martedì 26 luglio 2011

Quando l’opera d’arte emoziona e ferma il passo




Mirò, Pittura-poema (Musica, Senna, Michel, Bataille et me), 1927, Volkart Foundation, Svizzera

Con molte curiosità sono entrata in Palazzo Strozzi per visitare la mostra dal titolo: Picasso Mirò Dalì. Giovani e arrabbiati: La nascita della modernità.
Amo il contatto diretto con i quadri e amo vivere l’emozione dell’opera che alla vista, mi ferma il passo.
E Musique ha fermato i miei passi.
La massa rossa che tondeggia su figure dai contorni incerti mi ha incuriosito. Forse è il sole, ho pensato, che segna il mutare delle stagioni dell’uomo nel cammino della vita?.
Mi fermo e leggo: Musique e poi Seine e poi Michel, Bataille et moi.
La pittura di Mirò mi insidia.
Il suo linguaggio simbolico e surreale mi trasporta in un mondo fiabesco dove rapporto ogni elemento a una forma, a una realtà intima, profonda, pura, sussurrata.
Mi catturano i suoi silenzi che proiettano altrove la mia fantasia.

Mi intriga l’opera d’arte che si sottrae a una lettura immediata, l’opera che non mi si rivela al primo impatto e che mi sollecita un’indagine tra significato e significante; tale era per me Musique.

Nel silenzio metafisico di una realtà quasi monocroma, l’associazione di punti, posti ad arte, indica vari personaggi e tra questi, tre, che la parola identifica e che camminano di notte sui Lungosenna parigini. Non solo pittura dunque ma poesia; non solo poesia ma musica come si legge. E resto a lungo affascinata dalla sincronia dei linguaggi e dalla massa rossa da me non del tutto identificata.
Una pittura onirico-fantastica, i cui connotati fermano il mio passo per ciò che sono e per ciò che rappresentano: una realtà mutevole come la nostra vista e il nostro pensiero commisurato.
Ritorno più volte a rimirare l’opera e scopro sempre nuovi elementi che cambiano la mia lettura come nel gioco di Pirandello.

Molti passano davanti al quadro e lo degnano solo di uno sguardo fugace. Mi chiedo perché mi sono fermata e non nuova a queste esperienze, mi convinco che il rapporto con l’opera d’arte è qualcosa di intimo e di suggestivo.
L’arte vive dentro di noi.



Friedrich,  Monaco in riva al mare, 1808-1810, Berlino, Alte Nationalgalerie

Ricordo perfettamente il quadro che scatenò in me un pianto incontrollabile. Accadde a l’“Alte Nationalgalerie” di Berlino quando all’improvviso mi trovai di fronte al quadro di Friedrich Monaco in riva al mare. Mi sentii sgomenta e al contempo felice di perdermi in quell’immensità che mi avvolgeva e in quella figura che, sola, respirava quell’immensità (mio desiderio). Piangevo di gioia, di commozione; un pianto irrefrenabile, ancora oggi per me indecifrabile.
L’arte per me è emozione.

Lascio Mirò con Georges Bataille e Michel Leiris sul Lungosenna e procedo tra le altre opere di Picasso e Dalì, ma nessun’altra opera ferma il mio passo.

Joan Miró (Barcellona, 1893-Palma di Maiorca, 1893)
Caspar David Friedrich (Greifswald, 1774-Dresda,1840)


Anna Lanzetta

mercoledì 20 luglio 2011

Sono stata bocciata a sei anni



Léon Augustin Lhermitte (1844-1925), La leçon de lecture

 Insegnare è come  ridare la vita

La notizia che una bimba di sei anni sia stata bocciata in prima elementare, lascia senza fiato, inorriditi da quanto sta accadendo nella  nostra scuola.
Questa bocciatura è l’ennesimo specchio di un’Italia che va in frantumi.

Sono bastate poche leggi per chiudere la porta in faccia a chi non ce la fa, a chi da solo non sta in piedi; a lavarsi le mani dei più deboli come Ponzio Pilato.

Questa non è scuola e mai potrà chiamarsi tale.
Questa è l’involuzione netta di una Pedagogia che vedeva nel bambino un fiore che si schiudeva in ogni primavera con i suoi tempi. Un piccolo passo avanti era già una grande conquista, quando il sapere non si misurava con lo scarto di un voto ma con la capacità del bambino di guardarsi intorno, di incuriosirsi, di creare, di giocare con la fantasia e di emergere pian piano dalle proprie difficoltà con aiuti adeguati.

