giovedì 19 marzo 2020

Speranza e bellezza



Nella tempesta che ci sovrasta, la natura ci regala "BELLEZZA". 
Cari amici, con l'auspicio che tutto passi in fretta, vi sorrido con un abbraccio e vi regalo il primo tulipano del mio giardino.

martedì 10 marzo 2020

Invito alla lettura


 


Cari ragazzi,  è sempre il momento per leggere e imparare e mai come ora, la lettura deve esserci amica e io, da ex insegnante, ho pensato di proporvi alcune letture che serviranno ad incrementare le vostre conoscenze a tutti i livelli

Se vi piace il mito e la scrittura di racconti nati in un giardino, vi propongo il libro “Armonie di un giardino toscano” dove il mito si intreccia con la fantasia in un piacevole rapporto con la natura e con note educative.
Anna LanzettaArmonie di un giardino toscano. Racconti, arte, mito e fantasia”
Edizioni dell’Assemblea
Il libro edito dalla Regione Toscana, è inserito nella collana Edizioni dell’Assemblea ed è scaricabile dal sito: www.consiglio.regione.toscana.it/edizioni




Se  vi piace studiare con l’interazione tra  più  linguaggi,  non perdete l’occasione di conoscere un lavoro svolto dai miei  studenti basato sul  sincretismo dei linguaggi espressivi:  Percorso tematico-modulare:dal secondo Settecento al primo Ottocento. Correnti, Movimenti e Protagonisti: interazioni tra Arte, Storia, Musica e Letteratura:
link: Interazioni
Ma se preferite creare testi su contenuti di vario genere o ex novi  fate vostra l’esperienza di scrittura creativa che un tempo rese felici i miei studenti e che diede vita a un libro bellissimo “Sapere per creare”:
link: Scrittura creativa:racconti dei ragazzi


Storia di un serpente e di una gattina di Leonardo Vitiello

Sono sicura che queste letture  saranno per voi un valido aiuto; ne uscirete più ricchi di conoscenze, amplierete la vostra esperienza, vi sentirete più vicini alla natura e lo stare in casa diventerà per voi e per tutti  un tempo prezioso per leggere, sapere e creare, perché la lettura fa crescere e la creatività fa volare.
Ne sarò felice per la diffusione della lettura e della cultura in genere e perché il libro vi sia sempre amico fedele.

annalanzetta@libero.it


giovedì 5 marzo 2020


Tra le meraviglie d’Italia: Il Vesuvio nelle impressioni di Antonio Stoppani.
W.  Turner, Napoli vista da Capodimonte, 1819


Se si conosce si ama e ci si lascia ammantare da una bellezza che al mondo non ha eguali e che si montiplica ogni qualvolta il paesaggio orienta il nostro sguardo. È questa la nostra Italia, terra  di incanti, di profumi e di suoni dove  il presente incrocia l’antico e regala ad ogni passo, emozioni, suggestioni e sospiri. Tale è Napoli, che da millenni il Vesusio protegge come un padre amorevole,  
bellissima, ma spesso, troppo spesso sopraffatta da violenze che la lacerano con ferite che la rendono  vulnerabile.
   
Nei tempi andati sino all'aprile del 1880 l'ascensione al Vesuvio si faceva per la maggior parte a piedi, pochi a dorso di mulo o di asino.
Riportiamo dal romanzo di Antonio  Stoppani “Il Bel Paese”, la magistrale descrizione della sua prima ascensione: « Una gita a piedi su quella meravigliosa montagna, sotto quel limpido cielo, in faccia a quella splendida natura, in mezzo a quel continuo variare di scene, una più incantevole dell'altra, una gita a piedi, ripeto, è quanto si può immaginare di dilettevole, di estasiante. Poi pel geologo c'è tutto da osservare; principalmente per uno che vi giunge la prima volta. Quelle nere correnti di lava che arrivano fino al mare, ed oggi ancora fanno irto il lido di negre rupi e tutto frastagliato a seni, a baje che riflettono il tranquillo bagliore dell'aurora, mi avean già messo in corpo un tal fremito, una tale smania di osservazioni, che non avrei voluto lasciarmi sfuggire inesplorato un palmo di quella montagna, ove si condensa tanta parte di ciò che il geologo ha fatto oggetto de' suoi studi. Vi assicuro che fui ben contento di aver resistito alla tentazione di pigliarmi una cavalcatura.
Si comincia ad ascendere. Dalle falde del cono fin verso la metà della sua altezza è tutto un giardino, tutto una terra promessa. Vigneti, uliveti, fichi d'India che verdeggiano fin sugli scogli più ignudi, distendendo le foglie carnose coperte di spine; agavi che slanciano esili e ritto il tronco fiorito da un cespo di foglie, che sembran fuse di getto in verde metallo: tutto è bello, tutto è grazioso, tutto ridondante, tutto nuovo per chi è cresciuto ai piedi delle Alpi.
Ma sopra questa base verdeggiante e fiorita sorge un colosso ignudo, nero come un gran mucchio di carbone; aspro e duro come una montagna di bronzo. È quello propriamente il Vesuvio, che si slancia tutto d'un pezzo da quel cinto fiorito, isolandosi in mezzo allo spazio, non avendo altro sfondo che il cielo, entro il cui seno azzurro disegna il suo conico profilo d'una regolarità perfetta. Al suo fianco verso nordovest si svolge a semicerchio la cresta dentata del monte Somma, che accenna ad abbracciare da lontano quel Vesuvio, che nacque un giorno dalle sue viscere ».
 
