domenica 9 giugno 2024

L’uso della parola chiede riflessione

 

L’uso della parola chiede riflessione

 

La velocità con cui viviamo la nostra esistenza, ci toglie troppo spesso il tempo per riflettere prima di usare la parola a detrimento della stessa, dimentichi che la parola è lo strumento che ci connota negli atti, nei comportamenti, nel linguaggio. Si assiste purtroppo quotidianamente a un suo uso improprio, senza considerare che la parola nelle sue diverse forme: parlata o scritta, ha segnato la nostra evoluzione, il mutarsi e l’evolversi della società che noi tutti componiamo. In ogni situazione, dalla più semplice alla più elaborata, la parola richiede cura e rispetto, perché ci rappresenta e ogni educatore (tutti lo siamo), in ogni ambito sociale, in ossequio al proprio ruolo,  deve tenerla  in cura per  la finalità preziosa che riveste, ovvero la formazione. La parola è lo strumento che ci permette di comunicare e pertanto va scelta con attenzione per raggiungere l’obiettivo. Non è solo l’insegnante a utilizzarla ad arte per il suo lavoro, ma ogni componente della società, nel proprio ambito, deve conferirle decoro. La parola è in ogni espressione veicolo di trasmissione per  esprimere il proprio pensiero e  il suo uso diventa sempre più delicato mano mano che chi la sceglie riveste ruoli importanti nella società fino a quelli istituzionali. Noi educatori nel formare e nell’insegnare facciamo uso costante della parola, la scegliamo con cura, pur di farne uno strumento educativo nella comunicazione e nell’ascolto. Le parole arrivano ai bambini, agli adolescenti, ai giovani che guardano a noi adulti come esempi da seguire. Ogni nostro errore è per loro un danno, ogni parola che sfugge anche se involontariamente al nostro controllo è un marchio difficilmente da cancellare. I bambini ci guardano e ci imitano! La parola ultimamente usata s****** e intorno alla quale ognuno si è espresso, manda all’aria qualsiasi tentativo di educarne all’uso, perché troppo in vista coloro che l’hanno usata in modo sconsiderato; la parola non può identificarsi a nessun livello con vendetta, livore, risentimento o altro; il termine usato è un uso sconcio che nessun educatore potrà mai né accettare né giustificare. L’uso  di questa parola ci dice il livello culturale a cui siamo scesi e non ci invita a schierarci ma a rifiutarlo in nome dell’educazione. 

Per il bene di tutti, è necessario che si ritorni a parlare con dignità e rispetto, in ogni ambito della vita sociale,  a riflettere attentamente, memori dell’ “Umorismo” di Pirandello, in cui l’invito alla riflessione è pregnante; l’uso della parola  ci caratterizza come persone responsabili nei confronti di chi ci ascolta e il pensiero dei bambini ci obbliga a una scelta attenta e consapevole.

Lasciamo al di fuori della nostra vita ogni azione teatrante, il teatro è vita ma non ha bisogno di tali esibizioni.

martedì 23 aprile 2024

Presentazione del mio libro

 


Un pubblico eccezionale per la presentazione del mio libro 

“Dalla lettera al computer Un dialogo a più voci”

 

Insieme a brindare

Da tempo cercavo un luogo adatto alla presentazione del mio  libro “Dalla lettera al computer Un dialogo a più voci” e  anche un pubblico adatto a recepirne il messaggio. A volte nella vita succede l’imprevedibile! Lontana dalla scuola da più di vent’anni non avrei mai  pensato di ritornarci a 79 anni. L’occasione, provvidenziale, mi è arrivata grazie all’invito  dei ragazzi, un tempo 5B, che festeggiavano trent’anni dalla maturità. Tra l’emozione e la gioia ho accettato  con entusiasmo  e domenica 7aprile 2024 ci siamo ritrovati in un luogo ameno,  dove palpabile era la primavera. Era quello il luogo più adatto per presentare anche il mio libro e i ragazzi il  pubblico migliore.
Seduta a capotavola, come dalla cattedra, su loro richiesta,  ho fatto l’appello come una volta tra la gioia dei presenti. In un clima molto festante ci siamo ricordati degli aneddoti che avevano caratterizzato un tempo il nostro percorso scolastico. Era palpabile la gioia di ritrovarsi.  A tratti il passato inghiottiva nostalgico il presente, mentre le esperienze raccontate caratterizzavano la vita di ognuno, compresa la mia.