Abbiamo lavorato tanto perché si superasse una scuola selettiva e si rispettassero i tempi di apprendimeno.

La scuola che subisce tagli indiscriminati e seleziona è il riflesso di una società che non riconosce più il bisogno e le necessità di chi in silenzio ci chiede aiuto.
Capirà mai questa bambina il senso della scuola? Cosa vuol dire essere respinti? E la famiglia? E noi educatori? Ma essenzialmente se ne rende conto chi opera in modo inconsulto a tutti i livelli e specialmente in quelli altissimi? Questa è una responsabilità gravissima per la quale non può invocarsi nessuna difesa.
È la  triste condizione di una scuola che ha perso i valori della sua identità, che si copre e ci copre tutti di vergogna.
Si assiste in silenzio e senza voler giudicare ma constatare con profonda amarezza ciò che siamo diventati noi un tempo educatori e formatori che agivano essenzialmente col cuore.
In silenzio si spera, una preghiera muta perché si rinsavisca da tali storture.


 


Pinocchio piange, come si legge nel mio scritto precedente ed è terribile l’immagine di burattini che rifiutano la metamorfosi in bambini, perché non si sentono amati; ma ancora più triste  è questa  figura di Pierrot che incrocia le mani, quasi a chiedere perdono per colpe che non ha.


Anna Lanzetta 

venerdì 15 luglio 2011

Pinocchio, un bambino senza sorriso




Quando Elena, rivisitando il racconto di Collodi, disse che Pinocchio si rifiutava di diventare bambino perché aveva paura degli adulti, rimasi molto perplessa a una rilettura fatta da un’adolescente che suonava come un atto di accusa agli adulti.

Ma la visione di Elena del burattino, espansa nei vari segmenti storici, racchiudeva la verità.

La condizione dell’infanzia nel mondo è dai suoi albori esposta senza difesa a ogni sorta di violenza e i fatti, che ogni giorno si susseguono, ne danno conferma.




Sono  frequenti le  notizie e le immagini di bambini violentati, uccisi e seviziati e quando il carnefice è la propria madre il racconto diventa horror.

Quale crudele verità si cela dietro un tale atto? Dove cercare la risposta se non dentro di noi, componenti dell’intera società che troppo spessa viola i diritti di chi andrebbe tutelato?.
Pinocchio ha rappresentato, per generazioni di bambini, un percorso educativo. Ce l’ha messa tutta per diventare il modello che gli adulti volevano che fosse, ma la realtà ne ha deluso le aspettative.

Pinocchio nasconde dietro il suo lungo naso una tristezza infinita e ha sul volto l’interrogativo di mille perché.
Egli si sforza di soddisfare i desideri degli adulti e di seguirne i consigli. Assume pian piano consapevolezza del suo ruolo sociale, aiuta Geppetto nel ventre del Pescecane fino alla libertà, ed è felice, ma poi scopre che nel ventre della balena il piccolo Jona vivrà il triste gioco della vita così come tanti bambini in famiglia, a scuola, nella società.

Pinocchio-bambino non è felice, perché si sente tradito dalla stessa società che lo ha spinto al cambiamento. Ci guarda da anni con commiserazione, guarda al passato di tanti bimbi, guarda al presente e la sua, è una condanna senza appello.

Pinocchio è per tutti noi il “Grillo parlante” che ci invita a riflettere senza inquisire, per rispondere ai suoi quesiti e alle nostre colpe.

Pinocchio-bambino ci chiede di vivere la sua età con l’emozione dei sogni e la fantasia del gioco.

L'infanzia  aspetta nel mondo il tempo della nostra ragione, e già adulta, guarda con compassione noi bambini  non ancora cresciuti  e ci chiede il diritto di  vivere, senza insidie, il gioco della propria vita.


 

Käthe Schmidt Kollwitz (Königsberg, 1867-Moritzburg, 1945), scultrice e pittrice tedesca.
Autoritratto

Anna Lanzetta

Il racconto di Elena dal titolo “Storia di un burattino che non diventa bambino” è inserito nel libro “Sapere per creare” a cura di Anna Lanzetta   Morgana Edizioni
Costo 15 euro
Inf. annalanzetta@libero.it

venerdì 8 luglio 2011

Quando il cinema racconta la realtà: “Umberto D”



Carlo Battisti: Umberto Domenico Ferrari
Protagonista del film

Delicato, lirico, poetico, “Umberto D” (1952), film di Vittorio de Sica e Cesare Zavattini è una pagina per riflettere ieri come oggi, sul nostro stato sociale.