Dopo la descrizione dell'ascesa, dello stesso autore riportiamo la  descrizione della discesa.
 
« La discesa dal cono fino all'Atrio del Cavallo fu una vera rivincita sopra la fatica sostenuta nell'ascendere e l'altra durata per uscire dal cratere. In quell'epoca, dalla cima del cono fino all'Atrio del Cavallo, il fianco settentrionale del monte era coperto d'un grosso strato di lapillo e di sabbia scorrevolissima, e la discesa era tale da quella parte, quale la trovereste, per ripetere la similitudine, se la montagna fosse un gran mucchio di miglio o di granturco. Come si fa? Discendere adagio è impossibile; ai primi passi sentesi il suolo mancare sotto i piedi; la montagna sembra sfasciarsi; vi par d'essere senza appoggio, quasi in aria, sopra nubi polverose, e di rotolar giù a precipizio. Ma pur si cammina... pur si discende. La via e il viandante discendono insieme; i passi si alternano, con velocità sempre maggiore; sotto i passi si muove l'orma, e intorno all'orma si muove il suolo da l'orma improntato; esso par che v'inghiotta, e voi sempre a galla; né si sfonda, né s'incespica, né si stramazza. Dunque giù a salti, a balzelloni, quasi volando sopra una nube di polvere, confusi entro un'aureola di polvere, e sotto i piedi un fragore, un crepitìo sonoro, metallico, quasi rotolasse tutto disciolto un sacco di carbonella. Finalmente ci troviam fermi nell'Atrio. Guardiamo l'orologio... sette minuti per discendere dal cratere all'Atrio del Cavallo! Sette minuti per far quella via, che nel salire ci era costata almeno un'ora e mezza!...>>.
(Antonio Stoppani, insigne studioso dell'Ottocento. Lecco, 15 agosto 1824 - Milano2 gennaio 1891).
  
La descrizione è così efficace da renderci direttamente partecipi e come ogni scritto che si rispetti per la sua bellezza possiamo trarne una metafora.  La salita è aspra come a volte è la vita, ma la discesa è agevole  a dirci che c’è sempre una possibilità di rialzarsi, più forti, più consapevoli, pronti a cambiare i ritmi della propria esistenza e a guardare benevolmente  la natura e il territorio, fonti di vita e di bellezza.
 



domenica 12 gennaio 2020

Un mio ricordo di Alessandra Borsetti Venier

Alessandra Borsetti Venier


Apprendo con commozione la morte di Alessandra Borsetti Venier. La conobbi anni addietro. Bussai alla sua porta timorosa per chiederle di pubblicarmi una raccolta di racconti scritti dai miei studenti. Il suo sorriso mi rincuorò e diede il via alla mia formazione  di quella che lei definì scrittrice. Donna di grande spessore culturale e versatilità, poliedrica nei suoi molteplici interessi, ha dato molto alla cultura fiorentina  con tutte le sue iniziative che spaziavano dalle mostre alle performance di grande interesse e sollecitazioni a imparare la sua arte che con maestria ha profuso e insegnato. Prematura la sua morte che coglie di sorpresa quanti l’hanno amata, seguita e apprezzata. A me resta un caro  ricordo e tutto ciò che mi ha insegnato durante la pubblicazione dei miei libri  nei quali ha profuso tutta la sua perizia di editore colto, preciso e raffinato. Li terrò in cura come il bene più prezioso che ho ricevuto e ogni volta che li sfoglierò sarà come aprire il capitolo della mia vita vissuto accanto a una donna speciale che non avrà pari. 



Con Alessandra in occasione della presentazione del mio libro "Firenze nel cuore"  

venerdì 27 dicembre 2019

Per il cenone del 31 dicembre

 
  
Ripropongo anche quest'anno il cenone del 31 dicembre 
con i migliori auguri di gioia e serenità:



«Siete proprio un babà…» «Sì, ma di quale tipo? 
Semplice, alla crema, alla panna? 
Lungo, tondo, a funtana? Secco, bagnato? 
Polacco, francese, napoletano?»