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Felici tra la natura per presentare il mio libro

Il tempo non concede pause e scorre inesorabile; trent’anni avevano segnato per ognuno scelte di vita diverse e i ragazzi di allora avevano ceduto il passo agli adulti con pieno senso di responsabilità e uno sguardo fermo al futuro. Terminato il pranzo, un gazebo ci attende   tra un verde refrigerante. Prendo i libri e li distribuisco. Salta agli occhi la copertina e il retro con i quadri di Picasso. Colgo subito l’occasione per parlare delle mie esperienze   postume  fatte con altri ragazzi ed essenzialmente  delle Arti, invitandoli a coltivarle perchè donano bellezza alla vita e ricchezza allo spirito. Sfoglio il libro e glielo illustro nelle varie parti ed emerge una scuola confidenziale fatta di rispetto e di dignità. Non mi era mai capitato di presentare un mio libro nella natura, con un tempo così amico e a un pubblico così attento ad ascoltare perché impegnato ora con la scuola dei propri figli.


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 Bellissimo ritrovarsi

Li tranquillizzo dicendo loro che gli insegnanti sono bravissimi e che portano con onore un fardello non semplice ma che hanno bisogno di essere rispettati e  sostenuti per il lavoro delicato che svolgono. Che la scuola sia sia di nuovo  luogo di crescita dove la dignità e il rispetto annullino ogni violenza e l’insegnante ridiventi  il pernio fondamentale per l’educazione, la conoscenza e la formazione; è necessario investire e molto in cultura per evitare l’irreparabile.  Condividono e annuiscono. La   lezione ha avuto l’effetto sperato.  Mi convinco ancora di più che i giovani sono da sempre i migliori ascoltatori  e che vanno  aiutati nei loro progetti di vita. Il dialogo del libro a più voci si espande a loro, ed è ciò che desideravo. Non avrei mai sperato tanto!.  Firmo i libri-con affetto-, li guardo con l’affetto di sempre mentre godo della bellissima pianta di limoni posta accanto a me e già mi inonda, anche se non pienamente fiorite, il profumo delle zagare.

 

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Grazie ragazzi per la bellissima giornata



lunedì 22 aprile 2024

Leggere insieme

 

 

 Leggere insieme


 

 

Angela, Paola, Cristina, Marina, Anna e Fiorella

 

 

 

Donatella, Anna, Anita e Maria Pia 

 

 

 

Patrizia e Anna

 

venerdì 1 dicembre 2023

 

 


 È a distanza di anni che occasionalmente si ritorna allievi e attraverso la voce dei propri allievi di un tempo si scopre l’importante e imprescindibile funzione che la scuola ricopre.

Con questo libro sono ritornata  tra i banchi, dove  ho trascorso  una parte importante della mia vita, attraverso le  lettere e  le e-mail dei miei ex allievi, che lo compongono. 

La lettura dei testi mi ha emozionata e mi ha resa sempre più consapevole del delicato e importante  ruolo che la scuola può svolgere nella società se per l’educazione e la formazione degli studenti si affida alla cultura, utilizzando linguaggi espressivi curriculari e non, se insegna  il senso del rispetto e della solidarietà senza discrimine, se dona affetto e  amicizia, se  orienta verso la bellezza, schiudendo  le porte del mondo.

 L’aula è il luogo dei sentimenti, in embrione è il mondo stesso da leggere, scoprire e rispettare, dove è importante spingersi oltre le parole, sollevare la corteccia dell’apparenza, svelare il pensiero inespresso  e scandagliare come un pescatore il cuore altrui per leggervi il non detto.

 Le lettere, del 1972, sono espressioni di un’età delicatissima quale l’adolescenza; parlano  di sentimenti,  del bisogno di un rapporto confidenziale, di un supporto alle loro fragilità, alle loro  aspirazioni, ai loro progetti di vita… Mia carissima Signorina…vi saluto con un fortissimo abbraccio la vostra amica….Nel mio cuore c’è un posto per voi…diventerò insegnante di matematica.