Due grandi, per creare un film denso di significati, generoso per penetrare il dramma dell’uomo all’interno di una società dominata dall’indifferenza.

Un film, non subito capito e accettato perché scomodo, dato che in ogni tempo attualizza la realtà.

Il protagonista è l'espressione di un’umanità divisa in chi ha e in chi non ha, messo  in disparte e abbandonato anche se ha dato tanto.




Umberto D è l’esemplificazione dell’indigenza in cui è costretto a vivere un ceto sociale con la magra pensione che gli regala solo stenti, umiliazioni e privazioni e al contempo di quell'amore e rispetto  con cui cura  anche nell'estrema povertà, il suo cagnolino Flaik, amico e coprotagonista.

Un film a tratti lirico, poetico ma amaro, che graffia nel profondo e che ci obbliga al confronto col presente e a ripensare alla sorte degli anziani, dei pensionati e di chi non può permettersi nemmeno un cane, una sorte che nel tempo cambia ma solo in peggio.

"Umberto D", visto a distanza di anni, è per tutti una grande verità  e fa molto pensare, perchè fotografa la stasi di una società che non si evolve e che nulla impara dalla storia dei nostri costumi e comportamenti passati.


Il cinema è storia, è espressione del sociale, è una macchina che mette a nudo l’uomo e la sua psicologia, ieri come oggi.




Vittorio De Sica e Cesare Zavattini

“Umberto D” esprime la passione di due grandi artisti nel rappresentare le vicissitudini del vivere quotidiano e le strategie per affrontarle, i sentimenti, le emozioni che a iosa il personaggio ci regala in ogni sequenza ed è un invito a tutti noi, troppo distratti, a coglierne l’essenza.





Il film inizia con un corteo non autorizzato di pensionati che reggono cartelli con su scritto "Aumentate le pensioni. Abbiamo lavorato tutta una vita". Una frase che ci fa pensare al nostro domani dove forse nemmeno questo cartello avrà più un senso.




Umberto Domenico Ferrari, era stato per trent’anni funzionario al Ministero dei Lavori Pubblici, e si ritrova pensionato con 18.000 lire al mese…ed è così che inizia la storia di questo personaggio che sembra uscito dalla penna  di Pirandello come tutti noi dopotutto.

Anna Lanzetta

mercoledì 29 giugno 2011

Le scuole di Firenze e Provincia apprendono la Storia dell'Unità d'Italia





ASSOCIAZIONEMULTIMEDIA  91



Attività Didattica: settembre 2010-giugno2011



Le scuole di Firenze e Provincia apprendono la Storia dell'Unità d'Italia


Per la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, è stato svolto nelle scuole, un progetto multimediale a carattere didattico-formativo, comprendente due diverse proposte:

►Incontro sul tema: “La Breccia di Porta Pia e il rapporto Stato-Chiesa”, con un percorso tra parole e immagini, per ricordare la data del 20 settembre 1870, in cui Roma divenne capitale del regno d’Italia.



Michele Cammarano (Napoli 1835-1920),
I bersaglieri alla presa di Porta Pia, 1871

►Presentazione del libro di Anna Lanzetta Addio mia bella addio… La storia del Risorgimento tra parole, immagini e musica Morgana Edizioni




A chi non sa.
A chi sa e ama ricordare
la storia della nostra Unità.

 Il libro propone una conoscenza inusuale del Risorgimento, attraverso l’interazione tra Storia, Arte, Musica e Letteratura e la voce di artisti, musicisti e poeti che ispirarono il popolo, incitandolo a combattere per la Libertà e l’Indipendenza dell’Italia.

Il progetto, che ha avuto inizio a settembre 2010 con l’anno scolastico in corso e che ha coinvolto insegnanti, studenti e un vasto pubblico, proseguirà anche per tutto il 2011 come da programma prefissato.

Il progetto, per la classi che hanno aderito sia dei corsi della mattina che dei corsi serali è stato inserito nel POF d’Istituto e votato nei Consigli di classe.

