,  temi riportati con Sant’Antonio che sfugge alla tentazione, nella predella, che a corredo merita, con l’intera opera, una visita. per eleganza e raffinatezza. L’opera è stata restaurata dai Friends of Florence, la cui  Presidente, Simonetta Brandolini d’Adda, così si esprime: Un’altra opera restaurata dai Friends of Florence ritorna nella splendida basilica di San Lorenzo, siamo molto felici di aver contribuito a un recupero conservativo che ha consentito di aggiungere nuove informazioni utili a una maggiore conoscenza del manufatto e dell’artista. Il compito della nostra fondazione è proprio collaborare con le istituzioni e i professionisti per consentire alle generazioni presenti e future di fruire di questo patrimonio e crescere nei valori della cultura occidentale. Ringrazio la donatrice Prof.ssa Sarah Wiggins, Monsignor Marco Viola priore della Basilica di San Lorenzo, l’Opera Medicea Laurenziana, la Dott.ssa Monica Bietti per la Soprintendenza, la restauratrice Lucia Biondi che ha eseguito l’intervento insieme al suo staff e la Dott.ssa Nicoletta Pons che ha approfondito lo studio storico artistico dell’opera ampliandone la conoscenza.” La tavola, attribuita al “Maestro del Tondo Borghese”, un minore, attivo fra Quattro e Cinquecento, a Firenze e forse in Romagna,  dopo il restauro, è stata collocata nella cappella Da Fortuna, mentre venne dipinta per quella dei Taddei (dei quali è visibile lo stemma), quinta della navata sinistra della basilica. L’opera,  presentata nel corso della conferenza stampa del 6 febbraio, nella cappella della Basilica di San Lorenzo con dovizia di particolari da tutte le maestranze, dal restauro che è stato  piuttosto lungo come  ha spiegato Lucia Biondi:- i problemi principali erano soprattutto un' infestazione da insetti del legno molto aggressiva e una fragilità del colore molto estesa-, alla conservazione,  dovuta alle future generazioni, come viene sottolineato, dalle ricerche storico-artistiche agli approfondimenti, ha evidenziato in ogni aspetto il lungo e complesso lavoro per ridare vita a un’opera, di cui il logorio del tempo ci avrebbe privato, ma l’emozione più forte ci è stata comunicata dal fervore con cui le maestranze si sono profuse nel raccontare le fasi di un lavoro corale da cui è riemersa l’opera, un lavoro derivante dall’amore per l’arte, per la cultura, per la bellezza di ciò che ci circonda e che chiede a tutti noi protezione e conservazione, specialmente in questo nostro tempo quando troppo spesso i valori e la ricchezza dell’arte vengono elusi. E all’improvviso, di fronte a tali testimonianze, è come se la Basilica si fosse illuminata di una nuova luce in un incrocio tra l’opera e l’emozione da essa derivante.

domenica 13 gennaio 2019

Il nuovo allestimento di gemme al Museo Archeologico di Firenze




Ifigenia in Tauride con Oreste e Pilade 
età giulio-claudia (rilavorato in epoca moderna?)  XVI sec. (montatura) / sardonica, oro, smalti
Il 14 dicembre 2018 è stata inaugurata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze la nuova sezione museale dedicata alla “Collezione di gemme antiche dei Medici e dei Lorena” grazie alla donazione di Friends of Florence. Il  riallestimento, in conferenza stampa, è stato presentato da Stefano Casciu, Direttore del Polo museale della Toscana, Mario Iozzo, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze,  Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente della Fondazione Friends of Florence e Riccardo Gennaioli, Funzionario dell’Opificio delle Pietre Dure, che hanno illustrato l’intero iter del lavoro  per la selezione delle gemme in cui sono rappresentate tutte le classi collezionate dalle due dinastie: antichi sigilli, cammei, intagli, paste vitree, gemme magiche, anelli, con la montatura originale di epoca romana o per la maggior parte rinascimentale, realizzati in calcedonio, sardonica, corniole, zaffiri e granati,  le più pregiate pietre preziose dell’Antichità.
Dopo due anni di studio e di preparazione, selezionate tra 2300 esemplari, tornano a risplendere 432 gemme: babilonesi, greche, etrusche, romane e post-classiche, dall’epoca Carolingia al Rinascimento,  per un arco cronologico che va dal 2300 a.C. circa fino agli inizi del Settecento. Nelle teche collocate lungo il Corridoio di Maria Maddalena de’ Medici sono esposte gemme,  racchiuse in pregiate cornici di oro, smalti e altre pietre preziose, in alcune delle quali  si vuole riconoscere  la mano di Benvenuto Cellini e della sua bottega.  Le  didascalie  offrono approfondimenti sulle materie prime, sulle iconografie, sulla storia e la formazione della collezione e sui loro antichi possessori. Ogni gemma  è armonia di bellezza, di eleganza e di raffinatezza. Le tecniche dell’incastro e dell’intaglio dimostrano la bravura degli artisti del tempo, la loro creatività ed esemplificano il gusto dell’epoca e il fascino del collezionismo: diaspro rosso, plasma oro, cristallo di rocca, ametista, oro, smalti, diamanti e zaffiri. Raccolte inedite di gemme, cammei, intagli di età repubblicana e imperiale. Agata, calcedonio, onice, corniola e acquamarine  incantano.  