Le e-mail coprono  l’arco di tempo dal 2000 ad oggi ed evidenziano un linguaggio consono alle diverse età:da adolescenti alla prima giovinezza. I ragazzi ricordano con entusiasmo l’esperienza di un insegnamento innovativo dove la sinergia di linguaggi espressivi quali la musica e l’arte, coadiuvando la letteratura e la storia, li ha condotti in una dimensione del sapere ampia e diversificata, mettendo le ali alla loro fantasia con la scrittura creativa.  Molteplici gli interessi acquisiti ai quali fanno riferimento nei loro dialoghi: cinema, teatro, fotografia, scrittura e la scelta di letture accurata e mirata alla loro crescita….Mia cara Prof…Sono due delle “Lettere morali a Lucilio” che lei, a suo tempo, ha letto in classe per noi. Mi creda, ho riprovato la stessa curiosità e la stessa emozione d’allora…sarebbe bello rileggerle insieme, un giorno!Alcune frasi di quelle lettere le conservo nella mia mente…   Sono appena rientrata da Roma, dove ho assistito all’ultima messa in scena della pièce Love letters di Gurney, con Valeria Valeri e Paolo Ferrari…da oggi vorrei chiamarla semplicemente Anna…ad Amsterdam,  mi sono letteralmente incantata davanti al ritratto di Isacco e Rebecca di Rembrantil e mi sono scoperta a sorridere, di fronte al Paesaggio invernale con pattinatori di Avercamp, per poi stupirmi dei magici giochi di luce di La lattaia di Vermeer ed intenerirmi alla vista dei Rami di mandorlo in fiore di Van Gogh, il richiamo alla pittura fiamminga e a Brueghel, mi disarma.

Il libro è corredato da immagini di pittori che richiamano la lettura e la scrittura.

L’istituzione scolastica è un ambito che purtroppo sta perdendo il suo senso prioritario ovvero formare e aiutare lo sviluppo in itinere dei ragazzi, incoraggiandoli per le loro qualità e non comparandoli rispetto ad uno standard (certo le manovre dall’alto non aiutano i professori che si sentono sempre più soli). Con il suo percorso, noi ragazzi abbiamo condiviso qualcosa di unico, un cerchio tra cultura, dialogo e sincerità. Io spero, vivamente spero, che il suo, il nostro, sia un esempio concreto di come la scuola possa essere un centro fondamentale per la crescita di un ragazzo oltre le materie curriculari), un punto di riferimento per il futuro adulto, accanto alla famiglia, gli amici, e (purtroppo o per fortuna) i mass media.

Pochi esempi in corsivo, tratti dal libro, per dire che il nostro  bisogno prioritario è  investire in  cultura e  custodire la scuola come bene primario.

Nei giovani, abbiamo una grande ricchezza da coltivare e sostenere;  i giovani sono  il nostro futuro e tutti siamo chiamati con azioni ed esempi a non deluderli, a insegnargli fin da piccoli, in ogni sfera sociale i valori che concorrono a una crescita equilibrata e consapevole contro ogni forma di discriminazione e violenza.  Non lasciamoli soli, ogni ragazzo che si perde è una parte di noi che muore senza recupero.  Contro ogni devianza,  contro ogni  allontanamento dalla scuola, dobbiamo intervenire solleciti, uniti, e  con ogni mezzo, arginare il disagio che li porta a perdersi, con semplici strumenti, di cui fondamentale è la cultura, perché i ragazzi sono pronti a recepire ogni insegnamento se vedono in noi degli alleati alla loro crescita.

“ Dalla lettera al computer. Un dialogo a più voci”  dice che  la scuola  può formare se  contro la noia  accende la curiosità e  orienta i ragazzi verso un sapere che li  rende protagonisti.

Nel libro i ragazzi parlano  del bisogno di  fiducia, di affetto, di comprensione, della bellezza della poesia, dei loro progetti, delle loro aspirazioni, dei loro problemi, del piacere di leggere un quadro, di ascoltare la  musica, di sfogliare pagine di letteratura, di viaggiare e di aprire gli occhi sul mondo.

Ascoltiamoli, noi che possiamo essere artisti di vite, perché la più grande soddisfazione non è quella di insegnare ma quella di imparare e i ragazzi sono i nostri educatori dove il nostro operato  rischia di fallire.

 

Ringrazio l’Editore Gordiano Lupi che ha creduto in questo libro e lo ha pubblicato.

Per gli interessati:

Edizioni Il Foglio

www.edizioniilfoglio.com