Conferenza: “La Breccia di Porta Pia e il rapporto Stato-Chiesa” :

Incontri con gli studenti:

Scuole di Scandicci:
27 settembre 2010 : classi quarte e quinte dell’ Istituto Russel Newton
3 novembre 2010: classi quarte e quinte dell’ Istituto Sassetti, succursale

Scuole di Firenze:
18 e 27 ottobre 2010: classi quinte dell’ITIS “A. Meucci”
3 novembre 2010: serale dell’ Istituto Cellini
12 novembre 2010: classi quinte dell’Istituto Sassetti
26 novembre 2010: classi quinte dell’Istituto Benvenuto Cellini di Firenze
16 aprile 2011: classe quarta ITIS “A. Meucci”
18 aprile 2011: classi quarte e quinte ITIS “A. Meucci”
27 aprile 2011: classi quarte e quinte ITIS “A. Meucci”

Scuole dell’Istituto Comprensivo di San Marcello Pistoiese:
29 novembre 2010: classi 1ª, 2ª e 3ª Scuola Media “Alcide De Gasperi” di Cutigliano
29 novembre: Scuola Media “Renato Fucini
30 novembre: Scuole Superiori
28 marzo 2011: Incontro in teatro per Dynamo Camp con insegnanti e studenti

Presentazione alle scuole del libro: Addio mia bella addio…La storia del Risorgimento tra parole immagini e musica:



Incontri con gli studenti:

Scuole di Scandicci:
19 e 21 gennaio 2011: classi quinte dell’ Istituto Russel Newton
13 aprile 2011: serale dell’ Istituto Russel Newton

Scuole di Firenze:
9 gennaio 2011: classi quarte e quinte dell’Istituto “Benvenuto Cellini”

20 aprile 2011: classi prime del Liceo artistico “Leon Battista Alberti”
16 aprile 2011: classe quarta ITIS “A. Meucci”
18 aprile 2011: classi quarte e quinte ITIS “A. Meucci”
27 aprile 2011: classi quarte e quinte ITIS “A. Meucci”

Il progetto, inserito nelle iniziative della Regione, del Quartiere 3 e del Comune di Firenze, e ampiamente divulgato a mezzo stampa, ha coinvolto un folto pubblico di partecipanti e circa 2000 studenti.

Presentazione al pubblico del libro: Addio mia bella addio…La storia del Risorgimento tra parole, immagini e musica:


Anna Lanzetta, Elvio Pagano e Dario Nardella
Giovedì 3 marzo 2011: ITIS “A. Meucci” Via del Filarete, Firenze


Giovanni Esposito, Maria Lucia Querques, Andrea Ceccarelli e Anna Lanzetta
Venerdì 25 marzo 2011: Palazzo del Podestà, Via del Podestà, Galluzzo, Firenze



Giovanni Esposito
Venerdì 15 aprile 2011, Biblioteca di Villa Bandini, Via di Ripoli, Firenze



Teatro San Marcello Pistoiese per Dynamo Camp 


Alessandra Borsetti Venier
Venerdì 3 giugno: Parole e Musica nel Chiostro, Chiesa di Santa Maria in Selva, Borgo a Buggiano (Pistoia)




Massimo Livi Bacci e Anna Lanzetta
Venerdì 8aprile 2011: Circolo Arci R. Andreoni, Via A. d’Orso, Firenze

L'incontro di Sabato 18 giugno 2011 alla  Festa democratica, Circolo Galluzzo-Due Strade-Cascine del Riccio, Firenze, ha concluso la prima fase del progetto.


 Anna Lanzetta
Curatrice del progetto e responsabile della
Sezione didattica Multimedia 91



 

sabato 25 giugno 2011

L’amicizia che non muta…mentre la vita scorre



L’amicizia è una mano sempre tesa

Siamo state insieme quasi tre ore, oggi, nel soggiorno di casa mia a parlare dei nostri interessi dopo la pensione, della nostra amicizia che dura da quasi quarant’anni, un’amicizia vera.

Tre figli in cinque anni per me, carenze economiche e lei pronta a sorreggermi. Anna, ti ho fatto la copertina di lana, bellissima e la conservo gelosamente in attesa del primo nipotino, e da allora tante cose che in ogni angolo della mia casa punteggiano la nostra amicizia, oggi più matura, mutata negli interessi che viaggiano su opposti sentieri ma viva e confortevole.