 Busto di Baccante o di Dioniso 
prima metà del I sec. a.C. (cammeo) /XVII sec. (montatura) / sardonica, oro

Intagli greci di età classica ed ellenistica catturano. 104 metri di esposizione con  34 vetrine dove l’occhio non si riposa ma scatta fulmineo per scegliere la gemma più bella  ma senza riuscirvi, tale è la magnificenza di tutte. E tra le tante,  fermano il passo  le gemme magiche e astrologiche: ematite, diaspro, lapislazzuli, pasta vitrea, che ci riportano ad un tempo antico  di credenze.  Di teca in teca, si giunge alla fine del percorso del corridoio realizzato fra il 1619 e il 1620 dall’architetto Giulio Parigi su commissione di Cosimo II de’ Medici, come prolungamento del Palazzo della Crocetta verso la Basilica della SS. Annunziata, con un affaccio riservato, il cosiddetto Coretto, dal quale la Principessa poteva assistere, protetta da una grata, alla S. Messa. Il luogo non è visitabile perché troppo angusto ma un video, touch-screen, pannelli luminosi e filmati raccontano la storia della Principessa e mostrano la struttura del Coretto, rimasto inalterato dal 1620 e gli interni della Chiesa della SS. Annunziata di cui si possono ammirare tutti i particolari.
 

 Ercole che trattiene per la veste una figura femminile 
 I sec. a.C.(?), seconda metà del XVII sec.  calcedonio, argento, smalti, diamanti, rubini (o granati) 
 
In questo luogo, ogni elemento  si veste di fascino, è come entrare in un mondo non del tutto rivelato e il pensiero va a quanti tesori non sono ancora  visibili. L’allestimento  provoca  emozioni, considerando la capacità che ha avuto l’uomo, in ogni tempo di creare bellezza, ricchezza e ornamento  destinati allora a un ceto elevato e che oggi tutti possiamo ammirare (evoluzione dei tempi), grazie all’interesse di chi ha saputo conservare come memoria.  Il percorso e l’allestimento, a partire da Lorenzo il Magnifico, che aveva acquistato alcuni esemplari dalla pregevole raccolta del cardinale veneziano Pietro Barbo, poi Papa Paolo II (1464-1471),  ripercorre la formazione della prestigiosa raccolta  fino a Gian Gastone de’ Medici e a Pietro Leopoldo Asburgo-Lorena, passando per il Duca Cosimo I, la  moglie Eleonora di Toledo, il Cardinale Leopoldo de’ Medici (il “principe dei collezionisti”) e l’Elettrice Palatina,  Anna Maria Luisa de’ Medici. L’intero allestimento coinvolge per la passione  che traspare da chi ha condotto il lavoro e lo ha presentato con molta premura, compresa la fotografia, che arricchirà il catalogo, una serie  di azioni, uno studio accurato per mostrarci le gemme nei particolari che all’occhio nudo sfuggirebbero. 





Imperatore che sacrifica alla Speranza  
 I-II sec. D. C. / sardonica, metallo dorato


Questa è la cultura che alimenta il pensiero, la conoscenza, che insegna, un passato senza il quale non potrebbe esserci né  presente né futuro. Un allestimento che invita a riflettere sul lavoro certosino dell’uomo e sulle sue capacità espressive. Un esempio di come l’arte è stata ed è in tutti i tempi frutto del genio umano e specchio di un’epoca. Un allestimento che pone su un piano di continuità il lavoro di molti: reperire, estrarre, lavorare, intagliare, incastonare e trasformare, il desiderio e la passione da chi  ha commissionato e acquistato, a chi ha conservato e tramandato.  Un’immensa  ricchezza di cultura, la sola che può alimentare lo spirito specialmente dei giovani ai quali dobbiamo affidare la tutela del nostro patrimonio.

Una saletta introduttiva, realizzata dagli architetti Simone Martini e Chiara Fornari dello studio Machina, dotata di pannelli e fotografie retroilluminati, touch-screen, video e filmati, realizzati da Marcello Fittipaldi e Davide Morena di Sideways, con testi di Stefania Berutti, immette e guida i visitatori alla scoperta e all’esame di tutte le gemme esposte, che si potranno ammirare nel dettagli, ingrandire ed esplorare attraverso immagini digitali.  




 

lunedì 7 gennaio 2019

Firenze, l'albero di Piazza Santa Maria Novella




Le feste sono finite,

ma resta negli occhi lo sfavillio dell’albero di  Natale 

di  Piazza Santa Maria Novella 

dai molteplici colori

lunedì 31 dicembre 2018

Buon Anno



Con l’augurio che il 2019 sia per tutti, vicini e lontani, fecondo di luce e di affetto  e che ogni cuore gioisca per il  fratello che sorride speranzoso.

  
Il fiore della speranza