Siamo nel regno di Napoli e con gli auguri di Buon Anno, presentiamo il cenone di Capodanno, aperto a tutte le varianti, secondo gusto e tradizione:

Vermicielle a vongole ‘mbianche: vermicelli, aglio, vongole, olio, pepe, prezzemolo.
Spaghetti con le noci e peperoncino.
Cannolicchi, maruzzelle, telline e piatt ‘e cozzeche co’ limone.

Variante:
«Cimme ‘e vruoccole de foglie
Fritte dinto a la tiella
Co le ccape e la codella dem l’anguille e baccalà.
Doppo po li scule e magne
vermicielle prellebate”!»**

‘A ‘mpepata ‘e cozzeche (Cozze al pepe)
Cecinielle fritte (Bianchetti fritti): Sciacquate i bianchetti. Infarinateli, facendo attenzione a che la farina non si ammassi, quindi scuotete quella in eccesso e friggeteli in abbondante olio bollente.
Serviteli cosparsi di sale e pepe e adagiati su foglie di lattuga con accanto spicchi di limone.
Frittelle di neonata: bianchetti freschissimi, prezzemolo, pepe nero, sale, olio extra vergine per friggere.

«E po’ lo gran fritto mmisco
De l’anguille e de palaje,
Treglie, alice e grosse raje,
calamare e rarità!...»**
Fritte ‘e pesce: calamari, triglie, merluzzetti, gamberi, anguille e baccalà.
Capitone arrustutu
Per 4 persone: 2Kg. di capitoni, foglie d’alloro, limone,olio, sale, pepe.
Fritte ‘e anguille â scapece (anguille fritte con l’aceto)
Baccalà cu’ ‘a pastetta
Per 4 persone: 600gr. di baccalà, 1 pezzo di  lievito di birra, 250 gr. di farina, sale, olio per friggere.
Baccalà, aulive e chiapparielle (Baccalà con olive e capperi).
Cavolfiore all’insalata
‘A ‘menesta ‘e Natale e‘A ‘menestella con olio e limone
Insalata di rinforzo: 1 cavolfiore bollito, 500 gr. di peperoni all’aceto, 100 gr. di alici salate, 200 gr. di olive bianche, 100 gr. di olive nere, 2 misurini d’olio.
Olive, giardiniera, lupini, ‘o per e ‘u muss.
Zeppolelle
Zeppole di baccalà
Frittelle di cavolfiore
Vino locale rosso o di alta qualità.
Noci, nocelle, mandorle, datteri, pistacchi, castagne do’ monaco. 
Dolci: mostaccioli, rococò, susamielli, struffoli con vino liquoroso o fatto in casa.
«Già de struffole guarnite
Li vacile stanno chine, co geleppo e cannelline
caramelle nquantetà»
A mezzanotte: brindisi con spumante e panettone.
Testi da “Petrusino ògne menèsta” I veri sapori di Napoli 
Da una prescrizione per il pranzo di Natale degli inizi dell’Ottocento del Cavalcanti.

mercoledì 18 dicembre 2019

BUON NATALE


A Gesù bambino



Che la poesia sia per tutti  uno strumento di pensiero e di riflessioni.

In questa attesa di Natale, i versi  di Saba ci uniscano in un dolce afflato di fratellanza, affinché la “bontà”, “tesoro immenso”, “dato al povero e al ricco” si accresca  in noi come in lui, ogni giorno,  liberi il mondo dal dolore e alberghi sovrana in ogni cuore, in nome dell’amore e della solidarietà, con uno sguardo attento all’infanzia, troppo spesso tradita.


   La notte è scesa / e brilla la cometa / che ha segnato il cammino. / Sono davanti a Te, Santo / Bambino! / Tu, Re dell’universo, / ci hai insegnato / che tutte le creature sono uguali, / che le distingue solo la bontà, / tesoro immenso, / dato al povero e al ricco.
Gesù, fa’ ch’io sia buono, / che in cuore non abbia che dolcezza.
Fa’ che il tuo dono / s’accresca in me ogni giorno
e intorno lo diffonda, / nel Tuo nome. (Umberto Saba)






Che il  Natale regali  a tutti pace e serenità



lunedì 9 dicembre 2019

Pietro Leopoldo per le scuole

Sabato, 7 dicembre, Firenze: Museo della Scienza, Giovanni Esposito, per le scuole,  nelle vesti del Granduca Pietro Leopoldo con Martina e il piccolo Pietro in abiti sontuosi.
Saba