E prende vita il racconto degli ultimi tempi, la mia scrittura, la fede nelle nuove amicizie, l’infrangersi di un’amicizia nella quale avevo creduto e la mia profonda tristezza per averla perduta.
Il mutamento della sua vita, il suo interesse per la Teologia, il suo desiderio di incamminarsi in tale conoscenza e il dubbio di riuscire.
Segui la tua strada, le dico, è il tuo pensiero e il pensiero non si può e non si deve tradire.

Questo e altro in tre ore in cui tutta la nostra amicizia è emersa rafforzata.

La ciotola di fragole si andava svuotando, refrigerio al caldo del momento e io ho colto una ruga sul suo labbro, la stessa che ho io. Ho sorriso. Abbiamo la stessa età, un mese di differenza, con lo stesso segno zodiacale. È passato un arco di vita importante per entrambe. Le nostre famiglie sono mutate. I nostri ragazzi sono andati via e l’assetto familiare è ritornato quello di un tempo, a quasi quarant’anni fa, quando ancora non c’erano.

La nostra amicizia è stata per ambedue sostegno nei momenti più difficili.
Musica, teatro, arte, cinema, vicissitudini di vita, tutto abbiamo condiviso.

Le mostro un quadro di Mirò che sto analizzando e lei mi parla della Natività del Bronzino.

 

Agnolo Bronzino, (Monticelli di Firenze, 1503-Firenze, 1572), Natività di Cristo,
Chiesa di Santo Stefano, Pisa

Sul tavolo c’è il suo dono: un’ampolla di vetro con dentro una pianta grassa; i nastri di raso rosa che l'adornano denotano il suo gusto raffinato. Lo collocherò accanto agli altri.

Il mio dono è un libro con  dedica: All’amica che sento sempre presente in ogni frammento della mia vita,accompagnato da fili di lavanda del mio giardino.

È il momento del commiato. Siamo alla macchina.
Sento che vorrei trattenerla ancora, ma si avvicina la cena.
Come siamo state bene, le dico, già con nostalgia.

Un giorno ti racconterò di Claudia e del suo comportamento…io che la credevo amica, mi dice lei. Anch’io ti racconterò la storia di un’amicizia finita male, aggiungo.

Eppure l’amicizia è una grande ricchezza.
La nostra dura da quasi quarant’anni…le dico e lei aggiunge: sai perché dura? Perché tra noi c’è una grande COMPLICITÁ e un profondo RISPETTO.

Calano le prime ombre in lotta con gli ultimi raggi e sorridiamo al segmento della nostra amicizia che in quelle tre ore si è rivestito dei nostri pensieri e confidenze.

Resto sola con lo  scritto che mi ha posto in mano.  Parla di Tibhirine e del monastero dei monaci trappisti. Ne scorro le pagine e mi colpisce un dialogo tratto dal film “Uomini di Dio” che lei riporta: “Noi siamo gli uccelli e voi siete i rami. Se partite, dove ci poseremo?”.

La lettura mi prende totalmente; nuovo tassello alla nostra amicizia, una ricchezza in più alla mia vita.


Anna Lanzetta

giovedì 23 giugno 2011

Il libretto ricevuto in dono




Ore 9,30 di stamattina una piacevole sorpresa per me. Ho ricevuto in dono da Adolfo il libretto “I vespri siciliani”.
Adolfo e Lucia avevano partecipato alla presentazione del mio libro Addio mia bella addio. La storia del Risorgimento tra parole, immagini e musica.

Adolfo mi ha detto:- Siamo andati alla Fortezza, e cercando, abbiamo trovato questo libretto; memori di quanto ascoltato durante la presentazione, io e Lucia abbiamo pensato a te-.
Quale dono più bello? Quale pensiero più gradito?

Per il dono inaspettato e gratificante, ringrazio commossa e dedico a  Lucia e Adolfo queste pagine, tratte dal testo:
Il suon d’ogni squilla I Vespri suonò… Così Mameli richiama nel suo “Inno” un episodio di storia medievale, periodo a cui fece ricorso il Risorgimento per parlare di Libertà e di Amor Patrio.

Il 13 giugno 1855, andò in scena all’Opéra di Parigi, l’opera “I Vespri siciliani”, composta in Francia da Giuseppe Verdi, su libretto di Eugène Scribe e Charles Duveyrier. Il libretto parla della lotta sostenuta dai siciliani contro i francesi.

Si inserisce nel contesto la storia amorosa  di Elena, nobildonna patriota siciliana e di Arrigo, che simpatizza per i siciliani, ma che scopre di essere figlio di Manforte, governatore francese. Tutto però sembra risolversi in un’apparente pacificazione, quando Giovanni da Procida (1210-1298), capo dei ribelli, dà inizio alla rivolta. Nel clima di euforia che investiva l’Italia, i patrioti si identificarono nella vicenda e la trama dell’opera diventò manifesto delle loro aspirazioni:

Elena :
Coraggio, su coraggio, / del mare audaci figli; /si sprezzino i perigli; /è il gemere viltà! / Al ciel fa grave offesa chi manca di coraggio; /osate! e l’alta impresa /Iddio proteggerà! E perché sol preci ascolto? /Perché pallido è ogni volto? /Nel più forte del cimento Voi tremate di spavento? /Su, su, forti! al mugghiare dell'onda /e agli scrosci del tuono risponda, /si desti il vostro ardor, /invitti cor!
Coro di siciliani:
A quel dir ogni ardor / si destò, nel mio cor / sospirar è viltà!/ L’onta ria vendichiam, / il servir disprezziam, / e con noi Dio sarà.
(Atto primo, Scena III).



Giovanni da Procida: O patria, o cara patria, alfin ti veggo! / L’esule ti saluta /dopo sì lunga assenza; /il tuo fiorente suolo /bacio, e ripien d'amore /reco il mio voto a te, col braccio e il core! /O tu, Palermo, terra adorata, /de' miei verdi anni riso d’amor, / alza la fronte tanto oltraggiata, /il tuo ripiglia primier splendor! / Chiesi aita a straniere nazioni, /ramingai per castella e città: /ma, insensibili ai fervidi sproni, rispondeano con vana pietà! / Siciliani! Ov’è il prisco valor? Su, sorgete a vittoria, all'onor!
(Atto secondo, Scena I).

La guerra del Vespro
La guerra del Vespro fu una rivolta popolare scoppiata a Palermo nel 1282. In Sicilia dominavano, dal 1266, gli Angioini, dinastia francese subentrata agli Svevi, dopo la sconfitta di Manfredi (di Svevia) da parte di Carlo d’Angiò. I soldati francesi, all’ora vespertina del 31 marzo 1282, arrecarono offesa a una donna mentre andava in chiesa. Questa, (come si narra), fu la causa che fece scoppiare la rivolta popolare nei confronti degli Angioini e che sfociò in una guerra che durò vent’anni. I siciliani furono aiutati da Pietro III d’Aragona e nel 1302, con la pace di Caltabellotta, la Sicilia passava dalla dominazione angioina a quella aragonese.
L’episodio dei Vespri, nell’ottica risorgimentale, acquistava il significato simbolico di rivolta contro lo straniero dato che l’Italia, nell’Ottocento, era ancora suddivisa in tanti stati e staterelli, dominati da dinastie o potenze straniere.

La rivolta di Palermo
Era la mattina del 9 gennaio 1848 quando apparve sui muri della città di Palermo un Manifesto che invitava il popolo alla rivolta: Siciliani! - diceva- il tempo delle preghiere inutilmente passò. Inutili le proteste, le suppliche, le pacifiche dimostrazioni. Ferdinando tutto ha sprezzato. E noi popolo nato libero, ridotto fra catene e miseria, tarderemo ancora a riconquistare i legittimi diritti? All’armi, figli della Sicilia!.



Francesco Hayez, I vespri siciliani, 1822

…Andava in chiesa una giovane avvenente - scrive Michele Amari - e di aspetto signorile coi parenti e col marito. Droetto, familiare del giustiziere, le si fa incontro per cercare armi, le caccia la mano in petto: secondo Niccolò Speciale l’insulto fu più grave. A tanto oltraggio la donna stava per svenire e la sostenne il marito, mentre in un baleno un giovanotto, strappata dal fianco di Droetto la spada gliela immerse nel ventre. I presenti urlarono “Muoiano i francesi” e il grido, come voce di Dio, dice uno scritto di allora, tuonò per tutta la campagna. Con sassi, coltelli, bastoni si buttano addosso ai francesi.

( Michele Amari (1806-1889), da Il racconto popolare del Vespro siciliano, 1882 ).



Retro del libretto

Anna Lanzetta